RICHARD MATHESON.
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RICATTO MORTALE.
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1953. Traduzione di: Simona Fef.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Introduzione. di Matthew R. Bradley.
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Chi conosce Richard Matheson solo per le sue famose sceneggiature di Ai confini della realt, per gli adattamenti di film tratti dalle opere di Edgar Allan Poe e diretti da Roger Corman e per le memorabili serie televisive Duel (1971) e The Night Stalker (1972), potrebbe stupirsi del fatto che, come scrittore, sia stato capace di superare i confini dell'horror, della fantascienza e della fantasy. La sua produzione, ricca ed eterogenea, comprende cinque Western, un romanzo mainstream ambientato durante la seconda guerra mondiale e basato sulla sua esperienza in Germania nella 87esima divisione di fanteria dell'esercito degli Stati Uniti, una candidatura agli Emmy Awards per un telefilm sugli effetti dell'alcol e le biografie del Marchese de Sade e del creatore di Oz, L. Frank Baum.
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Agli occhi di Matheson, la qualit della narrazione  sempre stata pi importante della nicchia in cui incasellare la storia raccontata. Egli stesso ribadisce il concetto, esagerando un poco, in Richard Matheson: He Is Legend, la feconda bio-bibliografia illustrata redatta nel 1984 da Mark Rathbun e Graeme Flanagan: Faccio le cose una volta sola, poi passo ad altro.
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I suoi aficionados accoglieranno come un evento letterario la pubblicazione di questa Trilogia in nero che comprende gli altri due romanzi: Fury on Sunday e: Ride the Nightmare. Usciti per la prima volta negli anni Cinquanta in edizione tascabile e, cosa incredibile per uno scrittore di tale statura, mai ripubblicati negli Stati Uniti. Molti lavori di allora sono finiti nel dimenticatoio. Poi, a un certo punto, la gente ha cominciato ad ammirarli in quanto classici noir osserva Matheson. I primi due romanzi a vedere la pubblicazione, Ricatto mortale e Fury on Sunday, uscirono per la Lyon Books nel 1953, al prezzo di 25 centesimi l'uno, mentre Ride the Nightmare (1959), pubblicato con la Ballantine, tocc la principesca cifra di 35 centesimi. Al giorno d'oggi valgono centinaia di dollari e, insieme alla recente pubblicazione della versione integrale di Earthbound (riveduta in modo talmente massiccio nella versione del 1982 per la Playboy Press da costringere Matheson a ricorrere allo pseudonimo di Logan Swanson), rappresentano le opere pi apprezzate dell'autore.
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Potrebbe apparire strano che, ben inserito nel mondo della fantascienza sin dall'et di ventitr anni grazie alla pubblicazione del primo racconto Nato d'uomo e di donna (The Magazine of Fantasy & Science Fiction, estate 1950), Matheson abbia deciso di laurearsi romanziere - per quanto i romanzi in questione non superino, rispettivamente, 159 e 128 pagine nell'edizione originale - cimentandosi al di fuori di quello stesso mondo. Infatti, le opere pubblicate fino a quel momento erano di genere fantastico e comprendevano racconti classici come Terzo dal Sole (Galaxy, ottobre 195), Drink My Red Blood... (alias Blood Son; Imagination, aprile 1951), Witch War (Startling Stories, luglio 1951) e Dress of White Silk (Fantasy & Science Fiction, ottobre 1951).
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Come lo stesso Matheson racconta a Mark Rathbun in un'intervista per He Is Legend, Mi buttai nella mischia. Nato d'uomo e di donna pass per una storia di mutazione, argomento sul quale ero totalmente all'oscuro - non avevo mai sentito parlare di niente del genere. Ma nei primi anni Cinquanta circolava una gran quantit di riviste di fantascienza, quindi decisi con gran senso pratico di tentare la sorte in quel campo.
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L'AUTORE.
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Nato da genitori norvegesi ad Allendale, New Jersey, il 20 febbraio 1926, Matheson  cresciuto a Brooklyn, dove si  diplomato alla Technical School nel 1943, prima di arruolarsi e di approdare in California nel 1951. Racconta a Rathbun che, ospite dello scrittore pulp William Campbell Gault, entrai a far parte di questo circolo, i 'Fictioneers', dove quasi tutti scrivevano polizieschi, cos mi cimentai anch'io. Se fossero stati scrittori di fantascienza o fantasy, probabilmente mi sarei confrontato per prima cosa con quei generi. Ovviamente, la fase poliziesca non dur molto - scrissi un paio di cose e mollai.
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Tra i suoi sporadici contributi al genere noir negli anni successivi, si annoverano racconti per l'Alfred Hitchcock's Mystery Magazine (The Children of Noah e I'll Make It Look Good alias A Visit to Santa Claus, con lo pseudonimo di Swanson, marzo 1957) e per 'Ellery Queen's Mystery Magazine (What Was the Box, alias Big Surprise, aprile 1959; Needle in the Heart alias Therese, ottobre 1969; Till Death Do Us Part, settembre 1970; Leo Rising, maggio 1972).
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Gaunt, cui Matheson tributa un giocoso omaggio nel suo racconto umoristico Miss Stardust (Startling Stories, primavera 1955), in un affettuoso saggio all'interno di He Is Legend, ricorda che Dick Matheson (all'epoca) aveva il mio stesso agente. Da allora l'abbiamo cambiato entrambi. I suoi racconti mi erano molto piaciuti e quando venne in California andai a prenderlo alla stazione dei pullman di Santa Monica. Non ricordo per quanto tempo visse con noi, ma non rimase a lungo. Gli procurai un lavoro presso l'ufficio postale di Pacific Palisades, dove io stesso ero stato impiegato, ma se ne stanc presto e trov un impiego meglio retribuito presso il Douglas Aircraft di Santa Monica. Si propose come sceneggiatore a qualche studio, senza sfondare. Quindi se ne ritorn a New York. Ovviamente, non appena fu a tremila miglia di distanza, gli Studios presero a chiamarlo. Com' quella frase ricorrente, 'Le faremo sapere'? Ebbe inizio uno dei suoi tanti, compositi successi. Ricordo Ricatto
mortale perch era dedicato a me A Bill Gault, una persona che si pu definire amica senza fare gli scongiuri.
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Per quanto riguardava i 'Fictioneers', aggiunge Gault se Henry James, Mark Twain o il
Bardo stesso (sempre che Shakespeare fosse risorto in America) fossero stati in vita, non sarebbero mai
stati ammessi nell'accolita. Per farne parte bisognava inderogabilmente essere o essere stati scrittori
pulp. Diversi membri erano ormai passati alle riviste patinate, senza scalfire il vecchio cameratismo
della ghenga pulp, composta da un'ampia e (generalmente) umile cerchia di robusti bevitori, bench
Richard non fosse tra i pi accaniti, come del resto neanche Ray Bradbury o il povero Chuck
Beaumont. Tra i membri figuravano William R. Cox, Henry Kuttner un collega scrittore di fantascienza
cui Matheson dedic il suo terzo romanzo, Io sono leggenda, Les Savage, Frank Bonham, W.T.
Ballard, Frederic Brown, Dean Owens, Mel Colton, Chick Coombs e Wilbur S. Peacock. Ma tutto
questo succedeva in un altro paese e molti di quegli uomini duri sono ormai defunti... Richard non si 
mai vantato.  puro come la pioggia e altrettanto rinfrescante, un vero talento.
Matheson precisa che, malgrado l'influenza indiretta che i suoi compagni Fictioneers ebbero sul
tema del suo primo romanzo, nessuno di loro lo ispir dal punto di vista stilistico: Non li avevo mai
letti. Come ho detto, ho vissuto con Bill Gault per un periodo brevissimo. Credo che all'epoca stesse
scrivendo il suo primo romanzo, Don't Cry for Me 1952, che vinse il Mystery Writers of America
Edgar Allan Poe Award, e poi ne ha scritti altri venti o trenta. Ma io avevo letto solo venti, venticinque
polizieschi di John Dickson Carr. I misteri che descriveva erano assolutamente impossibili da risolvere,
bench lui, a differenza di Agatha Christie, non imbrogliasse mai. Inoltre, scriveva in modo stupendo.
Era un autore meraviglioso, e i suoi romanzi storici sono bellissimi. Poi, con lo pseudonimo di Carter
Dickson scrisse i libri della serie di Sir Henry Merrivale. Altrettanto belli. E tingeva molti dei suoi
polizieschi di sfumature sovrannaturali. All'epoca ne avevo letti all'incirca una ventina, ma ovviamente
non avevo la minima intenzione di imitare i suoi gialli da 'dietro la porta chiusa'.
In realt, scrissi il mio primo romanzo a sedici anni. Si intitolava The Stars Stood Still. Era la
storia vera, cui Mary Baker Eddy accenna in Science and Health o in uno dei suoi libri, di
un'adolescente che, caduta da una rampa di scale, aveva smesso di invecchiare; a cinquant'anni
sembrava ne avesse ancora diciassette. Cos scrissi un romanzo terribile, lungo forse centosettanta
pagine. Poi ne iniziai un altro, una variazione da The Island of Dr. Moreau, che intitolai Island of
Animals e ne scrissi una buona parte. Infine, parecchio prima di Ricatto mortale, quando ero ancora a
New York, scrissi un romanzo che intitolai presuntuosamente Hunger and Thirst, in uno stile da grande
romanzo epico russo, il tentativo di un pivello con pretese artistiche. Era la storia di un giovane male in
arnese che rapina un monte di pegni il cui proprietario gli spara alle spalle. Lui riesce a tornare nella
sua camera in affitto e si accascia sul letto. La schiena gli si spezza, lui resta paralizzato ed  costretto a
passare il tempo che gli resta, chiss quanto, a morire di fame e sete.
Nel frattempo, rivive il suo passato, a partire dall'infanzia, dalla guerra - c'era una parte che ho
poi riveduto per I ragazzi della morte 1960 - fino alla scuola, al liceo e cos via. Era un tomo di circa
ottocento pagine. Il mio agente di allora lo stronc, e io ne rimasi ferito. Lo mostrai a Henry Kuttner,
che mi scrisse una lettera, dichiarando nel primo rigo: 'Il tuo agente  un maledetto idiota'. Ma era
proprio il genere di romanzo che un ragazzo scrive quando  pieno di s e decide di dar luce a un
capolavoro. Non vendette, da gran polpettone qual era. Certo, fu chiaro che sapevo come assemblare un
romanzo-fiume. E, quando stavo per iniziare il mio secondo, fu altrettanto chiaro che non avrei
commesso l'errore di dar vita a un altro romanzo alla Leone Tolstoj.
Dei tre romanzi della Trilogia in Nero, Ricatto mortale  quello che pi si avvicina alla
definizione di poliziesco, incentrato sul 'chi e stato?', con un'eco di Cornell Woolrich nella descrizione
di un uomo trascinato sempre pi in una spirale di incertezza e pericolo. Non so se all'epoca avessi
letto Cornell Woolrich, afferma Matheson ma Tony Boucher, se non erro nella sua recensione, disse
che somigliava molto a Cornell Woolrich, l'orrore in pieno giorno, roba del genere. Ovviamente, lui
poneva al centro della scena l'uomo sull'orlo del deliquio, come ho sempre fatto anch'io. Fury on
Sunday e Ride the Nightmare, d'altro canto, si attestano sulla pura suspense e i protagonisti corrono
pericoli determinati da antagonisti implacabili e guidati dalla lussuria, dall'avidit, dalla pazzia e/o dalla
sete di vendetta, tutti in grado di accrescere inesorabilmente la tensione, che esplora tutte le sue
ramificazioni per poi assurgere verso un apice adeguatamente violento.
Questi romanzi sono stati etichettati a pi riprese come noir o hard-boiled. Ma Matheson stesso,
che talvolta li ha definiti polizieschi, precisa: Sono suspense. L'unico che abbia una scintilla di mistero
 Ricatto mortale. Il termine noir non mi dispiace, significa nero. Ma gli hard-boiled, le storie di
investigatori privati in cui il tizio rischia di venir bastonato a ogni capitolo e di cadere a terra e
scivolare in un tunnel buio prima di rinvenire, o in cui pesta per bene qualcun altro, non li ho mai
scritti, non ci sono mai andato neanche vicino. Invece il noir mi si addice. Getta un velo cupo sulla
narrazione.
Tra i diciassette romanzi scritti da Matheson, Ricatto mortale rientra nella mezza dozzina in cui
il narratore  in prima persona. Ci accade anche in romanzi fantastico-sentimentali come Bid Time
Return (alias Somewhere in Time, 1975) e Al di l dei sogni (1978) e in Western come Journal of the
Gun Years (1991) e The Memoirs of Wild Bill Hickok (1996). Mi capitava di variare osserva l'autore.
Cominci a scrivere in prima persona, poi passi alla terza perch magari ti sembra pi professionale,
pi corretta. Puoi prendere le distanze e descrivere i fatti con maggiore obiettivit. Poi ti dici,
'Accidenti, a me piace la prima persona.' Ma per quanto riguarda i romanzi di suspense credo che se
all'eroe succedono un sacco di cose orribili e lui le descrive in prima persona, in qualche modo ci sta
anticipando che se la caver, indipendentemente dagli eventi, perch  lui stesso a raccontarci la storia.
A meno che non proceda giorno per giorno, ma anche cos non va bene, perch non puoi fargli scrivere
niente finch non succede, e anche in quel caso non c' suspense.
David Newton, narratore e protagonista di Ricatto mortale, somiglia per molti aspetti a
Matheson: entrambi sono giovani scrittori approdati in California da New York a pochi anni dalla
laurea in giornalismo conseguita presso l'Universit del Missouri. Anche David sta scrivendo un
romanzo - con la differenza puntualizza Matheson che lui in qualche modo sbarca il lunario, mentre
io ero costretto a lavorare! Ero impiegato presso il Douglas Aircraft. Non ho idea di come facesse lui a
guadagnare. Data la sua mancanza di fortuna con gli studi, non sorprende che Matheson sollevi
qualche critica eccessiva all'industria cinematografica, soprattutto durante la scena della festa in cui
David incontra una formosa aspirante attrice e finge di essere un produttore della Metro, il cui film di
maggior successo si intitola Vomito Vaniglia. Rileggendo il romanzo, Matheson ha criticato la scena.
Ho pensato 'Ges, meglio cambiare questo punto.  ridicolo. Lo fa sembrare un idiota'. Non ho mai
tentato veramente di diventare uno sceneggiatore. Traboccavo del tipico atteggiamento supponente nei
confronti del mondo di Hollywood.
David condivide con il suo autore anche la condizione di veterano della seconda guerra
mondiale, alla quale Matheson prese parte prima di venir congedato per motivi di salute dopo una ferita
in combattimento. Durante il cruciale inseguimento, David corre dentro un bosco talmente fitto da
ricordarmi la Foresta di Hurtgen. Un altro posto in cui mi ero trovato faccia a faccia con la morte. Dei
romanzi basati sulle esperienze in guerra, Matheson dice a Rathbun Secondo le recensioni di
Beardless Warriors le scene di battaglia risultano talmente vivide da provocare pena in chi le legge. Ma
non c' modo di esagerare nel descrivere gli orrori della guerra. Non  come la descrizione violenta in
un giallo, che ci permette di dire, 'Insomma, questa scena non era necessaria...  gratuita'. Non esiste
scena violenta di guerra che si possa definire gratuita. In ogni personaggio di Beardless Warriors c'era
una parte di me... il libro mi  piaciuto, mi sembra ben fatto.  tra le poche cose che riesco a rileggere
pensando 'Be', cavolo, niente male'. Ovviamente ne  stato tratto un film mediocre, Angeli nell'inferno,
il che  un vero peccato.
Il protagonista di quasi tutti i miei primi racconti era qualcuno strappato dalla sua solita vita a
causa di qualche strano incidente spiega Matheson, e la definizione si adatta sia ai gialli che alla
fantascienza. Infatti, qualunque tema scegliessi, si adattava perfettamente al modo in cui la mia psiche
operava in quel periodo. Non mi rendevo conto di seguire un tema ricorrente e quando gli altri presero
a indicarmelo, ne fui sorpreso... ma questo vale per tutti gli scrittori: si potrebbero analizzare le opere
di Bob Bloch, Harlan Ellison o Ray Bradbury, ripercorrere tutto quanto hanno scritto e scoprire che
cosa avevano in mente mentre scrivevano. Scrissi The Beardless Warriors perch ero stato in guerra. Il
capitolo iniziale di Ricatto mortale riproduce alla lettera il primo incontro tra me e mia moglie, Ruth. In
What Dreams May Come, tutto il romanzo  affollato di scene tratte dal nostro passato. Immagino che
accada a tutti gli scrittori... si pu mascherare la cosa o ostentarla, ma non c' rimedio; si scrive sempre
della propria vita. D'altronde, le mogli dei miei personaggi si chiamano spesso Ruth.
Come l'autore insiste nel sottolineare, l'elemento pi dichiaratamente autobiografico di Ricatto
mortale  il primo incontro tra David e Peggy Ann Lister, bionda, con gli occhi color nocciola e carina,
su una spiaggia californiana semideserta in una frizzante mattinata di giugno, con il cielo un poco
velato, le Palisades grigiastre al di l della foschia... noi due da soli, su una lunga striscia di sabbia.
Tuttavia si pu presumere che qualsiasi somiglianza con la neodivorziata Ruth Ann Woodson, con la
quale  felicemente sposato dal 1952, finisca qui. Come il lettore non tarder a scoprire, Peggy Ann
Lister  chiaramente una persona la cui frequentazione  poco salutare per gli uomini in quanto tali, che
lei liquida in massa, con l'eccezione di David, definendoli dei 'porci.'
La narrazione di David permette a Matheson di introdurre una notevole quantit di presagi,
come quando per la prima volta Peggy Sue etichetta gli uomini come 'porci': Un'affermazione di
rilievo. Su cui all'epoca non mi soffermai. Ma che pi tardi compresi... Che presagi poteva lanciarti un
viso cos? Nessuno. Un vero peccato. A partire da questo punto, i tre romanzi presenteranno i tratti
comuni del giallo pi duro: bisbocce, armi, coltelli, inseguimenti, psicologia deviata, ricatto, punteruoli
da ghiaccio, femmes fatales, psicopatici inquietanti, tipacci brutali, ubriachi, ninfomani, individui
dall'omicidio facile. Il tutto abbondantemente annaffiato di sudore.
Va da s che l'unica versione cinematografica del debutto nel noir di Matheson sia stata scritta e
diretta da Georges Lautner con il titolo della traduzione francese del romanzo, Les Sens de Giace
(Esecutore oltre la legge, 1974); nel 1971 Gallimard aveva anche pubblicato la traduzione di F.M.
Watkins di Fury on Sunday, con il titolo di Jour de Fureur. Se ben ricordo, il film era poco fedele al
romanzo. Si svolge in Francia, naturalmente, quindi l'ambientazione cambia dichiara Matheson. Mi
piacerebbe riaverlo, comunque, perch penso che sarebbe perfetto per il mercato attuale. L'eroe Claude
Brasseur mi era del tutto ignoto, come anche la protagonista Mireille Darc. Alain Delon impersonava
l'avvocato. Era perfetto cos, Alain Delon aveva un'aria troppo raffinata per interpretare lo scrittore
sprovveduto. L'ho visto tanto tempo fa, e l'ho quasi dimenticato. Adesso che ne parliamo, mi pare di
averne ricevuta una copia, ma, anche se fosse, continuo a non ricordare il film. Deve essere davvero
memorabile, se l'ho visto da poco e continua a passarmi di mente!
Matthew R. Bradley
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Ricatto mortale.
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1.
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Ricordo che l'aria era frizzante. Il cielo un poco velato, le Palisades si stagliavano grigiastre al
di l della foschia. Immagino che questo fosse il motivo per cui la spiaggia non era affollata. Inoltre era
un giorno di lavoro, e le scuole non erano ancora finite. Giugno. Risultato?
Noi due soli, su una lunga striscia di sabbia.
Io stavo leggendo. Ma mi stancai presto, misi via il libro e me ne stetti l seduto, le braccia
intorno alle ginocchia, a guardarmi in giro.
Lei indossava un costume intero. Era esile, ma ben fatta. Doveva arrivare al metro e settanta.
Contemplava le onde. I capelli biondi, corti, lievemente scomposti dalla brezza.
Mi perdoni, saprebbe...
Non si volt nemmeno. Continuava a fissare l'oceano blu cangiante. Le diedi un'altra occhiata.
Davvero ben fatta. Un fisico da modella. Del tipo che si vede su Mademoiselle.
Sa dirmi l'ora? chiesi.
E lei si volt.
Occhi. Fu quella la mia prima impressione. Gli occhi color nocciola pi grandi che avessi mai
visto, occhioni enormi che parevano in cerca di qualcosa. Uno sguardo diretto, aperto, curioso. Ma
privo di calore. Impassibile. Vi  mai capitato di essere osservati da un bambino seduto davanti a voi
sull'autobus o sul tram?
Ecco.
Poi sollev il braccio e guard l'orologio. L'una e mezza.
La ringrazio.
Torn a fissare il mare. Avvertii l'imbarazzo di un approccio maldestro.
Mi puntellai sui gomiti e osservai il suo profilo. Il naso dolcemente all'ins. La bocca adorabile.
E quegli occhi.
Dopo un po' che la stavo a guardare sperando di catturarne di nuovo l'attenzione, abbandonai la
partita. Mi alzai lentamente e mi avvicinai all'acqua. Avvertii il suo sguardo.
Non feci un bel tuffo atletico. Al contrario, esitai, tentennai, rabbrividii. Elaborai rapidamente
una quantit di motivazioni a sfavore dell'impresa.
Poi mi immersi con un brivido e nuotai verso il largo. Il calore del corpo assorb il gelo e il
sangue riprese a circolare.
Sul dorso, mentre rimiravo il cielo, mi chiesi quanto fosse opportuno attaccare bottone. Quanto
ne valesse la pena.
Poi, mentre tornavo tutto grondante, mi chiese se l'acqua fosse fredda.
Un'apertura che mi lasci di stucco.
Parecchio. Le do dieci dollari se si butta.
Scosse il capo, sorridendo.
Non ci penso proprio.
Mi asciugai.
Fa mai freddo da queste parti? chiesi. Chiacchiere sul tempo, pensai. Un inossidabile buon
inizio.
La sera rinfresca.
Gli occhi di nuovo fissi su di me. Io quasi inquieto. Mi scrutavano, eccome. Ma cosa
cercavano?
Mi avvicinai con cautela al suo asciugamano.
Mi sono appena trasferito da New York. A caccia di caldo.
Oh, e lass fa freddo?
Chiacchiere sul tempo. Un inizio incoraggiante. Passammo ad altri argomenti. La California.
New York. La gente. Le macchine. I cani. I bambini.
Le piace la buona musica? chiesi.
Classica?
Esatto. La mia preferita.
Indur lo sguardo. Partiva da l la sua ricerca?
Ma dai! comment.
Sedette, stringendosi le ginocchia con le braccia. Il sole velato le sfior le spalle candide.
Poteva avere massimo diciassette anni, pensai.
Sorrisi. Come, ma dai?
Agli uomini la buona musica non piace mai. Mio...
Ammutol, abbassando lo sguardo.
Com' l'Hollywood Bowl? chiesi, nel tentativo di ravvivare la conversazione.
Non so. Per mi piacerebbe moltissimo andarci.
Troppo facile, pensai. Che fine avevano fatto le esitazioni, le evasivit furtive, le schermaglie
mentali tra lui e lei? Che ne era del pepe?
Niente pepe, in Peggy.
Si chiamava cos.
E tu?
David. David Newton.
E chiacchierammo. Sto cercando di ricordare le cose importanti che mi disse. Saltavano fuori
qui e l, tra le notizie su sua madre, morta, su suo padre, un ufficiale di marina a riposo, sul suo lavoro,
nessuno, sul suo morale, chiaramente calpestato a un certo punto.
Vide il mio libro, mi chiese di cosa trattasse. Glielo spiegai e cominciammo a parlare di
romanzi storici.
Sono schifosi. Solo sesso.
Qualcosa nello sguardo. Una durezza. Le chiesi perch li leggesse se la scandalizzavano.
Spero di trovarne uno decente.
Lo scriver io.
Mossa scontata. Far colpo sulla pupa. Sono uno scrittore, che ne dici, madamigella?
Lei non colse.
Continuammo a girare in tondo con le parole. A parlare di casa e del passato, della scuola e roba
del genere. Le dissi che mi ero laureato in giornalismo all'Universit del Missouri tre anni prima. Lei
mi raccont degli spostamenti con il padre, il fratello e la madre, che poi era morta. A quel punto, lei e
Phillip, suo fratello, non erano pi stati in grado di seguire il vecchio da una base all'altra. Ed erano
rimasti a San Francisco con un'amica della madre.
Una donna in gamba disse Peggy Ann Lister. Suo marito, invece...
Che tipo era?
Un porco.
Un'affermazione pesante. Su cui all'epoca non mi soffermai. Ma che pi tardi compresi.
Sul momento, per, la ascoltai con un orecchio solo, intento com'ero a contemplare il suo viso
di ragazza. E la scriminatura a destra, l'onda di capelli biondi da maschietto che le coprivano il lato
sinistro della fronte. Le labbra carnose, di un rosso delicato. E quegli occhi.
Che presagi poteva lanciarti un viso cos? Nessuno. Un vero peccato.
Nel mezzo di una discussione sul jazz, lei si alz.
Devo andare.
Sobbalzai. Avevo quasi dimenticato che ci conoscevamo appena.
Si infil i jeans e la camicetta.
Sar il caso di tornare al mio romanzo buttai l, alzandomi a mia volta. Un altro tentativo.
Ah, gi fece lei, accigliandosi.
No, non quello che sto leggendo, ma quello che sto scrivendo dissi, non badando alle
sottigliezze.
Ci avviammo, i piedi che affondavano nella sabbia calda.
Non mi dire, ti piace la buona musica e scrivi. Scosse il capo. Mi parve confusa.
Che c' di tanto strano?
Gli uomini non sono abbastanza sensibili da fare cose del genere.
Raggiungemmo l'angolo con Arizona e lei fece per allontanarsi. Io la fermai chiedendole il
numero di telefono e lei tentenn, salvo poi darmelo, oppressa e riluttante. Lo memorizzai.
Ci salutammo e la guardai mentre si avviava verso Santa Monica Boulevard. Incedeva con
grazia flemmatica, lieve.
Mi girai. Tornai a casa e lavorai al libro con rinnovato vigore.
Quel pomeriggio spedii una cartolina a un amico a New York. Incontrata tipa carina. Meno
male che non sei qui.
La sera ricordai qualcosa. Ricordai che avevo dimenticato di trascrivere il suo numero di
telefono, che a quel punto mi era passato di mente.
Andai in spiaggia ogni giorno per una settimana intera, ma non scorsi traccia di Peggy Ann.
Lasciai stare per tre giorni e mi misi a scrivere di buona lena. Poi, il quarto giorno, mi alzai tardi
e, visto che non riuscivo a trovare la forza d'animo per sedermi davanti alla macchina da scrivere, finii
con l'infilarmi il costume e andarmene in spiaggia.
E fu l che, camminando sulla sabbia, sollevai lo sguardo e la vidi. Il cuore acceler i battiti.
Capii che ero andato a cercarla. Di nuovo.
Lei non mi vide. Se ne stava seduta sull'asciugamano, intenta a spalmarsi le gambe di burro di
cacao, quando arrivai io con asciugamano e vestiti.
Salve.
Salve, Davie.
Fu strano. Nessuno, a parte mia madre, mi chiamava pi 'Davie'. C'era di che riflettere.
Volevo chiamarti, ma ho dimenticato il tuo numero e non ti ho trovata in elenco.
Ah. Vivo presso una coppia e il telefono  registrato a loro nome.
Quel giorno mi parve un poco evasiva. Evitava il mio sguardo, continuava a fissare la sabbia.
Poi, quando cerc di spalmarsi il burro di cacao sulla schiena senza riuscirci, le offrii i miei servigi.
Rimase rigida mentre le massaggiavo la schiena calda di sole. Mi accorsi che continuava a
mordersi il labbro inferiore. Con aria preoccupata.
Io... fece per dire, poi torn a tacere. Sedette in silenzio. Alla fine trasse un profondo sospiro.
Devo dirti una cosa.
Avvertii un piccolo fremito. Pareva serissima.
Ti ascolto.
Sono divorziata.
Aspettai.
E allora? chiesi.
Deglut. Tutto qui. Solo... pensavo che avresti preferito non frequentarmi, una volta saputo
che... io...
Perch?
Fece per dire qualcosa, poi scroll le spalle, rassegnata. Non lo so, l'ho pensato e basta.
Aveva un'aria giovane, spaurita.
Non essere sciocca, Peggy replicai con calma.
Si volt, sorpresa. Come mi hai chiamato?
Peggy. Non  il tuo nome?
S, ma... mi sorrise. Non credevo te lo ricordassi.
Scosse il capo, incredula. Sono stupita.
Tipico di Peggy. La cosa pi insignificante la riempiva di piacere. Come quando pi tardi le
comprai un cono gelato.
Neanche fosse stato un anello di diamanti.
Peggy abitava a un passo da Wilshire, sulla Ventiseiesima.
Era domenica sera e io attraversai il quartiere tranquillo e alberato, diretto a casa sua. Era il
nostro primo appuntamento.
Pensavo con stupore a quanto la zona intorno a Wilshire fosse silenziosa. Pareva una strada di
campagna. Decisi che cos era Los Angeles, insieme a buona parte della sua periferia. Una cittadina di
provincia in ghingheri. Appariscente, ma rustica.
Davanti alla casa, due elementi. Una vecchia Dodge. Un uomo che innaffiava il prato. La
macchina era un modello del 1936. L'uomo un modello del 1910, o gi di l, tracagnotto e terreo, con
un paio di calzoncini inguardabili.
Abita qui Peggy Lister? chiesi.
Mi guard con gli occhi azzurri acquosi. Aveva l'espressivit di un morto. Teneva il tubo con
mollezza. Un piccolo cenno del capo.
S.
Mi sentii il suo sguardo addosso mentre aspettavo sul portico. Poi Peggy apr la porta.
Con i tacchi era alta, arrivava a un metro e settantacinque. Indossava gonna e maglioncino, e
una giacca sportiva marrone. Le scarpe, tirate a lucido, erano bianche e marroni. I capelli erano
acconciati con cura. Aveva un aspetto fantastico.
Ciao, Davie. Accomodati.
Entrai. Sorvegliato da quei grandi occhi nocciola.
Come sei carino, Davie.
Tu invece sei strepitosa.
Di nuovo. Stupore. Un sorriso quasi canzonatorio, che pareva dire: dai, non prendermi in giro.
In quel momento una donna anziana usc da una delle altre stanze.
Signora Grady, le presento David Newton disse Peggy.
Salutai, con un sorriso educato.
Uscite? si inform la signora Grady.
Per conoscerci meglio.
La signora Grady annu. Poi si sporse a chiamare dalla finestra.
La cena  pronta, Albert.
Noi andammo alla porta d'ingresso e oltrepassammo Albert. Che mi lanci un'occhiata arcigna.
E a Peggy un altro tipo di occhiata, che mi strani. Perch in quello sguardo c'era un che di possessivo,
che mi trasmise una strana sensazione.
Chi diavolo  quel tipo? chiesi mentre ci incamminavamo lungo il viale.
Il signor Grady.
L'occhiata che ti ha lanciato.
Lo so.
Aveva di nuovo quell'espressione in volto. Quasi indecifrabile. Disgustata, soprattutto. Ma c'era
dell'altro. Non ne ero sicuro, ma mi parve che potesse essere paura. La paura di un bambino di fronte a
qualcosa che non capisce appieno, ma da cui si ritrae d'istinto.
Decisi di cambiare argomento.
Dove ti piacerebbe andare?
Non fa alcuna differenza disse, illuminandosi. Scegli tu.
Un film? proposi, sovrappensiero.
Be'...
Ma che dico? Non ho nessuna voglia di andare al cinema. Ho voglia di chiacchierare con te.
Mi sorrise.
Anch'io, Davie.
Andammo a Wilshire, al Red Coach Inn, a bere qualcosa.  un posticino piacevole, intimo, con
i spar e un tipo che suona musica orecchiabile con l'armonium.
Ordin una vodka Collins e io un Tom. Poi mi si rivolse con disinvoltura.
Ritengo di doverti informare che sono follemente innamorata di te.
Ovviamente la presi per una battuta.
Stupendo. Perfetto.
Ma lei non stava sorridendo. Mi sentii un tantino inquieto. Non sempre si riusciva a capire cosa
Peggy intendesse.
Bevemmo un po'. In silenzio.
Ci verresti a una festa con me? chiese. Di punto in bianco, direi.
S... certo.
Bene.
Dove?
A casa del mio avvocato.
Hai un avvocato?
Ha curato il mio divorzio.
Annuii. Le chiesi dove si trovasse la casa. A Malibu.
Oh. E come ci arriviamo? Ho intenzione di comprare una macchina, ma per adesso sono a
piedi.
Ci faremo dare un passaggio disse lei, sicura.
Poi la sicurezza parve incrinarsi. Tast nervosamente il bicchiere.
Davie.
S?
Mi... mi prometti una cosa?
Esitai, poi chiesi di cosa si trattasse.
Dunque, io...
Pareva irritata dal suo stesso turbamento. Queste feste sono tanto...
Si blocc di nuovo.
Tu sei un gentiluomo.
Aspettai. Davvero?
Voglio dire che sai come vanno queste feste. Attori e attrici e... be', di solito si ubriacano tutti
e gli uomini si mettono a...
Vuoi che ti prometta che non ti metter le mani addosso.
S.
Una promessa che non feci volentieri. In quella luce soffusa, lei era davvero appetitosa. Ma
acconsentii. D'accordo.
Lei mi sorrise con gratitudine.
Dopo qualche bicchiere uscimmo su Wilshire e ci avviammo verso l'oceano.
Vorrei tanto avere gi una macchina.
Va bene anche cos.
Passeggiammo e parlammo. Peggy mi raccont di sua madre, morta quando lei aveva dodici
anni.
Parlami del tuo matrimonio chiesi a un certo punto.
Non c' niente da dire fu l'unica risposta che ottenni.
Passammo davanti alla mia stanza e la invitai a salire per leggere qualche racconto che avevo
pubblicato. Strano che con Peggy non sembrasse sbagliato. Con qualsiasi altra ragazza mi sarebbe
parso ovvio, ma con Peggy non riuscivo neanche a pensare a un secondo fine. Aveva troppa... come
dire? Troppa classe, ecco.
Si accomod sul mio letto e diede una scorsa ai miei racconti. Io mi sedetti all'altro capo della
stanza, accanto alla macchina da scrivere. La vidi sollevare le gambe armoniose e piegarne una sotto di
s, prima di coprirle con sottoveste e gonna. La osservai mentre si toglieva la giacca e si appoggiava
alla parete, immersa nella lettura. Fissai gli enormi occhi nocciola che assorbivano le mie parole. Che
le vivevano. Era completamente assorta.
Sollev lo sguardo dopo aver letto il primo.
Santo cielo disse impressionata. Non ne avevo idea.
Di cosa?
Di quanto tu potessi essere... profondo.
Ridacchiai, a disagio. So fare di meglio.
Scosse il capo, stupita. Sei tanto sensibile. Gli uomini non lo sono, ma tu s.
Alcuni uomini sono sensibili, Peggy.
No insist lei, irremovibile. Sono dei maiali. Senza nessun riguardo per la bellezza.
C'era il suo matrimonio dietro quel discorso? Chiss come era stato davvero, per far comparire
quell'espressione di amara certezza su un viso tanto dolce.
Mi limitai a scrollare le spalle. E a sentirmi vagamente inadeguato di fronte alla sua
affermazione, perentoria e inquietante.
Non so, Peggy. Avrei fatto meglio a non dirlo.
Lo so io ribatt.
Dolore, anche l. Che non le riusc di nascondere. Non volevo rovinare la serata. Tentai di
alleggerire l'atmosfera.
Ma Peggy non aveva finito.
Ne ho continuamente la conferma. Mio zio ha abbandonato mia zia con tre figli da crescere. Il
marito della donna con cui stavamo mio fratello e io era un ubriacone. Il sabato e la domenica sera, io e
Phillip andavamo a dormire e lo sentivamo prendere a pugni la moglie.
Peggy, sono solo due casi. Posso citarti l'esempio di ben quattro matrimoni felici nella mia
famiglia.
Lei scosse il capo. Lesse ancora un po'. Con le mascelle serrate. Sconsolato, rimasi seduto a
fissarla. Chiedendomi se esistesse un modo per allentare la terribile tensione che la dominava.
La notte scomparve, come in un trucco illusionistico di Houdini. La prima cosa che ricordo  il
nostro ritorno a piedi verso l'isolato alle spalle di Wilshire. Era una notte piacevole, stellata. La strada
era buia e tranquilla. Peggy mi afferr il braccio mentre camminavamo.
Tu mi piaci. Parli la mia stessa lingua.
Toccammo diversi argomenti. Di nessun rilievo.
Dovrei lavorare disse, vergognandosi un po'. Non  molto dignitoso vivere con... gli
alimenti. Ma... Mi lanci uno sguardo quasi supplice. Non ho nessuna competenza, e l'idea di fare la
commessa in un emporio da due soldi mi atterrisce. Ci lavoravo, da sposata. ... spaventoso.
Le diedi dei colpetti sulla mano.
Pi tardi. Dove vive il tuo ex marito, Peggy?
Possiamo... evitare di parlarne, Davie? Ti prego.
Scusami.
Stavamo costeggiando il piccolo parco tra la Ventiquattresima e la Venticinquesima.
Andiamo a sederci nel parco per un poco? chiese.
D'accordo.
Sedemmo sull'erba, davanti allo stagno immobile. A contemplare il disco della luna che
fluttuava sull'acqua. Ad ascoltare il richiamo profondo di un rospo che si esibiva in una serenata per la
sua amata.
Non parlammo. Sentivo il suo respiro. Le lanciai un'occhiata e la vidi tutta concentrata sullo
stagno. Trovai la sua mano sull'erba e vi posai sopra la mia. E con naturalezza, senza insistere, poggiai
la testa contro la sua. La sua guancia era soda, liscia. La sua colonia aveva una fragranza deliziosa,
delicata.
Dopo un attimo, con noncuranza, le scostai i capelli per baciarle la nuca. A lungo.
Lei non si mosse. Fremette. Non si oppose. Ma le mani afferrarono l'erba e ne strapparono
qualche ciuffo. Mi chiesi che espressione celasse il suo viso chinato in avanti.
Staccai le labbra. Il suo respiro si blocc, poi riprese. All'unisono con il mio? Chiss.
Deglut. Caspita.
Scoppiai a ridere. Di tutte le esclamazioni possibili, quella era l'ultima che mi aspettassi.
Peggy parve ferita, offesa. Mi affrettai a scusarmi.
Una cosa buffa da dire, in questa circostanza le spiegai.
Ah. Sorrise, in lieve imbarazzo. Nessuno mi ha mai baciata in questo modo.
La guardai, stupito. Nessuno? Davvero?
Scosse il capo.
Ma... tuo marito?
Serr le labbra.
No. Trem e strinse le mani in due pugni duri. No ripet.
Mi dispiace.
Scosse il capo. Tu non c'entri.  solo che... non capisci. Com' stato.
Le passai un braccio intorno alle spalle.
Peggy la chiamai con dolcezza.
Quando arrivammo davanti a casa sua la presi tra le braccia e la baciai. Le sue labbra tiepide
risposero al bacio.
Mi congedai tre volte. Ma a ogni commiato mi voltavo per lanciarle un ultimo sguardo. E la
vedevo ferma accanto alla palizzata che scintillava bianca sotto la luna. Mi guardava. Come un bimbo
spaventato e solo che guarda i suoi genitori andar via.
Continuai a tornare indietro. Per stringerla a me. Per sentire il suo viso premuto contro la mia
spalla. Mentre sussurrava: Davie. Davie.
E intanto cercavo di decifrare quell'aria infantile, quello sguardo affamato e malinconico.
Quando me ne stavo andando per la terza volta, mi pass accanto un macchinone cui non feci
caso. Almeno non pi di quanto avrei fatto caso a qualunque macchina che mi fosse passata accanto in
una via buia alle prime ore del mattino. Eravamo rimasti seduti a parlare fin dopo la mezzanotte.
Ma su Wilshire mi voltai per tornare indietro un'altra volta.
E vidi la macchina parcheggiata davanti all'ingresso. Proprio dietro la vecchia Dodge di Albert.
Vidi un tipo al volante con un berretto da autista. Se ne stava sprofondato nel sedile a fissare il
parabrezza.
Sulla porta c'era un altro tipo. Con un cappello a cilindro.
In un primo momento pensai, Ges,  il marito, e milionario, per di pi. Ebbi voglia di strisciare
via.
Poi la vidi stagliarsi sull'uscio e capii che non potevo andarmene: volevo scoprire chi fosse quel
tipo. Superai la Cadillac, un bell'oggettino nero, lustro. Sbirciai nella stanza di Peggy, che dava sulla
strada. Ma le tapparelle erano abbassate. Mi infilai nel vicolo e mi avvicinai alla finestra sul lato.
Rimasi l al buio, col fiato sospeso. La finestra era aperta. Sentii la sua voce.
Non dovresti presentarti qui in questo modo, a quest'ora di notte. Che penser la padrona di
casa?
Chi se ne importa. Stavamo parlando d'altro.
Ho detto no, e basta.
Un attimo di silenzio. Poi la voce del tipo.
E chi sarebbe il nuovo acquisto?
Lei non rispose. Aggrottai le sopracciglia. La voce del tipo mi era familiare.
Un povero scemo che... cominci lui.
Oh, lasciami in pace salt su lei.
Peggy. Un tono basso, di avvertimento. Non mettere alla prova la mia pazienza. Persino io
ho dei limiti. Persino io, Peggy.
Mi arriv il fruscio della sua gonna, poi un lungo silenzio. Provai ad ascoltare ancora, a
sbirciare sotto la tapparella. Niente da vedere o sentire. Immaginai. Una cosa che mi riesce bene.
Jim. Jim... no disse lei.
Un altro collegamento. Non certissimo. La voce. Il nome.
Poi sentii chiudersi la porta a zanzariera sul retro e riattraversai il vicolo. Albert. Riconobbi la
sagoma. Non sapevo se fosse uscito per prendere un po' d'aria o per origliare alla finestra, come me.
Non mi interessava.
Ne avevo avuto abbastanza. Oltrepassai di soppiatto la Cadillac e mi avviai velocemente verso
Wilshire. Nella mente la rivedevo tra le braccia di quell'uomo, mentre si lasciava baciare, solo pochi
minuti dopo aver ricevuto i miei, di baci. Mentre lo baciava come aveva baciato me. Peggy, la nuova,
la furba, Peggy l'imbrogliona.
Forse provavo nausea. Volevo solo allontanarmi da l. A conti fatti, non nutro mai un'eccessiva
fiducia nel mio fascino smisurato. E in quel momento avevo solo voglia di scappare.
Addio, Peggy Ann.
Qualcuno stava grattando alla zanzariera.
Mi sollevai su un gomito e guardai fuori dalla finestra. Era lei, che sbirciava all'interno. Buss
alla porta. Esitai. Poi mi tranquillizzai.
Entra.
In una mano teneva il costume da bagno e un asciugamano. Nell'altra un sacchetto di carta unto.
La osservai con distacco.
Ho portato le ciambelle per la colazione.
Nessuna risposta da parte mia. Lei colse lo sguardo. Afferrava al volo le situazioni. Individuava
sempre il momento in cui i sentimenti altrui nei suoi confronti si raffreddavano. Si scur in volto.
Che succede? chiese.
Non risposi. Le comparve un'espressione sconcertata sul viso. Il viso che cominciavo ad amare.
Un sentimento contro cui mi era quasi impossibile lottare.
Lei distolse lo sguardo, triste. Me ne vado.
Non provai nulla, finch la sua mano non si pos sul pomello. Poi fu come se qualcuno mi
stesse torcendo le viscere.
Peggy.
Si volt verso di me. Il viso inespressivo.
Battei sul letto. Vieni qui.
Lei rimase l, con aria ferita. Cerc di indurire i lineamenti, fall, tent di nuovo. Io battei ancora
sul letto.
Siediti, Peggy.
Lei si sedette, circospetta.
Non ho fatto niente.
Ieri sera sono tornato indietro.
Sulle prime non cap. Poi si irrigid in volto.
Hai visto Jim.
 tuo marito?
 il mio avvocato.
Ultimo collegamento. La voce, il nome, la professione.
Come fa di cognome?
Vaughan.
Mio Dio.
Mi guard, stupita. Che c'?
Lo conosco.
Davvero?
Andavamo all'universit insieme.
Oh. Con voce debole.
Scossi il capo. Mio Dio ripetei. Jim Vaughan. Tra tutte le coincidenze pi assurde.
Mi voltai a guardarla.
 innamorato di te?
Io... Pareva indifesa.
S o no?
Non lo so.
Non  pi sposato?
Stanno per divorziare.
Audrey divorziata. Rividi la sua espressione all'universit. Persa in adorazione di Jim Vaughan.
Divorziata.
E c' anche il fratello?
S.
Mio Dio,  davvero fantastico. Scorsi di nuovo quell'espressione e accantonai l'argomento,
anche se avevo ancora tantissime cose da chiederle. Con Jim ci conoscevamo bene, ai tempi
dell'Universit del Missouri.  alla sua festa che... dovremmo andare?
Fiss il pavimento. Immagino che adesso non verrai pi.
Non so. Mi piacerebbe rivederlo. Ma se fosse innamorato di te, sarebbe un po'... strano.
Lascia stare, se non ti va.
Non credi che si infastidirebbe?
Non rispose.
Dai, Peggy.
Non avevo idea che vi conosceste. Ma... che differenza fa? Ti ho invitato io.
Mi assal un ricordo.
Scemo. Tronfio figlio di puttana. Sempre con quell'aria compiaciuta. Ci vengo, eccome.
Voglio proprio vedere che faccia far quando entrer al tuo fianco.
* * *
Stavo dando gli ultimi tocchi al cravattino quando suon il clacson.
Vidi la Cadillac nera in attesa.
La portiera era aperta e dentro c'era Peggy.
Ciao. Sali.
Salii. Lo sportello si chiuse e la macchina si stacc dal marciapiede. Dio Santo, pensai, la
ciliegina sulla torta.
Peggy mi sorrise.
A che gioco stai giocando? le chiesi in un sussurro per non farmi sentire dall'autista.
In che senso?
Non mi avevi detto che saremmo andati proprio con la macchina di Jim.
Che differenza fa?
Feci per rispondere. Poi ridacchiai. Gli prender un colpo.
Perch?
Proprio non poteva capire. Non la mia Peggy Ann Lister, divorziata e davvero meravigliosa.
Le diedi dei colpetti sulla mano.
Ti spiego, tesoro. Stai portando il rivale di Jim alla festa di Jim con la macchina di Jim.
Chiaro?
Lei rimase impassibile. Ma tu non sei un rivale.
Fu il mio turno di diventare impassibile. Forse  un'ingenua, pensai.
Osservai l'autista con pi attenzione. Opulenza, pensavo. Jim si  mosso bene. Una Cadillac,
una casa a Malibu.
Ma l'autista era fuori luogo. Parecchio. Gli autisti dei ricconi hanno un'aria neutra. S'intonano
alla tappezzeria.
Non era il caso di Walter Steig. Cos si chiamava. Steig spiccava come un fusto di birra tra
bicchieri di vino. Corpulento e flemmatico. Faccia e collo rubizzi. Pareva un avanzo del Terzo Reich.
Grosso e rozzo, con i capelli color grigio acciaio tagliati corti. Occhiali senza montatura e
un'espressione rigida e criptica.
La prima volta che lo vidi non volli crederci. Era uno stereotipo vivente.
Si immise sulla Pacific Coast Highway e acceler verso l'oceano. Malibu, pensai. Jim si 
davvero mosso bene. Una casa sulla spiaggia, probabilmente. Caminetti e porte, finestre e opulenza.
Jim Vaughan.
Guardai Peggy.
Mi dispiace. Non volevo essere brusco.  solo che ancora non mi capacito del fatto che tu
conosca Jim. Che lui sia ricco. Quando lo frequentavo io, era povero... quanto me adesso.
Il che significava povero in canna.
Mi sorrise. Il mio amore indossava un abito blu notte che le fasciava alla perfezione il fisico da
ragazzina. I capelli biondi erano pettinati all'indietro e le incoronavano il capo di riccioli leggeri. Aveva
una pelle perfetta. Niente trucco, tranne il rossetto.
Pareva tutto a posto.
Perch, allora, cominciai ad avere dei presentimenti? Niente a che fare con il suo viso, che
sciocchezza. Immagino invece che si trattasse del ricordo dello sguardo che Jim mi aveva lanciato
l'ultima volta che ci eravamo visti. Il giorno della laurea. Uno sguardo omicida, e Jim  il tipo di
persona che si sforza sempre di non lasciar trapelare certe emozioni.
E quell'autista. Fui nuovamente colpito dall'incongruenza. Il tedesco corpulento non aveva
niente da spartire con la palese raffinatezza di Jim, con il suo gusto fine per l'innocuo, con la sua
volont di spiccare nel gruppo.
Mi interrogai.
Poi cercai di mollare la presa. Di chiacchierare con Peggy senza saltare alle conclusioni. E ci
riuscii abbastanza bene, fatta eccezione per un paio di congetture raminghe.
La casa di Malibu era un fastoso oggettino su due piani che si arrampicava sul fianco di una
collina e finiva come un animale sfarzoso accovacciato su uno scoglio, intento a sbirciare in basso,
verso la risacca impetuosa dall'altra parte della superstrada. Supposi che le finestre del salone fossero
ben sigillate, visto che la veranda sul retro era esposta alle correnti d'aria.
Mentre aspettavamo che si aprisse la porta sul portico caddi in preda all'agitazione. Erano
passati diversi anni. E mi capitava di entrare di nuovo nella vita di Jim. Con l'unica lingua capace di
criticarlo. E, cosa pi importante, con un'altra delle sue donne al mio braccio. Pugnalata alla schiena
numero due, pensai. Una domestica ci apr la porta e facemmo il nostro ingresso nell'atrio dagli alti
soffitti.
Che posto. Tappeti spessi, dettagli eleganti e lussuosi. L'inconfondibile gusto di Jim. Saltava
agli occhi.
Allora...
Sentii la sua voce. Mi girai e lo vidi fermo, un piede pi in basso dell'altro, sui gradini che
portavano al salone sopraelevato.
Mi stava fissando.
Fatidico, pensai: sia l'ultima volta che l'avevo visto che la prima in cui tornavo a incontrarlo,
l'espressione sul suo volto era eloquente. Davanti a me c'era il vero Jim Vaughan, che non aveva avuto
il tempo di assorbire il colpo. Appariva sorpreso. Sorpreso e, anche se poi fece del suo meglio per
nasconderlo, palesemente e apertamente infastidito.
David!
Aveva recuperato il suo solito atteggiamento. La stretta della sua mano era salda. Il sorriso, lo
sguardo denotavano piacere.
Ma guarda che coincidenza disse.
Come stai, Jim?
Domanda superflua. Stava benissimo. A giudicare dai capelli rossi ben pettinati, dalla faccia
ben rasata e pasciuta, dall'elegante giacca marrone fino alle lustre scarpe testa di moro. Jim era
impeccabile. Mi sentii una specie di mendicante con la mia vecchia giacca che di sicuro lui mi aveva
gi visto addosso all'universit. Una sensazione tutta nuova. Soprattutto in presenza di Jim.
Avevo sempre ritenuto di essere uguale a lui, se non migliore.
Che ci fai da queste parti? mi stava chiedendo.
Il suo braccio circond la vita di Peggy. Ovvio. Lei parve un poco infastidita, ma non si scost.
Quel gesto mi trasmise una strana sensazione. Come se a Jim bastasse un gesto tranquillo e disinvolto
per allontanare Peggy dalla mia sfera.
Scrivo.
Ah, gi, certo disse, come se non lo sapesse. Tu scrivevi.
La tendenza al compiacimento che mi deliziavo a punzecchiare ai tempi della scuola era fiorita
in un lussureggiante snobismo. Sospettai che questo per Jim significasse progredire.
Poi sferr il colpo che in qualche modo gett le basi per i mesi futuri.
Peggy, vorrei presentarti una persona disse.
Fu la mossa di apertura. Seguita da qualche parola buttata l a caso. Ma il proposito era quello di
piantarmi da solo nell'ingresso. Una manciata di secondi dopo aver incontrato un vecchio amico che
non vedevo da anni, venivo scaricato con grande disinvoltura. Jim Vaughan che si scrollava di dosso il
passato come fosse una crosta. Aveva promesso, Dobbiamo fare una bella chiacchierata ma sapevo
che era solo per dire.
Lo vidi spingere Peggy in un gruppo di persone in piedi accanto a un grande camino che
scoppiettava di fiamme color arancio. Lei mi lanci un'unica occhiata di scuse. Che non serv a placare
la mia irritazione.
Salii la breve scalinata ed entrai nell'enorme salone. Come avevo previsto. Lusso. Alto soffitto a
travi, moquette spessa, mobili di colori decisi, lampade di rame. Jim aveva sfondato.
Mi guardai intorno. In un primo momento pensai che avrei sicuramente incontrato qualche
vecchio compagno d'universit. Non poteva averli scaricati tutti, ne conosceva tantissimi. Se non altro,
avrei visto Audrey. Eravamo stati abbastanza amici, a quei tempi. Non era una gran bellezza. Ma
sapeva come rimediare. Era talmente brava da farti dimenticare di non essere particolarmente attraente.
Aveva qualcosa dentro. Una dote che  di pochi.
Niente Audrey. Continuai ad aggirarmi con un bicchiere e un piatto di stuzzichini ben serviti,
un antipasto di prima categoria. Mi fermai, le spalle a una vetrata, e contemplai la stanza affollata di
sconosciuti notabili. Iniziai a filosofare. Mi capita sempre, quando sono circondato di gente che ha pi
soldi di me.
Fu a quel punto che scorsi Dennis.
Sedeva su un divano con al fianco una cosina carina. Alternava occhiate torve al suo bicchiere e
al crocchio di persone tra cui si trovavano Jim e Peggy.
Andai ad accomodarmi. All'universit conoscevo Dennis solo di vista. Vagava per il campus
come un fantasma accademico, trasportando libri e donne. Le donne non gli mancavano mai.
Salve esordii.
La cosina giovane sfoder i denti. Dennis mi guard con i suoi occhi scuri. Intrappolati in una
faccia magra che pareva riflettere un enorme, infinito risentimento. Verso qualunque cosa. Verso tutto.
Non rispose. Una volta un ragno mi aveva lanciato lo stesso sguardo.
Non ti ricordi di me.
No convenne.
Sono Dave Newton. Ero amico di Jim, alla Missouri.
Riconoscimento. Privo di gioia.
Ah, s.
Non vado molto d'accordo con quelli che non parlano.
Avete una gran bella casa.
Jim ha una gran bella casa.
Eccolo l. Evidente come il naso sulla sua faccia arcigna. Il risentimento. Una volta avevo
sentito un suo discorso all'universit. Il giorno in cui ero andato da lui e Jim al campus. Dennis era
uscito, recriminando: Certo, fai come ti pare. Del resto  sempre cos.
E Jim mi aveva detto, lievemente divertito, Ti presento mio fratello Dennis, il marmocchio di
famiglia.
In quel momento compresi che Dennis era ancora il marmocchio di famiglia.
Giusto concordai, non sapendo che altro dire.
La cosina giovane tossicchi. Dennis non si scompose.
Piacere, Jane Smith si present, melensa. Dennis  terribile con le presentazioni.
Sorrisi e annuii. E la dimenticai.
Dov' Audrey? chiesi a Dennis.
Mi fiss gelido per un secondo. Immagino che non trov quel che stava cercando. Distolse lo
sguardo.
Sta poco bene disse.
Che peccato.
Come no? Poi si alz e si diresse verso il bar.
Lei  nel cinema?
Era la ragazzina. La maggiorata, che mi rivelava il suo interesse pi profondo, la sua religione.
Diventare una stella a tutti i costi, impegnandoci corpo e anima.
Certo replicai io, disgustato. Lavoro per la Metro.
Oh, davvero!
Occhioni strabuzzati. Reggipetto teso.
Io intanto cercavo Peggy. Sorrideva a un omone che le teneva la mano e le stava raccontando un
aneddoto.
Immagino che lei sia un attore butt l con tono affettato la cosina giovane.
Le risposi con noncuranza. Produttore.
Davvero?
La poverina annasp. Moriva dal desiderio di impressionarmi in qualche modo. Cantando la
canzone di Ofelia mentre annega, o togliendosi i vestiti, o compiendo un nobile gesto.
Che cosa ha prodotto?
Prese una sigaretta e io feci altrettanto. L'accesi e soffiai fuori una nuvola. David Newton,
produttore e bugiardo.
Ho fatto un remake di Torna a casa Lassie con Gene Kelly.
Davvero?
Un musical. In technicolor. Vidi Peggy guardarsi intorno con circospezione, alla ricerca del
sottoscritto. Il braccio di Jim sempre intorno alla vita.
In technicolor disse la cosina giovane.
Un paio di milioni. Film di alta qualit.
Certo, capisco.
Guardai Miss Nessuno. Sospirai.
Tuttavia, il mio film pi bello... mi bloccai, sopraffatto.
Quale? Quale?
Vomito vaniglia dichiarai.
Prego?
Il titolo.
Vomito...?
Vaniglia.
Non credo di...
Aveva ancora lo sguardo vacuo mentre mi avvicinavo al folto gruppo. Cominciavo a essere
stufo. Mi pareva ovvio che Jim non avesse alcuna intenzione di condividere Peggy. Era sua propriet
privata.
Superbo. Si stava sdilinquendo in lusinghe. Nei confronti di Lamar Brandeis, produttore
autentico. Personaggio influente. Affiancai Peggy Lister.
Peggy, balliamo.
Il sorriso di Jim era asettico. Al dentifricio.
Non ora, Dave mi liquid. Siamo molto impegnati. E mi lasciarono l, senza una
presentazione, il fantasma del padre di Amleto a Malibu. Avvertii un'ondata di calore ribollirmi nello
stomaco. Ho un certo caratterino. Inutile negarlo.
Peggy continu a lanciarmi occhiate quando poteva, cercando di sorridere. Ma Jim si ostin a
chiudere il gruppo fino a darmi le spalle. Gli fissai la nuca. Jim Vaughan, pensai, il mio vecchio amico.
Sporco, borioso figlio di puttana.
Perch lei non veniva a scusarsi? Immaginai che avesse paura a farlo. Era una ragazza timorosa,
davvero. Della quale ci si poteva approfittare.
Ascoltai le chiacchiere per un po'. Poi, quando i muscoli delle braccia mi si trasformarono in
rigido vetro, mi girai e afferrai la mano di Peggy.
Vieni qui, Peggy. Devo farti conoscere una persona dissi a voce alta.
Mi sentii i loro sguardi addosso, mentre la trascinavo via.
Non sei stato molto educato comment lei.
La portai nella minuscola zona libera del salone dove alcune coppie ballavano sulla musica di
alcuni dischi.
Neanche farmi venire qui e scaricarmi  stato molto educato ribattei.
Non  mica colpa mia.  stato lui a catturarmi.
No, non  mai colpa tua. Peggy Lister, vittima del fato.
Lei tent di divincolarsi. Io serrai la stretta. Balla con me dissi.
Rimase in silenzio. La bocca, una linea di rassegnazione tra due parentesi. Era completamente
rigida.
Il mio vecchio amico Jim Vaughan.
Nessun commento.
Peggy.
Che c'?
Ti va se ti presento la persona di cui parlavo prima?
Nessuna risposta.
Allora?
Chi sar mai? chiese lei fingendosi paziente.
Io. Sono tutto solo.
I suoi occhi su di me. E il ritorno della tenerezza. Sentii la sua mano stringermi la spalla.
Davie disse dolcemente.
Piacere di conoscerti.
Pi tardi. Jim che se la riprendeva. Poi io che ballavo con lei. E noi due fermi a guardare, verso
le undici, mentre Dennis ballava con lei. Entrambi ci sforzammo di ostentare un'aria da rimpatriata.
Immagino che Peggy ti abbia messo al corrente dei nostri progetti di matrimonio disse Jim.
Disinvolto. Jim adorava sganciare bombe.
No risposi con lo stesso tono disinvolto, bench mi sentissi morire. Neanche una parola.
Be',  stabilito. Il guastafeste. E nella voce c'era forse un accenno di minaccia?
E Audrey l'ha presa bene? chiesi.
Un guizzo, preludio di un sorriso ben studiato.
L'ha presa bene.
Come ha fatto Linda.
Un altro guizzo, stavolta senza sorriso. Sapevo che ricordava quanto me il periodo in cui io
avevo cominciato a frequentare Linda all'universit. Linda, che tutti, tranne il sottoscritto,
consideravano la quasi fidanzata di Jim. E Jim mi aveva portato al Black and Gold Inn un pomeriggio e
mi aveva chiarito la situazione. Mi aveva detto, sempre disinvolto, che lui e Linda stavano per sposarsi.
Anche se Linda non lo sapeva. Anche se pi avanti Linda lo piant di punto in bianco.
Quella era una ragazzata stava dicendo adesso. E non  pi tempo di ragazzate.
Annuii. Capisco. Poi aggiunsi. Mi duole dirtelo, Jim, ma sono innamorato di Peggy.
Nessun segno. Nessun cenno. Mi guard come uno sterminatore che avvista la sua preda.
Feci un sorrisino. Mi rendo conto di non comportarmi da bravo invitato, dicendotelo.
Specialmente dopo la storia con Linda, ma... le cose stanno cos.
Mi fiss come se stesse prendendo una decisione. I suoi occhi tra il grigio e l'azzurro mi
studiarono con cura da dietro gli occhiali. Le sue labbra carnose si storsero appena mentre deliberava.
Poi decise.
Seguimi, David. Il padre sul punto di spiegare al figlio che gli uccelli non s limitano a volare
e le api a ronzare.
Mi fece strada verso la biblioteca. Mi invit a entrare. La porta si chiuse sul brusio della festa.
Gir la chiave nella toppa. Rimanemmo nella quiete, circondati da secoli di letteratura coperti di
polvere.
Siediti, David.
Obbedii. Non sapevo cosa dire. Decisi di lasciargli condurre il gioco.
Peggy ti ha raccontato la sua storia?
Rimasi un attimo in silenzio, per capire quale fosse il suo obiettivo. Jim aveva sempre un
obiettivo. All'inizio poteva essere oscuro, ma non mancava mai. Lo sapevo dai tempi della scuola. Ti
avrebbe spinto sempre pi avanti, fino a darti in testa il colpo di grazia.
Mi ha parlato della sua famiglia. Della sua vita. Feci una pausa a effetto. Del suo divorzio
buttai l con tutta la noncuranza possibile, immaginando che fosse quello il punto cui lui voleva
arrivare.
Jim Vaughan, originario di un paesotto del Missouri e ora membro della buona societ
californiana, inarc le sopracciglia. In modo assai efficace. Mi venne voglia di dire, Forza, Jim, dacci
un taglio, risparmiati le uscite da istrione. Ti conosco bene, io.
 questo che ti ha detto. Che  divorziata?
Gi.
Una sensazione di cedimento nello stomaco. Dove accidenti voleva arrivare?
Mi guard, sempre con intenzione. Finch il timore di quel che forse mi nascondeva cominci a
farmi formicolare la pelle.
Di che si tratta, per l'amor del cielo? chiesi.
Si infil la mano nella tasca della giacca.
Non so se crederai a ci che sto per dirti.
Che cosa?
Peggy non  divorziata.
 ancora sposata?
No. Non pi.
E suo marito? domandai, facendo da spalla perfetta all'orrore.
Lui tentenn. Poi disse: Assassinato.
Avvertii l'esplosione della nausea fredda, presagendo il colpo di grazia prima ancora che
venisse sferrato.
L'ha ucciso lei.
2
Rimasi seduto immobile, e vidi le pareti vacillare, sul punto di crollarmi addosso. Dentro di me
il gelo e la perdita delle proporzioni, e intanto lui mi guardava dall'alto in basso.
Stai mentendo protestai debolmente, molto debolmente.
Dici?
E non riuscii a persuadermene.
I fatti sono riportati sui quotidiani dell'epoca. Se non mi credi. Ho qualche ritaglio, sempre che
tu voglia leggerlo.
Pensai, adesso lo frego, gli chiedo di mostrarmi i ritagli. Poi ebbi paura. L'idea di tenerli in
mano, di leggerli, mi diede la nausea. Continuavo ad avere in mente quel sorriso angelico. Quel sorriso.
Quegli occhi, quegli occhi lucidi e franchi. Il modo in cui mi accarezzava i capelli. Le sue labbra
morbide contro le mie. Le lunghe giornate felici trascorse insieme.
Omicidio?
Non credi che faresti meglio ad andare? lo sentii dire.
Voglio vedere Peggy, pensai. Ma mi immaginai la scena.
La maledizione dello scrittore. Mi vidi chiedere, in modo insensato, 'Peggy, hai mica ucciso tuo
marito?'
Dir a Steig di portarti a casa.
Sollevai lo sguardo su di lui. Era inespressivo. Nessuna compassione, su quella faccia.
Dovrei vederla.
Ma senza convinzione. Non volevo vederla. Avevo paura di vederla. Paura che lei abbassasse lo
sguardo, rifiutando di rispondere. E non riuscivo a pensare ad altro che alle sue bugie.
Non ce la facevo ad affrontarle. Immagino di essere un vigliacco, in molti sensi.
A mio avviso sarebbe una sciocchezza disse Jim.
Ero in piedi. A tratti dimenticavo dove mi trovavo, o chi ero. Dolore, l, in piedi, e una tristezza
travolgente.
Ascolta mi disse, conosco Peggy. Ho pensato per anni quello che pensi tu adesso. Che fosse
semplice, priva di complicazioni. Scosse il capo. Ma non lo  prosegu, guidandomi verso la porta.
Volevo andarmene. Avevo la nausea.
 disperatamente incostante. Se gliene parlassi ora, forse si metterebbe a piangere. O magari ti
aggredirebbe strepitando che non si  trattato di omicidio e che comunque non sono affari tuoi. La sua
mente vaga da un'emozione all'altra. Te ne sarai accorto anche tu, David.
Non sono certo che fosse cos. Ma quelle parole ormai mi erano penetrate nel cervello e nello
stato di shock in cui mi trovavo, le presi per buone.
Peggy e una ragazza pericolosa aggiunse.
David Newton, pecorone. Messo alla porta. Per fortuna o per sfortuna, dipende da come la si
guarda, non vidi Peggy. Penso che fosse di nuovo nel salone, a ballare con Dennis. A cercare me. E io
intanto venivo condotto, confuso e traumatizzato, verso la grossa Cadillac nera. Sprofondavo sul sedile
freddo. E Vaughan si affacci nell'abitacolo.
Se non credi a quel che ti ho raccontato, disse, infierendo un altro po' ti prego di controllare.
Non dare per scontata la mia parola.
Poi la portiera si chiuse e Steig costeggi il vialetto a forma di pera e si immise a tutta velocit
sulla strada che portava verso la superstrada.
Rimasi seduto a fissare il pavimento. E ad ascoltare il vento sibilare intorno alla macchina che
ruggiva fiancheggiando l'oceano a centoventi all'ora. Sotto una fredda luna.
Scrivevo in modo discontinuo. Andavo in spiaggia, dalla parte opposta, lontano dal luogo in cui
ci eravamo incontrati. Andavo al cinema. Leggevo. E da tutte queste attivit non assorbivo niente. Ero
ancora semianestetizzato. La conoscevo solo da poche settimane. Ma mi era entrata dentro.
Ripensai a lei dopo qualche giorno in cui avevo deliberatamente evitato di sfiorarla con la
mente.
Ricordai che l'avevo portata nel piccolo bar nel seminterrato di uno degli alberghi su Ocean
Drive. Il nome mi sfugge. Ricordo le luci soffuse, i pannelli in legno massiccio, la pista da ballo che
avevo calcato con Peggy tra le braccia, sulle note di un trio jazz. E il tavolo cui ci eravamo accomodati
per bere qualcosa. I suoi occhi al di sopra del bicchiere, fissi su di me. Uno sguardo dolce. Adorante e
incondizionato.
Ricordai la volta in cui le avevo rivelato i miei sentimenti.
Ricordai altre cose. In effetti si era trattato di un breve lasso di tempo. Ma era parso
lunghissimo. Anni passati a passeggiare per le strade silenziose di Santa Monica, a guardare le belle
casette, a fare progetti muti. A vagabondare nel Will Rogers State Park, sulle colline di Santa Monica
Hills. A trovare orme fresche di puma per poi scappare verso il parcheggio, senza fiato per l'emozione e
divertiti. E il ritorno a Santa Monica, sempre a piedi. Le passeggiate ovunque, mano nella mano, senza
il bisogno di parlare.
Omicidio?
Andai in biblioteca e scartabellai tra i vecchi quotidiani. Non trovai nulla. E dopo aver pensato
un altro po', ricordai Linda e lo sguardo che Jim mi aveva lanciato il giorno della laurea.
Tornai dalla mia amata. Dopo diversi giorni. Addolorato e contrito. La trovai sul prato, nel
retro, che tentava di leggere. In realt si limitava a fissare la stessa pagina.
E all'inizio mi tratt con freddezza, perch l'avevo ferita. Ma non mi scoraggiai. Mi scusai. Le
sorrisi, senza stancarmi di ripetere:
Mi dispiace, Peggy. Mi dispiace.
Assassinato!  questo che ti ha detto? esclam.
Annuii, tetro.
Scosse il capo. Come ha potuto? E io provai un sottile piacere, intravedendo le prime crepe
nell'armatura che Jim Vaughan si era costruito su misura.
E poi, perch? Io non l'ho ucciso.
Dov' tuo marito?
Morto. A San Francisco. Un anno fa.
Chiacchierammo, seduti sul prato. E lei non smetteva pi di scuotere la testa, ripetendo che non
si capacitava di come Jim avesse potuto inventare una storia del genere sul suo conto.
In effetti  strano dissi.  la prima volta che vedo Jim invischiarsi in una menzogna tanto
palese.
Non so comment lei.
Distolse lo sguardo. Non l'ho ucciso mormor.
Certo che no.
Prima non ne eri tanto sicuro. Hai creduto alla sua parola.
 stato un tale colpo. Prova a immaginare come ti sentiresti tu se all'improvviso qualcuno ti
raccontasse che ho ucciso mia madre o mia moglie.
Controllerei prima di crederci.
E come la prenderesti se ti avessi detto che ero divorziato, dandoti a bere che mia moglie era
ancora viva?
Non replic.
Dimentichiamo questa faccenda tagliai corto, protendendomi per baciarle la guancia. Mi sei
mancata.
Ma mi hai evitato.
Non trovai una risposta. Ero furioso. Con Jim per quella bugia grossolana. Con me stesso per
averci creduto. Soprattutto con me stesso. Per essere uno che si reputa superiore, ci ero cascato con
incredibile facilit.
Fu a quel punto che scorsi Albert.
Guardava Peggy dalla finestra. Ho dimenticato di dirlo, ma Peggy indossava solo calzoncini e
prendisole.
Glielo feci notare. La sua bocca torn a indurirsi.
Oh si morse il labbro. Devo andarmene di qui.
Pensi che potrei trovare un appartamento... o un'altra sistemazione?
Ha forse... tentato qualcosa?
No. No, finch c' sua moglie in giro. Ma ho paura.
Bisogna proprio portarti via di qui.
E si dichiara devoto disse, infuriata proprio come tutti gli altri uomini. All'apparenza pieni
di sani principi, quando invece non sono altro che dei maiali.
Non desideravo ricominciare con quella storia. Inoltre, mi parve che nel caso di Albert avesse
ragione.
Albert si scost dalla finestra quando il mio sguardo gli disse chiaramente che avvertivo il forte
desiderio di prendergli a calci quella faccia tonda. Quella faccia pallida, ripugnante. Come una lampada
lattiginosa.
Sicura che non ci abbia provato?
S. Ma so che... gli piacerebbe. L'altro giorno la signora Grady mi ha chiamato per rispondere
al telefono. Indossavo la mia camicia da notte corta. Ero troppo insonnolita per pensare di mettermi la
vestaglia. E Albert  venuto in corridoio e mi ha visto.
Rabbrivid.
Lo sguardo che mi ha lanciato mi ha dato la nausea. Era come... come una bestia.
Mi piacerebbe rompergli il naso mi ritrovai a dire. Facevo il grand'uomo. Ma non sarei
riuscito a rompere il naso a nessuno. Mi immalinconisco anche solo a preparare il pollo per il pranzo
della domenica.
Non voglio altri guai. Me ne vado e basta disse.
Guai? chiesi. Desiderai aver coltivato una voce ingannevole come quella di Jim. Spesso,
praticamente sempre, la mia voce rispecchia i miei sentimenti.
Mi guard freddamente.
Pensi ancora a quella storia, vero?
Prego?
Alla storia che ti ha raccontato Jim.
Dovevo avere un'aria turbata.
Ti dir che cosa intendevo. E forse rimpiangerai di avermi ascoltato.
Sul viso sensibile un'espressione gelida, ferita.
Quando avevo otto anni, fui aggredita da un ragazzo. Ne aveva diciassette. Mi trascin in un
ripostiglio e mi strapp i vestiti.
Deglut, evitando il mio sguardo.
Mio padre lo scopr e cerc di ucciderlo.
Le afferrai la mano istintivamente, ma lei si ritrasse.
 stato... esordii. Fino a che punto...  arrivato?
La sua voce fu come un colpo d'ascia.
Fino in fondo. Io ero svenuta.
Peggy, Peggy.
Non posso fare a meno di provare certi sentimenti nei confronti degli uomini. Ce l'ho nelle
viscere. Se tu non fossi... se non fossi stato tanto diverso, mi sarei allontanata anche da te.
E Jim?
Jim si prende cura di me.  buono. E non mi ha mai chiesto di ripagarlo.
Restammo seduti in silenzio per un po'. Alla fine i nostri sguardi si incontrarono. Ci fissammo.
Io sorrisi. Lei tent di ricambiare, senza riuscirci.
Sii gentile con me, Davie. Non essere sospettoso.
Va bene promisi. Va bene, Peggy.
Poi dissi, pi allegramente che potei, Forza, andiamo a cercare un appartamento.
Quello stesso giorno trovai una macchina usata presso un rivenditore e subito dopo un
appartamento per Peggy.
Era piccolino. Due stanze, bagno e cucinino per cinquantacinque dollari al mese.
Si sarebbe liberato dopo due giorni, cos tornammo alla vecchia casa. La invitai a cena. Poi a
uno spettacolo o al parco divertimenti sul pontile di Venice. Accett, felice.
Ricominciamo da capo disse d'impulso nel pomeriggio. Dimentichiamo il passato. Non ha
pi importanza, ormai, giusto?
La strinsi. No, piccola. Certo che no.
Quando entrammo in casa, Albert e sua moglie erano seduti in salotto. Fu evidente che stavano
litigando, perch si sforzarono di troncare la discussione. Le guance pallide di Albert erano chiazzate di
rosso.
Sollevarono lo sguardo. Il solito, arcigno risentimento nell'espressione di Albert. La formale
gentilezza artefatta sul volto della signora Grady.
Signora Grady esord Peggy tra un paio di giorni mi trasferisco.
Oh? fece lei. Con il tipico tono delle affittuarie che perdono un pensionante.
Albert fiss Peggy. Le guard il seno. Avvertii un nodo di rabbia. L'espressione sulla sua faccia
mi fece desiderare di prenderlo a pugni.
Non ti piace, qui? chiese la signora Grady, lievemente stizzita. Magari...
No, no. Mi piace.  solo che desidero un appartamento.
Bene fece la signora Grady. Bene.
Mi  capitato di trovarlo proprio oggi. Altrimenti vi avrei dato un maggiore preavviso.
Come no disse Albert, le labbra spesse increspate per l'irritazione.
Il nodo dentro di me si strinse. Peggy si avvi verso la sua stanza.
Con permesso si congedo.
La seguii sovrappensiero.
Gratitudine comment Albert. E mentre entravo nella stanza lo sentii aggiungere qualcosa.
Qualcosa a proposito di 'quella schifosetta'.
Mi fermai di colpo. Lanciai un'occhiata da sopra la spalla. Poi avvertii la stretta della mano di
Peggy sul braccio.
Una volta nella sua stanza, mi guard.
Forse avresti fatto meglio ad aspettare fuori.
Che importa? chiesi a voce alta per farmi sentire da tutti. Cambiati e usciamo di qui.
Apr un paravento e vi si nascose dietro. Vidi il prendisole e i calzoncini volare sulla sommit e
cercai di non immaginare Peggy l dietro, abbronzata e nuda. Mi concentrai sulla mia rabbia nei
confronti di Albert. Ma la mente, quando  distratta da visioni poco caritatevoli, non ci appartiene pi.
Riemerse dopo un attimo. E in quel lasso di tempo rimasi seduto ad ascoltare le voci irritate dei
coniugi Grady, l'amabile coppietta. E sentii ancora una volta pronunciare la parola 'schifosetta'. Albert
non ci girava intorno.
Sar meglio andare, dissi o giuro che romper il naso a quell'individuo.
Silenzio fuori dalla stanza. Mi augurai che avessero sentito.
Vorrei che potessi traslocare stanotte stessa.
Io... anch'io. Nel suo tono distinsi repulsione, disprezzo e, s, paura.
Stavano parlando quando tornammo nell'ingresso. Ma ammutolirono. Alzarono lo sguardo su
Peggy, che indossava un vestito celeste e un nastro blu tra i capelli.
Temo di non poterti restituire la caparra la inform la signora Grady, mostrando il suo vero
volto.
Io... esord Peggy.
Non la pu mica pretendere, scatt inacidito Albert proprio per niente.
Non desidero riaverla disse Peggy.
Lo credo bene. Albert.
Chiudi quella boccaccia, Albert mi intromisi io. Stupefatto della facilit con cui avevo
parlato.
Oh!
All'unisono. I coniugi Grady erano offesi dalla mia impertinenza.
Andiamo esortai Peggy, e uscii. Sentendo Albert farfugliare Se ne pentir mentre
chiudevamo la porta alle nostre spalle.
Non avresti dovuto dirlo mi sgrid Peggy salendo in macchina. Poi rise e fu piacevole
sentirla tornare ilare.
Hai visto che faccia ha fatto? Imperdibile.
Continuammo a ridere per tre isolati.
Parcheggiai in una delle strade che sboccano sul pontile di Venice. Ci avviammo, tenendoci per
mano.
Al tiro a segno provammo a colpire un gong oscillante. Mangiucchiammo popcorn imburrati e
lanciammo palle da baseball contro una pila di bottiglie di legno. Scendemmo con la campana
subacquea e osservammo gli squali tigre che accerchiavano il guscio che ci proteggeva, ammirammo le
mante e ascoltammo il tipo che non la smetteva di ripetere Volano, signore e signori... volano!
Guidammo le macchine a scontro e ci urtammo, e Peggy rise, le guance accese.
Non ricordo proprio tutto. Ricordo la passeggiata mano nella mano, la felicit confortante nel
saperla al mio fianco. Ricordo le sue grida di finta paura mentre l'otto volante ci precipitava nella notte
per poi risalire verso le stelle.
Ricordo Divertilandia.
Uno strano chiosco. Nel suo genere. Nient'altro che un piccolo labirinto nero. Ci gironzoli
dentro, fai le discese, svolti gli angoli e cerchi l'uscita... il tutto nella completa e abissale oscurit. Il
che appare privo di senso. Finch ci porti una ragazza. Il posto  frequentato da una quantit di
scansafatiche. Aspettano soltanto che entrino le ragazze sole.
Non so perch, ma mi misi subito in agitazione. Forse fu a causa di Peggy. Pareva che volesse
osare, sfidare le sue stesse paure. La sua risata era forzata e la mano nella mia tremava, sudaticcia.
Continuava a tirarmi.
Avanti, Davie, cerchiamo la strada.
Che siamo entrati a fare?
Per trovare l'uscita.
Il progresso commentai.
Il posto pareva una miniera di carbone. Non vedevo niente. In pi, c'era odore di marcio e
umido. Il tanfo degli ambienti sporchi e del legno impregnato d'acqua e il vago sentore ristagnante delle
migliaia di fantasmi dei corpi che lo avevano visitato.
Poi c'erano i rumori. Le risatine. I finti gridolini di terrore. O no? Il respiro di Peggy era
affannoso, irregolare. La risata era troppo ansimante.
Piccola, che siamo venuti a fare?
Avanti,  divertente.
Non ti dico.
Continuava a tirarmi e io la tenevo stretta, avanzando nell'oscurit piena di passi pesanti o
strascicati. E ancora gridolini e risatine. E il suono dei nostri respiri. Innaturalmente amplificati.
Pauroso, no? esclam Peggy.
Sfiorammo pareti, inciampammo per le discese, ci accalcammo nel buio.
Scusami dissi, e parve idiota.
Prego fu la risposta spettrale. Da una voce terrorizzata, invece che euforica.
Come si esce di qui? chiesi, cercando di scrollarmi di dosso il crescente disagio.
Ti limiti a girovagare finch non trovi l'uscita.
Silenzio. Fatta eccezione per i passi strascicati e per i nostri respiri. Mentre ci spingevamo nel
buio. Con la sensazione sempre pi forte di non essere soli. Non mi riferisco agli altri nel labirinto
nero, ma a qualcuno che ci accompagnava.
L'altra cosa che ricordo, che fu l'ultima per un po', fu un improvviso, accecante lampo di luce
alle nostre spalle. Un rumore affrettato dietro di me, e io che mi giravo di scatto verso la luce
abbagliante. Poi, di nuovo al buio, due grandi mani che mi afferravano alla gola, mani forti che mi
facevano vorticare. Un ginocchio premuto con forza contro la mia schiena e qualcosa di duro che mi si
spaccava sul cranio.
E il buio per me si fece pesto.
Ma prima, ginocchioni e quasi svenuto, sentii Peggy urlare in preda a un terrore mortale.
Qualcuno mi stava schiaffeggiando.
Scostai la testa e gemetti. I rumori tornarono a infiltrarsi nella mia mente. Aprii gli occhi.
Ero ancora sul pontile, semidisteso sul marciapiede, poggiato contro una staccionata di legno.
Una folla mi stava osservando con lo sguardo alieno, distaccato e incuriosito tipico delle folle davanti
alle vittime prostrate di ogni tipo. Sentii una voce dire, Niente di grave, signori,  solo svenuto. Non vi
accalcate, per favore. Vi sarei grato se voleste evitare di attirare l'attenzione della polizia, grazie. Niente
di che,  svenuto, tutto qui. Svenuto.
Peggy!
Tentai, sforzandomi, di alzarmi, appena mi ricordai di lei. Il dolore al cranio quasi mi fece
perdere di nuovo i sensi. Ricaddi su un gomito.
Faccia con calma, ragazzo disse il tipo con il sigaro in bocca e la camicia sportiva sgargiante.
 solo svenuto, signori. Non vi accalcate, per favore, non vi accalcate.
Si rivolse a me. Come va la testa?
Dov' lei? chiesi. Gli afferrai la mano, lottando contro le vertigini. Non sar mica ancora l
dentro?
Su, su, si calmi.
 l dentro o no?
No, no, no, non c' nessuno ormai. Ho fatto sgomberare. La smetta di urlare, per favore. Vuole
far venire la polizia?
L'ha vista andar via?
Io no rispose il tipo, guardandosi intorno. Ma qualcun altro s.
Sola, era sola? mi appoggiai alla staccionata, barcollando.
Non so, non ne ho idea. Vi prego, signori non vi ammassate in questo modo. Siate gentili,
signori. Fatemi il favore di non accalcarvi.
Mi alzai e mi feci largo tra la folla, raccogliendo le forze per impedire al dolore di rimandarmi
al tappeto.
Continuavo a immaginarmela l dentro. Nel buio pesto. Con la sua paura degli uomini. Mentre
qualcuno l'aggrediva nell'oscurit. Sarebbe impazzita.
Poi un altro pensiero.
Jim.
Steig che ci pedinava. Che mi assaliva. Che portava via Peggy. In quel momento mi parve di
una logica ferrea.
Attraversai il pontile di corsa, in direzione della macchina, e intanto progettavo di andarla a
cercare a casa di Jim. Strano come non avessi dubbi sul fatto di trovarla l. Solo la rabbia cieca poteva
farmi sentire tanto sicuro.
Oltrepassai i chioschi variopinti, le voci degli imbonitori che mi richiamavano con insistenza,
invitandomi a far esplodere palloncini e a spendere due soldi per lanciare cerchietti intorno a manici di
coltello, promettendomi grandi cose se solo mi fossi fermato. Avvertii una fitta al fianco, ma continuai
a correre a perdifiato.
Poi, di colpo, pensai: lo chiamo. Era assai probabile che avrebbe negato, ma non si poteva mai
dire. Magari se ne sarebbe vantato. Valeva la pena tentare.
Nella cabina asfissiante la testa prese a martellarmi. Digrignai i denti, ansimando. Cercai il
numero di Jim, il sudore che mi colava sulla faccia. Parlai con il centralino e feci inoltrare la chiamata.
La sua voce, impostata, trasudava disinvoltura.
Sono David. ...
David chi?
Newton! risposi arrabbiato. Peggy  l?
Peggy? Perch lo vuoi sapere?
 l?
Sembri isterico.
Mi hai fatto aggredire stanotte? chiesi di furia, senza riflettere. Hai fatto rapire Peggy da
Steig?
Ma di che parli?
All'improvviso mi sentii crollare. Se non era stato Steig, allora chi?
Spiegati, David. Di che cosa stai parlando? Che cosa  successo a Peggy?
Riagganciai. Mi spinsi fuori dalla cabina. Feci qualche passo. Poi ripresi a correre all'impazzata.
Ero in preda a un terrore folle. Che cosa le era successo? Dov'era? Oh, Signore, dov'era?
Abbandonai il pontile e percorsi la strada buia, oltrepassando bar dove si strimpellavano
pianoforti e una missione dove il suono scordato di un pianoforte accompagnava un coro di convertiti
stonati che salmodiavano il loro ringraziamento per la cena.
Peggy annaspai.
E la trovai nella mia macchina.
Sedeva accasciata sul lato destro. La prima impressione che ebbi fu quella di shock assoluto.
Era scossa da brividi violenti e ininterrotti. Fissava con sguardo vacuo il parabrezza e tremava. Aveva
la mano destra premuta contro i seni. Le dita della sinistra in grembo, piegate e contratte.
Peggy!
Scivolai al suo fianco e lei sollev la testa di scatto. Mi lanci un'occhiata carica di paura folle.
Le passai il braccio intorno alle spalle tremanti.
Che cosa  successo, Peggy?
Nessuna risposta. Tremava. Mi guard, poi torn a fissare il parabrezza. Le pupille erano
pianeti neri che nuotavano in un universo latteo. Non avevo mai visto occhi tanto grandi. O tanto
terrorizzati.
Piccola, sono io, Davie.
Prese a mordersi il labbro inferiore. Riuscii quasi a percepire l'emozione che la inondava. Se la
strapp fuori, letteralmente.
Di colpo le divelse le labbra. Si port le mani al volto. Poi le allontan con lo stesso gesto
repentino e le tenne davanti agli occhi in artigli stretti di carne esangue. Batt i denti, li serr e cerc di
reprimere il gemito.
Ma prese fiato. E un singhiozzo squassante le esplose dalla gola. Si pass le mani sui seni. E
vidi che il davanti del vestito era strappato e che una spallina del reggiseno era staccata.
Sono sporca, disse sporca!
Le dovetti afferrare le mani per impedirle di squarciarsi la pelle. Rimasi stupito dall'energia che
aveva nelle braccia e nei polsi. Sotto l'effetto dello shock terribile, sembrava forte come un uomo.
Smettila! Peggy, smettila!
Seduto in una Ford coup nera a Venice, California, mentre cercavo di placare l'isterismo di una
giovane sessuofoba che aveva appena subito un'aggressione.
Qualche passante si ferm a guardare con curiosit indiscreta, mentre Peggy tremava e gemeva
e digrignava i denti cercando di strapparsi la pelle che era stata sfiorata da chiss quale aggressore
depravato.
Peggy, ti prego, ti prego...
Volevo avviare il motore e allontanarmi dagli sguardi di quelle persone. Ma non potevo
permetterle di tirarsi via la pelle di dosso.
Sussultando, trattenne un lungo respiro. Poi si mise a piangere. Un pianto straziato, privo di
forza o di speranza. La tenni stretta, accarezzandole i capelli.
Va bene cos, piccola. Piangi, piangi.
Sporca gemette. Sono sporca.
No. Nient'affatto.
Sono sporca. Sporca.
Appena mi fu possibile, avviai il motore e mi allontanai dai curiosi. Costeggiai l'oceano per un
tratto, poi mi fermai in un drive-in. A quel punto lei aveva smesso di piangere e se ne stava in silenzio,
nell'angolo pi lontano del sedile, a fissarsi le mani.
Le avevo coperto il vestito strappato e la sottoveste con la giacca. Ordinai un caff e la costrinsi
a berlo. Toss, ma bevve.
Parve calmarla un poco. Mi tenni a distanza. Sapevo che lo preferiva. Quasi si schiacciava,
rannicchiata contro l'altra portiera, come fosse pronta a balzare fuori se avessi anche solo vagamente
tentato di avvicinarmi.
Dimmi come sono andate le cose.
Scosse il capo.
Se me lo dici posso aiutarti.
Alla fine parl. E l'immagine di quel che le era accaduto mi diede i brividi.
Qualcuno mi ha afferrata. Ho gridato il tuo nome ma... ma non mi hai risposto.
Ero svenuto, Peggy.
Per la prima volta mi lanci un'occhiata che non era solo di paura.
Sei stato colpito?
Mi chinai in avanti e la invitai a toccare il sangue rappreso sulla testa.
Oh, esclam preoccupandosi per un momento, Davie...
Poi si ritrasse.
Continua la incitai.
Un... un uomo mi ha messo le mani addosso. Mi ha ghermito. Mi ha strappato il vestito. Io
l'ho graffiato. Devo avergli cavato gli occhi. Oh, Signore, lo spero proprio. Spero di averlo accecatoi
Peggy, smettila.
Vidi il disgusto sul suo volto. Di colpo sollev le mani per esaminarle.
Ebbe un conato. Poi prese a strofinarsi le dita sulla gonna. Capii di cosa si trattava.
La pelle sotto le unghie. La pelle dell'uomo che aveva tentato di stuprarla.
Presi un temperino dal cassettino e le pulii le unghie mentre lei voltava il capo, tenendo gli
occhi serrati. Le sue mani tremavano tra le mie.
Credo... di avere la nausea.
Ero nauseato anch'io, mentre gettavo a terra i frammenti di pelle di qualcun altro. Dell'individuo
che aveva terrorizzato la ragazza che amavo. Fu come se fosse l, tra noi. Pensai distrattamente di
portare quei frammenti alla polizia, ma accantonai l'idea. Non ce l'avrei fatta a raccoglierli in una busta.
Peggy, pensi sia stato Steig?
In un primo momento non le riusc di parlare. Poi disse che non lo sapeva.
Se solo avessi avuto una pistola, un coltello, un rasoio, un'arma qualunque. Oh, Signore,
avrei...
Avvertii una contrazione ai muscoli dello stomaco. Finch non mi convinsi che doveva essere
fuori di s per la paura. E respinsi la domanda che stavo cercando di evitare con tutto me stesso. Invece
ne espressi un'altra, che mi assillava da quando ero rinvenuto.
Peggy...
S?
Ti ha...?
Chiuse gli occhi.
Se ci fosse riuscito, adesso non sarei qui, ma in fondo all'oceano.
Lo stomaco continu a pulsarmi mentre guidavo verso Wilshire. Il pensiero di lasciarla sola
dopo una simile esperienza mi angosciava terribilmente. Ancor peggio che restasse sola con Albert. E
se lui avesse tentato qualche approccio proprio quella notte?
E poi mi chiesi: e se fosse stato proprio Albert ad aggredirla?
Non sapevo come esporle il mio dubbio. Non volevo spaventarla senza motivo. Pareva decisa a
tornare nella sua stanza. Se le avessi fatto apparire l'ipotesi come orribile e lei se ne fosse andata...
Pensieri. Senza posa. N soluzione.
Appena svoltai sulla Ventiseiesima vidi la Dodge di Albert davanti alla casa. E c'era anche
un'altra vettura. La Cadillac di Jim.
Accostai al marciapiede. Jim scese dalla sua macchina e si affrett verso la mia. Apr lo
sportello dal lato di Peggy.
Che succede, Peggy?
Lei scosse il capo.
Vieni la invit.
Non feci in tempo a scendere a mia volta che lui l'aveva guidata verso la Cadillac, sulla quale
stava tentando di farla salire.
Non voglio venire! la sentii protestare, il tono di nuovo ai limiti dell'isteria.
Smettila, Peggy disse Jim. Voglio solo parlarti.
E lei sal. Mi avvicinai. Sbirciai all'interno e vidi le loro sagome scure. Sentii la voce attutita di
Jim.
Steig scese e fece il giro per raggiungermi.
 una conversazione privata mi inform. Gutturale. Forte accento tedesco.
La signorina Lister ... esordii, e subito mi resi conto che una delle sue mani bovine mi
aveva attanagliato un braccio. Una presa talmente potente da imprimere dolore alla carne.
Lasciami boccheggiai.
Se ne vada.
Mi trascin verso la mia macchina. Non potei fare nulla. Era troppo grosso, troppo forte.
Maledetto! lo insultai, infuriandomi di colpo. Toglimi quella manaccia lardosa di dosso.
Volevo chiamare Peggy, ma non lo feci. Non era in condizione di correre in mio aiuto. Inoltre,
mi sentivo uno scemo, a farmi portare in giro come un poppante. Lottai e digrignai i denti, in preda alla
frustrazione. Venni spinto in macchina.
Steig si ferm davanti allo sportello che aveva appena sbattuto.
Via di qui disse.
Sfammi bene a sentire, bifolco d'un crucco reagii, reso irragionevole dalla rabbia.
Indur il volto, gli occhi porcini dardeggiarono. Via di qui, prima che ti spezzi quel collo
magrolino con le mie mani.
Guard la Cadillac. Poi sibil qualcosa, e fu come una doccia ghiacciata. Se non conoscessi il
signor Vaughan, saresti gi morto. A forza di ficcare il naso...
Rimasi a bocca spalancata, le mani tremanti. Vidi la sua faccia brutale e pallida alla luce di un
lampione. E ne fui terrorizzato. Nessuno mi aveva mai minacciato di morte. Ed  un trauma per un
essere umano scoprire che un suo simile vuole farlo fuori.
Via di qui ripet Steig.
Mi tremavano le dita mentre inserivo la chiave. Tremarono sul cambio. Le gambe si mossero
spasmodiche su frizione e acceleratore. Il cuore puls violento mentre mi avviavo, col terrore di
voltarmi a guardare.
Andai via di l.
Mi sollevai sul letto, annaspando.
C'era una sagoma scura che incombeva su di me.
Il mio cuore ebbe un sussulto. No! rantolai, sollevando un braccio a difendermi da un
ipotetico colpo.
Davie, che ti prende?
Ricaddi sul guanciale, ansimando. Avvertii uno scatto nella gola. Rimasi disteso a riprendere
fiato.
Davie?
Mi... mi hai fatto paura. Sto... stavo sognando.
Oh. Scusami. Si tratta di Albert disse piano.
Che cosa...
Poi si accese la luce. Lei and al lavandino e torn. Mi premette un panno bagnato sulla fronte.
Notai con sorpresa che si era cambiata. Indossava un paio di pantaloni comodi e un maglione aderente
a collo alto. Si era anche fatta una doccia. Lo capii dall'odore di fresco che emanava, dai capelli umidi
che le erano sfuggiti dalla cuffietta. Sulle labbra un velo di rossetto.
Molto calma.
Che ha fatto?
Quando sono tornata a casa, stanotte.
S?
Sono... sono andata a lavarmi i denti e ho incontrato Albert in corridoio.
Tacque.
E allora? la incalzai.
Aveva la faccia tutta graffiata.
Albert dissi.
Mi tolse il panno con le mani delicate e salde.
E che cosa hai fatto? chiesi. Volevo raccontarle della minaccia di Steig, ma non ci riuscii.
Tutto stava accadendo troppo in fretta.
Mi accarezz dolcemente i capelli. Me ne sono andata.
Dopo aver fatto la doccia?
No, quella l'avevo fatta prima. Albert l'ho incontrato dopo.
E sei venuta direttamente qui?
Mi sono fermata per telefonare a Jim.
Non era con te? chiesi, in modo sciocco.
Parve un tantino sorpresa. Certo che no. Voleva solo sapere che cosa era successo stanotte. Ha
detto che lo avevi chiamato tu.
Giusto.
Perch?
Mi ero messo in testa che potevi essere da lui. Pensavo che forse era stato Steig a...
Il mattino seguente andammo a casa sua.
Lo riferir a Jim. E lui si sbarazzer di Steig stava dicendo.
Ne sei sicura?
Certo, Davie. Siete amici, no?
Ho i miei dubbi.
Davie.
Cambiai discorso. Sono ancora dell'idea che dovresti traslocare oggi stesso. Resta da me anche
stanotte. Ma, per l'amor del cielo, non passare un'altra notte con Albert.
Non accadr.
Poi scosse il capo. E deglut nervosamente.
Prendiamo le tue cose, e basta. Non devi neanche entrarci, in quella casa.
Arrivammo e, mentre parcheggiavo dietro la Dodge, Peggy impallid di colpo.
Piccola,  tutto sotto controllo.
Scesi. Scese anche lei.
Piccola, rimani qui. Non serve che entri.
No. Vengo con te.
Va bene, allora.
Percorremmo il vialetto. Avevo la sensazione che se Albert fosse stato l e mi avesse rivolto la
parola, l'avrei steso e poi gli avrei calpestato la faccia. Le prepotenze cui Steig mi aveva sottoposto la
sera prima avevano risvegliato in me un lato duro e spietato.
La porta d'ingresso era aperta. Entrammo in soggiorno.
La signora Grady c'? chiesi in un sussurro.
Immagino di s.
Andammo in corridoio. Lei entr in camera e io la seguii. Poi, quando si volt per chiudere la
porta, mi arriv la sua voce ridotta a un bisbiglio.
Davie...
Guardai nella sua stessa direzione. Verso la camera di Albert. Il cuore mi balz in petto.
Disteso sul pavimento c'era un corpo.
Corsi a spalancare la porta socchiusa. Sentii Peggy alle mie spalle.
La signora Grady era rannicchiata a terra. Il volto pallido rivolto al soffitto. Nella mano destra
stringeva un oggetto. Non lo distinsi con chiarezza, ma la punta era rossa...
Spostai bruscamente lo sguardo verso il letto.
Albert era l. Ci guardava, gli occhi sgranati.
Era morto. E fu a quel punto che riconobbi lo strumento in mano alla signora Grady.
Un punteruolo per il ghiaccio.
Che gli aveva trapassato il cervello.
3
Il tenente Jones, della Omicidi, era un tipo tarchiato con gli occhiali dalla montatura in
tartaruga. E un modo di fare brusco.
La signora Grady stava dando la sua versione dei fatti.
Sono andata a chiamarlo per la colazione. E l'ho trovato l con quella... quella cosa nel...
Perch l'ha estratta?
Scosse il capo. Poi gir la testa di scatto e punt il dito tremante contro Peggy.
 stata lei! disse in preda alla furia. Lo so, lo so che  stata lei!
Seduto accanto a Peggy sul grande divano a motivi floreali, non osai guardarla.
Basta cos intervenne Jones.
Basta? Mio marito  morto. Assassinato! Lo capisce o no? Le permetter di farla franca?
So bene che  stato assassinato, signora Grady. Cercheremo di smascherare quanto prima il
colpevole. Ma lei deve aiutarci ed evitare di lanciare accuse a vanvera.
Io sedevo muto e lo osservavo. E ascoltavo i mormorii provenienti dalla stanza di Albert, il
suono attutito dei flash, lo scalpiccio di piedi.
Continuavo a rivedere Albert disteso sul letto con in testa il foro praticato dal punteruolo... e
poi il resto. Il pensiero del resto era quasi intollerabile. Chi gli aveva trapassato il cervello con il
punteruolo aveva anche preso il suo rasoio per praticargli un enorme squarcio sanguinolento intorno al
collo. Che ne abbracciava quasi l'intera circonferenza. Profondo. Come per...
Come per... e mi venne la nausea.
Signorina Lister? disse Jones.
S... s?
Lei ieri sera non era in casa?
No.
Mi aveva accennato a qualche problema con la vittima?
Si esprimeva in un modo che mi faceva uscire dai gangheri. Come se stesse cercando di scartare
in fretta gli elementi irrilevanti per arrivare al nocciolo dei fatti.
Era... esord Peggy. E abbass lo sguardo. Lui...
Ieri sera Albert ha tentato di stuprarla intervenni io.
Menzogne, menzogne! strepit la signora Grady. Era un uomo buono e perbene, buono e
perbene.
La smetta, la riprese Jones o sar costretto a chiederle di lasciare la stanza.
Lei ammutol di nuovo, piagnucolando disperatamente, le spalle ossute scosse da violenti
singhiozzi.
Io, l seduto, desiderai non aver aperto bocca. Perch mi accorsi di aver offerto a Peggy il
movente perfetto. L'avevo praticamente accusata, come un idiota.
Jones guard Peggy.
 vero? indag.
Lei tent di rispondere, ma non ci riusc. Fece un brusco cenno d'assenso.
Jones torn a concentrarsi su di me. Bene, mi racconti.
Gli raccontai dei graffi sulla faccia di Albert. Di Divertilandia e dell'aggressione che sia io che
Peggy avevamo subito. Le mie parole furono inframmezzate dai gemiti e dalle proteste smorzate della
signora Grady. Non mi era chiaro se davvero dubitasse di me. Dopotutto, pensai, il punteruolo lo
teneva in mano lei. E di sicuro non le mancava un movente.
L'ha visto? chiese Jones.
Ieri sera, intende?
Ieri sera.
No, io...
Perch no?
Era buio pesto.
Capisco disse Jones. Ma in realt stava dicendo, 'caso chiuso, avanti il prossimo'. Mi venne in
mente che poteva anche pensare che fossi stato io. L'amante geloso. Abbassai lo sguardo.
Jones torn a mettere sotto torchio Peggy. Quindi voi due eravate insieme?
Lei deglut. S.
E pi tardi... consult il taccuino che teneva in mano ha raggiunto Newton nel suo
appartamento.
Peggy pareva turbata. Io...
A che ora  arrivata?
 arrivata pi o meno alle... mi intromisi.
Sarebbe tanto gentile da permettere alla signorina... un'altra occhiata al taccuino ...alla
signorina Lister di rispondere?
Alle due, circa disse lei.
Perch c' andata?
Perch avevo visto i graffi sulla faccia di Albert. Non volevo che...
Menzogne... menzogne! La signora Grady. Assassina!
La voce le si spezz in un singulto strozzato quando vide due uomini entrare nella stanza
trasportando una lettiga con sopra un corpo coperto da un lenzuolo.
Non potevate passare dal retro? chiese bruscamente Jones.
Il vicolo  troppo stretto rispose un poliziotto annoiato.
La signora Grady si alz. L'espressione tesa e stralunata.
Vado con lui. Vado con il mio amore.
Non servir a niente disse piano Jones.
Ho detto che vado. La voce rotta, lo sguardo quasi febbrile.
Jones la lasci fare. Disse qualche parola a uno dei poliziotti. Mentre era impegnato, mi rivolsi
a Peggy. Non dirgli quello che pensi degli uomini sussurrai.
Come?
Lanciai un'occhiata a Jones. Poi ripetei, sussurrando a mezza bocca, Ho detto, non raccontare a
questo tipo quello che pensi degli uomini. Servirebbe solo a...
Mi guard, incuriosita.
Che cosa le stava dicendo? indag Jones.
Niente risposi confuso.
Jones mi studi con freddezza. Non si parla disse. Poi si sedette, mentre la porta si chiudeva
dietro la signora Grady e il suo defunto consorte.
 sicura che la vittima sia la stessa persona che ha tentato di stuprarla? chiese a Peggy.
So come ho graffiato la faccia dell'individuo che... E Albert aveva gli stessi graffi. L'ha
visto...
Gi. Ha incontrato qualcun altro, ieri notte?
Il mio... avvocato.
Quando?
Quando siamo tornati da Venice.
E gli ha raccontato dell'aggressione?
S.
E quando ha parlato con il suo avvocato, sospettava gi che il morto fosse il suo aggressore?
Non ancora. Pi tardi gli ho detto che era stato il signor Grady.
L'ha rivisto, quindi?
L'ho chiamato prima di raggiungere... il signor Newton. Abbass lo sguardo, imbarazzata.
Il signor Newton, pensai. Omicidio, l'inquietante spersonalizzatore.
Poi suonarono alla porta. Jones si alz e and ad aprire.
Jim. Entr e parl con Jones per qualche minuto, poi entrambi scortarono Peggy alla stazione di
polizia. Io non fui invitato. Salendo sulla macchina della polizia, Jim ordin a Steig di seguirli. Avvertii
un formicolio allo stomaco, non appena incrociai lo sguardo che il grosso tedesco mi lanci prima di
salire sulla Cadillac. Provai a immaginarmelo con un punteruolo in una mano e un rasoio nell'altra.
Niente di pi facile.
Tentai di attirare l'attenzione di Peggy mentre la macchina si scostava dal marciapiede. Ma lei
evit il mio sguardo. Ne dedussi che fosse perch in qualche modo le avevo fatto intendere che
sospettavo di lei.
Osservai le due macchine che si allontanavano nella via. E mi sentii nauseato e svuotato.
Quel pomeriggio, nella mia stanza, stavo provando a schiacciare un pisolino quando sentii dei
passi sul portico e, guardando fuori dalla finestra, vidi che era Jim.
Entra dissi quando buss. Per prima cosa mi informai sulle condizioni di Peggy.
Sta come ci si pu aspettare rispose, sempre criptico.
E che diavolo significa?
Si tolse il cappello e mi guard con freddezza.
Se stai per dirmi che Peggy ha ucciso Albert, risparmia il fiato. So che non l'ha fatto.
E come lo sai?
Lo so e basta.
Gran bella linea difensiva, David. Hai sempre parlato a sproposito.
E tu hai sempre distrutto qualsiasi cosa ti intralciasse la strada.
Un sussulto. Fugace. Sospir.
Che senso ha? chiese. Si infil la mano nella tasca interna della giacca e ne estrasse un
elegante portafogli di pelle.
Mi stava porgendo qualcosa.
Be', prendi mi incit. Fece una pausa a effetto. Avrai mica paura?
Allungai una mano visibilmente tremante e presi quel che mi porgeva. Intanto pensavo,
immaginavo... rifiutavo di credere.
No borbottai.
Leggi.
Il ritaglio era vecchio di cinque anni. Testata di San Francisco. Foto di un perfetto sconosciuto.
E accanto una foto di Peggy. Titolo:
STUDENTE REDUCE DI GUERRA ACCOLTELLATO
LA MOGLIE INCINTA CONFESSA
Mi accasciai sul letto, gli occhi fissi al pavimento. Il ritaglio ancora penzolante dalle mie dita
inerti. Jim rimase seduto sulla sedia a guardarmi. Con un'espressione vagamente compassionevole,
adesso. Aveva segnato il suo punto. Non doveva pi infierire.
Conobbi il padre di Peggy in marina, durante la guerra disse. Fui il suo attendente per circa
un anno quando era membro della corte marziale.
Una volta finita la guerra, mi invit pi volte a cena da lui. Questo prima che tornassi a casa
nel Missouri. Rimasi sulla costa circa tre mesi, dopo il congedo.
Lister non stava tentando di essere socievole. Scoprii che voleva solo convincermi a restare in
marina. A casa del comandante conobbi Peggy.
Fece una pausa e lo sentii schiarirsi la gola nel silenzio della stanza. Io me ne restai sdraiato,
apatico.
Non nacque nessuna attrazione. E quando tornai in Missouri la dimenticai, come lei dimentic
me. Spos George.
C'era dell'amarezza nella sua voce? Non ne ero certo. Non indagai.
Si tratt, come si dice, di un matrimonio riparatore prosegu Jim, e c'era amarezza nella sua
voce. Peggy vi fu costretta dal padre. Una notte rimase fuori fino a tardi e il comandante Lister
l'accus di aver avuto rapporti intimi con George. Disse che il loro buon nome era stato infangato. E la
povera Peggy, troppo ingenua per capire, troppo timida per discutere, spos George.
Sorrise, senza compiacimento. Immagino che mi stesse mostrando un briciolo dei suoi
sentimenti solo perch riteneva di aver vinto la battaglia.
A George non importava. Per lui non c'erano problemi. E forse all'inizio neanche Peggy si
preoccup troppo. Odiava suo padre. Lo odia anche adesso. Ancora me ne sfuggono i motivi.
Risalgono ad anni addietro. Comunque, all'inizio lei era proprio contenta di andarsene da casa. Di
liberarsi del controllo tirannico di suo padre. Se tra le mura domestiche si comportava da monolite
insensibile come in tribunale, Peggy con lui deve aver vissuto in modo intollerabile. Poi, qualche anno
dopo, l'incontrai di nuovo. Avevo aperto uno studio a San Francisco. E un bel giorno Peggy fece il suo
ingresso.
Trasse un profondo respiro.
Non la riconobbi, David. Era quasi... scheletrica. La faccia segnata. Gli occhi infossati e pesti.
Pareva stesse combattendo contro una grave malattia da anni.
Pausa.
Ed era proprio cos. Era sposata con George.
Girai la testa sul guanciale e lo osservai. Fissava la parete, le mani strette in grembo.
Sorvoler sui dettagli. Ovviamente, i suoi problemi erano in parte sessuali.
Assunse un tono sprezzante.
Il marito non mostrava nessun riguardo per i timori di Peggy, per la sua ipersensibilit. E
questo la stava uccidendo. Senza contare che lui frequentava l'universit grazie alla borsa per reduci,
che rappresentava la loro unica entrata. Erano poveri in canna. E per una ragazza come Peggy, abituata
al benessere, quella era forse la tortura pi grande.
Si agit sulla sedia.
Disse che voleva il divorzio. Disse che un dottore le aveva spiegato che per tornare in salute
doveva divorziare. La frustrazione sessuale, l'estrema miseria le stavano minando corpo e mente. In
pi, era incinta. Non arrivammo mai a farle ottenere il divorzio. Cominciai a preparare i documenti, ma
era troppo tardi.
Si guard le mani.
Qualche giorno dopo, Peggy usc di senno e pugnal a morte il marito nel loro monolocale. Il
che ti d la misura di quanto soffrisse. Perch lei  una ragazza dolcissima, come sai.
Sapevo.
Poi venne da me. La portai alla polizia. Pagai la cauzione. La difesi. Ottenni una sentenza di
temporanea infermit mentale, ma nel frattempo lei abort. Cercai di aiutarla a dimenticare. Le diedi dei
soldi per vivere, perch non aveva risorse e non volevo che finisse col fare la commessa in qualche
emporietto da due soldi, come quando era sposata.
Mi aveva parlato di... alimenti dissi, a me stesso. Diedi voce ai miei pensieri, tutto qui.
Scosse la testa.
E hai dubitato di quel che ti avevo detto. Adesso capisci cosa intendevo. La bugia sulla morte
di suo marito, l'omissione sulla sua gravidanza. La menzogna sui soldi che riceve. Peggy.
Non so che ora fosse. Perch ero tornato al passato. Le ombre degli anni mi guizzavano nella
mente.
Jim, io, seduti nel suo studio all'universit. Era assistente del direttore della facolt di
giurisprudenza.
Jim che parlava. Non credo che tu sappia tutto di Linda diceva, la faccia serissima.
Cio?
Viene a letto con me da un anno.
La mazzata. La mia attrazione cieca per l'intelligenza viva di Linda, per i suoi lunghi capelli
rossi, per il suo fisico slanciato... in frantumi.
Pi tardi, ovviamente, scoprii che era una menzogna. Jim non l'aveva mai neanche baciata.
E quella storia mi aveva riportato indietro. Ma non del tutto. C'era il ritaglio. Lei aveva ucciso
suo marito. E il resto? Non ne avevo idea.
Quindi, indipendentemente da Jim e dai fatti, rieccomi in macchina. A sfiorare i limiti di
velocit su Wilshire. A entrare senza bussare. Fingendo di ignorare il brivido che mi dava rimettere
piede in quella casa.
Lei stava facendo le valigie, la faccia triste.
Peggy.
Mi fermai sulla soglia. Consapevole che, se la storia di Jim corrispondeva al vero, il nostro
amore non aveva futuro. Perch era fondato sulla menzogna. Ma mi consolava che Jim non avesse mai
detto che a uccidere Albert era stata Peggy.
Mi diede un'occhiata e continu a fare i bagagli. Girava per la stanza, muovendosi con gesti
bruschi e a scatti. La osservai un attimo. E proprio non mi riusc di immaginare quelle mani
commettere un omicidio.
Mi sedetti sul letto, accanto alla valigia.
Peggy.
Nessuna risposta.
Vorrei spiegarti perch non sono tornato questo pomeriggio.
Non  necessario.
Davvero?
No.
Ho visto Jim, questo pomeriggio.
Capisco.
Gelida. Come fosse una donna cui non importava niente di niente. Invece di una ragazza timida
e timorosa, spaventata dal mondo e dai suoi infiniti orrori.
Mi allungai e le afferrai il polso. Non mi concesse l'onore di ribellarsi. Si limit a guardare
dritto davanti a s.
Mi ha mostrato un ritaglio di giornale, Peggy.
Spost lo sguardo su di me.
Era la cronaca di come hai ucciso tuo marito.
Rabbrivid e il suo polso ricadde.
Mi ha anche detto che  lui a mantenerti, che non ci sono alimenti.
Desiderai di cuore che mi aggredisse verbalmente, negando tutto. Ma non ne ebbe la forza.
Rimase zitta. Alla fine sussurr, Lasciami.
Quando mi spiegherai perch mi hai mentito. Su tante cose.
Non volevo dirtelo.
Perch?
Si morse il labbro inferiore, senza guardarmi.
Peggy, voglio la verit! Mi senti?
Lei represse un singhiozzo.
Che genere di ragazza sei, se parli d'amore e intanto non la smetti un secondo di mentire alla
persona che dici di amare? Che razza di egoista...
Egoista!
Allontan la mano con uno strattone.
Egoista! Certo, sono egoista! Molto! Cresciuta con un padre che mi odiava. Che ha fatto tutto
il possibile per rendermi la vita un inferno. Sballottandomi da una citt all'altra, senza una casa. Solo
alberghi e motel e squallidi appartamentini vicino alle basi navali. I ragazzi cercavano di abusare di me.
I vecchi mi facevano profferte. E, ciliegina sulla torta, ho sposato un animale che mi ha trascinata nella
miseria, riversandomi addosso il suo schifo. Schifo, hai capito? Un uomo che mi ha messo incinta e poi
ha tentato di farmi abortire! Un uomo che non aveva nessun riguardo per me. Ero solo carne, per lui. E
l'ho ammazzato, e lo ammazzerei ancora per tutto quello che mi ha fatto! E adesso... proprio quando
mi capita qualcosa di buono per la prima volta... quando cerco di tenermi stretta l'unica cosa bella che
abbia mai avuto... mi dai dell'egoista! Certo, s-sono un'egoista...
Mi volt le spalle. Era scossa da tremiti, mentre combatteva il pianto senza riuscirci. Incapace
di impedire alla tristezza repressa per anni di sgorgare a fiotti.
Mi alzai piano. Mi fermai dietro di lei. Sollevai le mani per posargliele sulle spalle. Poi le
allontanai. Ero confuso. Terribilmente contrito. Tutto pareva comporsi in un disegno. Jim aveva
esagerato nel sottolineare le sfumature inquietanti di un quadro gi di per s fosco. A suo vantaggio.
Pianse a lungo. Sedemmo sul letto, e io continuai ad asciugarle gli occhi con il mio fazzoletto.
Pi tardi le chiesi del matrimonio. In sostanza, mi ripet quel che mi aveva raccontato Jim.
E i soldi?
I soldi?
Quelli di Jim.
Mi lanci uno sguardo desolato. Perch... che c' di male se gli va di darmeli?
Piccola, ti mantiene!
Non mi ha mai sfiorata, Davie.
 il concetto, Peggy.
Mi guardo, lievemente spaventata.
Peg?
S, tesoro?
Sei stata tu a...
A fare che cosa?
Mi ammutolii. Alla fine, dissi, Posso capirlo, se sei stata tu, Peg. Rester al tuo fianco. Io...
Onorerai la mia memoria?
No, io...
Non ho ucciso Albert.
Mi aggrappai a quell'affermazione. Mi ci arpionai e fu come un tonico, il primo momento di
sollievo dopo una febbre virulenta.
Ti credo dissi.
Quel pomeriggio trasferimmo le sue cose nella nuova casa e io tentai di convincerla a dire di
Jim alla polizia. Ma lei rifiut, seguendo la sua logica infantile. Allora proposi di affrontare Jim e le sue
bugie, ma rifiut ancora. Disse che le pareva sleale.
Cos andai a trovare Jim da solo. Non era in casa, ma c'era qualcun altro.
Audrey.
Audrey mi gett le braccia al collo. Indossava un pigiama palazzo di seta. Nero e trasparente,
senza niente sotto. Avvertii la morbidezza dei suoi seni nudi premuti contro di me.
Diamoci un bacio, Dave.
Il viso sottile, quel sorriso dolce. Le labbra soffici premute contro le mie. E percepii la sua
tensione. Nel modo in cui mi teneva stretto. Non era normale.
Un sospetto, corroborato dal forte odore di whisky nel suo alito.
Fu un colpo. All'universit Audrey non beveva mai.
Si limitava a seguire Jim ovunque, discepola della sua presenza indifferente. E a far tesoro delle
poche briciole di affetto che lui le elargiva.
Ges, Dave, che piacere vederti.
Un piacere reciproco, Audrey.
Si ritrasse, le piccole mani ancora aggrappate alle mie spalle.
Vediamo un po'. S. Sei ingrassato. Opulenza o birra?
Ridacchiai e mi chinai a baciarle la guancia.
Audrey, Audrey. Che cosa significa questa metamorfosi? Mi ricordo le scarpe Oxford e lo
sguardo che sprizzava ingenuit. E adesso trovo una nuova acconciatura, un pigiama sexy e... be'...
Liquori?
Cercai di cambiare discorso.
Ma vieni, accomodati, parliamo un po'. Sono sola.
Jim non c'? chiesi mentre mi faceva strada nel soggiorno, enorme e vuoto.
 via per affari.
Afferrai il concetto. Troppa vivacit, troppa fretta. Aveva pronunciato la frase con troppa
disinvoltura. E capii che c'erano state tante notti in cui Audrey era rimasta a casa e Jim era uscito per
'affari'. Sinonimo americano di tradimento. Certo, tutto quadrava. L'universit era stata solo il
preambolo.
Mi sedetti e Audrey prepar due drink, enormi, lisci. Tracann il suo in un soffio e si riemp di
nuovo il bicchiere.
Conversammo a lungo. Non fu molto piacevole.
Pi tardi mi rivel: Qualche volta mi viene da urlare.
Mi venne in mente Peggy. Qualche volta succede anche a me.
Poi mi alzai. Devo andare dissi. Evitando di aggiungere, 'prima di perdere il controllo'. Mi
avvicinai.
Arrivederci, Aud...
Mi ammutolii quando vidi il suo sguardo. Respirava a fatica. Il che la faceva tremare. Era come
se qualcosa le ribollisse dentro.
Potrei urlare ribad.
Fallo.
Di colpo mi afferr le braccia e mi premette la bocca spalancata contro il petto. Sentii nella
carne il suono attutito del suo grido a pieni polmoni. Dur finch ebbe fiato. Poi lei sollev il volto
arrossato e mi fiss, ansimando.
Ecco fatto disse, a fatica. In genere  un cuscino. Grazie per aver fatto da bel cuscino.
Si scost. La seguii fuori dalla stanza. Ci fermammo sulla porta d'ingresso.
Mi saluti con un bacio?
Si sollev sulle punte e mi fece scivolare le braccia intorno al collo. Strofin le labbra calde
sulle mie. Poi sorrise e mi accarezz la guancia.
Come sei dolce. Vorrei... Scroll le spalle. Ma tanto che cambia?
Arrivederci, Audrey.
Arrivederci, tesoro.
Uscii e mi avviai alla macchina. Salii e rimasi a lungo seduto a fissare il parabrezza,
rimpiangendo di non essere rimasto con Peggy.
Poi, mentre mettevo in moto, una luce si rivers sulla macchina dal portico.
Dave!
Vidi Audrey che attraversava il portico e scendeva i gradini correndo. Indossava un lungo
impermeabile nero con un cappuccio. Vidi una cameriera che la guardava andar via. Poi la cameriera
fece spallucce e chiuse la porta.
Audrey gir intorno alla macchina, apr la portiera e scivol dentro.
Che ne dici di dare un passaggio in citt a questa ragazza?
Va bene risposi, preso in contropiede.
Di nuovo sulla Pacific Coast Highway, le chiesi dove voleva andare.
Santa Monica.
Ma non sei vestita da sera.
Nessuno ci far caso, dove sto andando.
Vale a dire?
Lasciami in centro gliss. Non vado in nessun posto in particolare. Magari mi infilo in un
cinema.
D'accordo.
Guidai in silenzio per un po'. Audrey sedeva fissando il nastro di strada che si srotolava sotto i
fari. Il volto inespressivo.
Puoi farmi scendere qui disse tra Wilshire e la Terza.
Ti porto in centro.
Non sei obbligato.
Rallentai tra Santa Monica e la Terza.
Qui  perfetto disse Audrey.
Io proseguii. Arrivai fino a Broadway. Fermai la macchina e lei si volt a guardarmi.
Non sono una gran furba, eh?
Broadway  la zona dei bar.
Vieni con me. Ti presento la mia ragazza.
Oh, hai una ragazza.
Andiamo. Chiudi la portiera.
No.
Peggy ti piacer.
E dall'espressione che fece mi ricordai di colpo che era suo marito a voler sposare Peggy. E, a
differenza di Jim, fui ben certo che Audrey non l'aveva affatto 'presa bene'.
Ebbe un brivido e scese dalla macchina.
Ciao disse in fretta prima di sbattere lo sportello.
Stava gi svoltando l'angolo. Misi in moto la macchina e girai a mia volta. La vidi infilarsi nel
Bamboo Grill.
Andai da Peggy e trovai un biglietto sulla porta.
Davie,  venuto Jim. Ha detto che dovevamo discutere della mia situazione legale. Gli ho
spiegato che ti stavo aspettando ma ha insistito dicendo che era importante. Dopotutto, Davie, devo pur
avere un avvocato, ma non conosco nessun altro e lui non mi fa pagare. Mi dispiace, temo che dovr
andare. Chiamami domattina.
Peggy
Situazione legale. Ci credevo proprio, che stessero discutendone. Lui le stava di sicuro
propinando qualche altra menzogna. Ero furioso. Le avevo detto che sarei tornato presto. Avrebbe
dovuto aspettarmi. Dopo tutta la tensione tra noi, ci mancava questo.
Tornai accanto alla macchina, torvo, col desiderio di vendicarmi. Ero nauseato da tutta la
faccenda. Volevo scriverle un messaggio dicendole che era finita. Volevo ferirla. Ma sapevo che non
ne avevo il diritto.
D'altro canto, non mi andava di tornare a casa.
Audrey. In centro, tutta sola, c'era la mia cara amica Audrey.
Mi infilai in macchina e tornai al Bamboo Grill. Lei non c'era, e non era neanche nei successivi
quattro bar in cui mi affacciai. Ma io mi feci un bicchiere a ogni sosta.
Nel quinto bar decisi: al diavolo tutto. Mi impadronii di un spar e ordinai bourbon con acqua.
Ne bevvi met. Poi la vidi comparire. Dal cosmo. Dall'universo. Dalla toilette delle signore.
E, per quanto alticcia e scomposta, Audrey era un pesce fuor d'acqua.
Quasi super il mio tavolo.
Ti pago un bicchiere, bella?
Si gir per darmi una rispostaccia e mi vide.
Davie!
Scivol di fronte a me. Aveva ancora l'impermeabile.
Da dove sbuchi? chiese.
Dal cosmo, dall'universo dissi.
Io, dal bagno.
Mi concedi l'onore di offrirti una magnum di Chantilly?
Sbaglio o  un tipo di merletto?
Chi lo sa? Se  un merletto, ce lo beviamo lo stesso.
Bevemmo parecchio. Il tempo parve passare. E mi ritrovai seduto al suo fianco, invece che
dall'altra parte del tavolo. Con un forte senso di ubriachezza. La perdita di equilibrio. L'ansia di
apparire superbrillante, il desiderio che il cervello, bench incastonato in un torpore lanoso, scintillasse
come un gioiello.
E ricordo che, verso mezzanotte, osai posare le mie labbra sulle sue. E sentii salire l'eccitazione
animale. E non me ne preoccupai. Lei non cerc neanche di fermarmi le mani. Il suo corpo era caldo,
morbido e arrendevole.
Non so che ora fosse. In qualche modo ci ritrovammo in macchina, a percorrere Broadway. Poi
Wilshire e Lincoln. Me lo ricordo, questo. Parcheggiammo. Scendemmo dalla macchina ed entrammo
nella mia stanza. Al buio, ondeggiando come in un sogno. Le tolsi l'impermeabile, lasciando che tutti i
miei principi venissero spazzati via dalle ondate di violento desiderio che mi montavano dentro.
Era buio. Mi stava aspettando, nuda nella fresca oscurit.
Poi una macchina pass lentamente nel vicolo accanto alla casa. E la luce dei fari gioc con il
viso di Audrey. Giaceva sul letto, e io tenevo un ginocchio poggiato sul materasso, al suo fianco.
Vidi il suo volto. Era immoto. Quei fari furono come un lampo di rivelazione sui suoi tratti
inespressivi.
Aveva le guance lucide di lacrime.
Audrey. La mia voce era spezzata. Dentro mi stava crescendo qualcosa di freddo, in grado di
gelarmi con la stessa violenza con cui mi ero eccitato. Scesi dal letto e avanzai a tentoni verso
l'armadio. In piedi, tremante, indossai la vestaglia. Rimasi l a lungo, ad armeggiare con la cintura.
Poi tornai al letto. Mi sporsi e le coprii il corpo nudo con le lenzuola. In silenzio, mi chinai a
baciarle la fronte.
Avevo paura di parlare. Mentre mi rialzavo, lei mi pass le braccia attorno al collo.
Mi dispiace sussurr, ho tentato di convincermi che andasse bene cos. Ma...
Quasi caddi dalla sedia per la sorpresa quando bussarono alla porta. Colpi sonori, decisi.
Mi sollevai con una smorfia per via della schiena e del collo irrigiditi. Il cuore mi batteva forte.
Avevo un po' di mal di testa.
All'improvviso mi ricordai di Audrey e rimasi senza fiato. Corsi con lo sguardo verso il profilo
scuro del suo corpo sul mio letto. Nudo e addormentato.
Non sapevo che pesci pigliare. Rimasi l in preda ai brividi, a fissare come un idiota prima il
letto e poi la porta. Sussultai quando lei si agit inquieta. Gemette e si gir sul fianco. Dovevo essere
paralizzato. Riuscivo solo a immaginare Peggy sulla soglia. Dichiararmi innocente sarebbe stato del
tutto inutile.
Andai alla porta.
Che succede? chiese Audrey, spaventata e insonnolita. Si era sollevata su un gomito.
Shhh! le intimai io, agitato.
Poi mi ritrassi con un balzo, mentre la porta veniva spalancata con violenza e una sagoma si
stagliava nella cornice, illuminata dalla luce in corridoio. Una sagoma alta, piazzata, forzuta.
Steig.
Entr e fece scattare l'interruttore.
Non so cosa provai in un primo momento. Vergogna, paura, rabbia. Ma lo aggredii.
Fuori di qui! quasi urlai. Chiedendomi d'un tratto se gli altri inquilini della casa si fossero
ormai svegliati.
Fui interrotto bruscamente da un destro allo stomaco che mi fece piegare in due.
La notte mi si rivers addosso. Stavo curvo, annaspavo. Mi parve che il pavimento fosse fluido
come acqua.
Un altro cazzotto a una tempia. Fu come un maglio di ferro. Mi sped sul tavolo e mi fece
schiantare a terra insieme a tutte le suppellettili.
Ero inerme. Ho letto di persone che reagiscono dopo pestaggi del genere. Ma come si fa a
reagire se non si riesce a respirare e a vedere?
Sentii una delle sue mani bovine afferrarmi l'avambraccio destro.
Smettila! strill Audrey. Smettila, Steig!
Venni sollevato di peso. Poi una pietra mi colp in faccia e avvertii il sangue caldo che mi
usciva dal naso e un dolore acuto alla testa.
Stai alla larga! abbai Steig. Alla larga!
Penso che mi avrebbe pestato a morte se Audrey non si fosse precipitata a bloccargli il braccio.
Era la moglie di Vaughan, la moglie del signor Vaughan. Non doveva azzardarsi a farle del male.
Fu costretto a lasciarmi andare. E il suo modo di mollarmi fu farmi volare per la stanza. Andai a
sbattere contro il divisorio tra la camera e il cucinino. Poi scivolai gi e mi rattrappii in un mucchietto
sul tappeto.
Lasciami! sentii gridare Audrey.
Non potevo aiutarla. Ero andato. Precipitato in un pozzo nero e doloroso. Doloroso. Doloroso.
4
Mi sentii di schifo per un paio di giorni. Tutto sembrava andare storto.
Jones fece un salto per avvertirmi che era pericoloso avere a che fare con la cricca di Jim.
Informazione che arrivava un tantino in tardi cos mi limitai a grugnire.
Gli dissi che volevo sporgere denuncia contro Steig e mi rispose che mi sarei dato pena per
niente.
Niente?
Certo, che prove avevo?
Gli feci notare che Audrey era presente e Jones mi fece notare, senza troppe cerimonie, che la
stessa Audrey finiva sempre alla centrale per accuse varie legate all'ubriachezza e che la sua
testimonianza non valeva nulla. Mi disse anche che Steig era un tipaccio, come se non lo sapessi gi, e
che a Chicago, ai tempi in cui Jim l'aveva pescato, faceva il sicario di professione.
Jones si conged e io andai da Peggy, dove lo incrociai di nuovo mentre usciva
dall'appartamento. Mi fece un sorrisetto sdegnoso.
Peggy era dentro. Insieme a Dennis. E incominci un altro pomeriggio infame. Dennis era di
pessimo umore e mi fece ben capire che Peggy piaceva a lui e che io non dovevo pi vederla. Una cosa
tir l'altra e finimmo per azzuffarci. Riversai su Dennis tutta la rabbia che Steig aveva risvegliato in me
e, quando smettemmo di picchiarci, lui era sconfitto e sanguinante.
Mentre tentava di rialzarsi, Peggy se ne usc dicendo che sarebbe stato 'carino' se l'avessi
riaccompagnato a casa.
Carino, davvero.
Lo portai a casa. Non apr bocca per tutto il tragitto, ma appena varcammo l'ingresso, a Malibu,
si mise a bisticciare con Jim. Jim lo sped di sopra e mi invit nel suo studio per un'altra paternale.
Rimasi seduto come uno scemo a sentirgli dire che Peggy apparteneva a lui. A lui e basta.
Quanto a me, dovevo farmi da parte, altrimenti, be'...
Peggy sar mia. L'allontaner dalla tua influenza fuorviante. E se per riuscirci dovr mentire,
mentir, giustificando i mezzi con il fine. Potrai smascherare una menzogna. Ne inventer un'altra.
Potrai svelarle tutte, una a una, ma le mie parole ti surclasseranno e ti precederanno. Ti costruir
intorno un tale castello di menzogne da indurre Peggy a dubitare della tua credibilit. L'ho gi fatto con
altri uomini abbastanza stupidi da pensare di poterla avere. Sono pi forte di te. E pi determinato. Ti
sconfigger. Con qualunque mezzo.
Anche l'omicidio.
E lo osservai.
Nessun fremito, nessun guizzo. Era un vero maestro della dissimulazione. Sorrise, noncurante.
Sta a te provarlo.
Dovetti affrontare il suo sorriso, freddo e deciso come quello di un sicario.
Convincer Audrey a raccontarmi tutti i tuoi... esordii.
Finalmente. Una reazione.
Audrey deve restarne fuori disse, teso.
Io non lascer fuori proprio niente, ribattei piano, con tutta l'ostilit possibile perch non lo
farai neanche tu; l'hai appena detto. Perch hai deciso che questa non sar una battaglia tra
gentiluomini.
Lascia fuori Audrey.
Pronunciato con pi tenacia. Stava perdendo piano piano la calma. E provai un piacere assoluto
nel vederla svanire.
Qualcuno comincia a scaldarsi commentai.
Guidai lentamente verso casa. Per tutto il tragitto pensai allo sguardo di cieca rabbia fremente
che ero riuscito a estorcergli. Alle sue minacce, che senza dubbio intendeva tradurre in azioni. Alle mie
misere, inefficaci repliche. A come avrei fatto a mettere in atto quel che gli avevo anticipato.
Un passo era imprescindibile, pensai.
Attribuirgli l'omicidio. Il resto aveva poca importanza, comunque. Perch ferire Audrey? O
Dennis? Loro non avevano colpe. Meglio un'accusa di omicidio nei confronti di Jim e Steig. Due
piccioni con una sola citazione.
E pensai a quel che gli avevo detto.
Qualcuno comincia a scaldarsi, avevo detto.
Certo. C' sempre qualcuno che si infervora. Per la politica. Per la religione. Per capire da dove
gli arriver il prossimo pasto. Per un sacco di motivi.
E per le donne? Santo cielo, roba da infarto.
E il giorno dopo arriv Peggy e mi disse che Jim voleva invitarci a cena e poi a un concerto al
Bowl. Noi due?
Sissignore, disse lei. Noi due. Io e Peggy. A che si deve questo cambiamento?
Gli ho spiegato che non rinuncer a vederti.
Ti aveva chiesto di farlo?
S.
Se la stava gi lavorando. Gi? Probabilmente aveva cominciato la volta che lei era andata a
dirgli che voleva il divorzio. Non era difficile desiderare Peggy. E per uno come Jim, che si prendeva
quel che voleva... mi chiesi quanti uomini che le avevano girato intorno avesse messo in fuga.
Gli ho spiegato che non era mia intenzione smettere di vederti ripet. Gli ho detto che se era
questo che voleva, mi sarei cercata un altro avvocato. Mi figurai la reazione di Jim.
Tutto qui?
E lui ha detto che andava bene, che potevo vederti, se proprio lo desideravo.
Gentile da parte sua.
S. Mi ha detto...
Che cosa?
Parve in imbarazzo. Non ha importanza.
Dimmelo.
No, Davie, non...
Dimmelo.
Be'... Era sconvolta. Ha detto che... tu... che ti avrebbe fatto fare brutta figura. Una cosa
stupida.
Stupida.
Indossai la giacca.
Ti avrebbe mostrato che non valgo nulla aggiunsi.
Cambiamo discorso. Parliamo d'altro. Sai che cosa c' in programma stasera? La Seconda
sinfonia di Sibelius. Non  fantastico?
Le presi il braccio, sospirando sconfortato.
Sono sicuro che ne andremo pazzi, tutti e tre.
Una delle prime frasi che Jim pronunci a cena fu: David, desidero scusarmi sentitamente per
il terribile errore commesso da Steig l'altra notte. Immagino sia saltato a conclusioni prive di
fondamento.
Si strinse nelle spalle, da brillante apologeta quale non era affatto.
Steig  stato punito disse, come un maestro rigoroso.
Che hai fatto, gli hai tolto i suoi ragnetti preferiti?
Sorrise. Un sorriso ben calibrato. Una perfetta miscela di divertimento e distacco. Uno sguardo
che diceva a Peggy - ecco, lo vedi anche tu, tesoro, te l'avevo detto che questo tanghero era del tutto
incapace di comportarsi come si deve.
A cena bevvi parecchio. Non so cosa mi fosse preso. Forse sono stato abituato male.
Comunque, non riuscii a prendere quella serata per il verso giusto. Non potevo battere Jim sul suo
terreno e in un gioco di cui era lui a dettare le regole. Mi sentii da subito in trappola, un fesso infelice.
Di conseguenza bevvi e mi lagnai come un moccioso per tutta la sera.
Bench ubriaco, non mi sfuggiva la tattica di Jim, abbastanza evidente. Una semplice manovra.
Una eccessiva gentilezza nei miei confronti, un atteggiamento compito e impeccabile nei confronti di
Peggy. E, al di l dell'apparenza, una mente che faceva a pezzi come un machete l'opinione che Peggy
aveva di me. In che modo?
Ostentando.
Semplice. Come i ragazzini. A testa in gi, tutti paonazzi per impressionare piccole inquisitrici
con le treccine. E da grandi si continua. Ma in modo pi subdolo. Si smette di stare a testa in gi. Ci
sono altri modi.
Ci port da Ciro per cena. Ordin per tutti e tre, come un padre. Iniziai a protestare, ma mi fece
sentire un imbranato. Disse che conosceva i piatti migliori serviti in quel ristorante. Non volevo ancora
fare una scenata, quindi gli permisi di continuare a sfidarmi con la sua giovialit.
Ci stava affabulando. Stava affabulando Peggy. Con la sua competenza in fatto di vini e cibi
esotici. E, naturalmente, ordinando i piatti pi costosi sul menu - costosi davvero.
E trattando me per tutto il tempo come un figlioletto maleducato che non aveva potuto evitare di
trascinarsi dietro perch nessuno voleva occuparsi del bastardello.
Indirizzandomi piccole staffilate ben confezionate.
Come: Stai molto bene stasera, David, quel completo mi piaceva tanto all'universit.
Oppure: Vieni qui spesso, David?
O anche... ma  inutile continuare. C' da dire solo una cosa. Peggy era impressionata. A
dispetto del cosiddetto amore che nutriva nei miei confronti. A dispetto di quanto fosse evidente che
Jim stava tentando di svilirmi.
Mentre bevevo, continuavo a pensare a Audrey, spinta allo stesso rimedio, senza scampo ormai.
La vedevo nella sua stanza, a struggersi per quel gigante di egoismo, o in giro in macchina per la citt
alla ricerca di bar dove trovare una consolazione color ambra. Il tormento che aveva in corpo per un
uomo cui non interessava se fosse viva o morta.
E a Dennis, con quel suo carattere irritabile e quella sua ostinazione, che passava da una bizza
all'altra, che voleva Peggy solo perch la voleva anche suo fratello. Tutti quegli esseri umani in cerca di
qualcosa.
Al Bowl scoprimmo che Jim aveva prenotato i posti pi costosi. Proprio sotto il palco. Ci
sarebbero arrivate le zaffate di quel che Mitropolus aveva mangiato per cena. I posti migliori. Almeno
secondo Jim.
Ma quando ci accomodammo, Peggy prese a guardarsi intorno, inquieta. Guardava la gente
intorno a noi. Alz gli occhi verso la collina, verso le gradinate.
Si gir e finse di essere soddisfatta. Ma poi alle nostre spalle si accomodarono dei chiacchieroni
che si misero a ridacchiare e fare commenti sullo spettacolo cui avevano assistito nel pomeriggio. Jim
lanci loro un'occhiata alla Vaughan che, per qualche raccapricciante motivo, non parve impressionarli.
Un tizio cominci a fumacchiare un sigaro. Peggy toss. Aveva un'aria infelice. Non la smetteva
di girarsi a guardare la collina e il cielo.
Che c'? si inform Jim.
Ho... ho un senso di costrizione qui, in basso. Potremmo... Jim, potremmo salire lass?
Nei posti da sessantacinque centesimi?
Siamo esterrefatti commentai io.
Non mi considerarono nemmeno. Lei insist. Jim non pot fare diversamente. La sua arma
migliore stava nel viziarla. Cos si strinse nelle spalle e raccolse il soprabito, come un martire destinato
al rogo.
Ci arrampicammo sulla collina. Peggy per prima, poi io. Jim dietro di noi nel ruolo del vecchio
stanco che segue i suoi figli impazziti.
Oh, qui va bene disse lei mentre ci accomodavamo sotto la luna.
Ovviamente, aveva ragione. Laggi in basso era assurdo, era come star seduti in un buco per
terra. Pagare di pi per stare ammucchiati con un migliaio di altri individui, ignorando il richiamo del
cielo e della notte.
Poi andammo al Mocambo. Ricordo solo la gente che rideva e il fumo di sigaretta e di aver
ballato una volta con Peggy che evitava di guardarmi negli occhi.
Bevvi. La stanza prese a girarmi intorno. Non avvertivo pi il sapore di quel che bevevo. I
bicchieri erano solo contenitori di liquidi. Peggy bevve un poco, e anche Jim.
Poi ci alzammo ancora. Banconote di grosso taglio migrarono dal portafogli di Jim come stormi
da un rifugio. E io, che Dio abbia piet di me, barcollai, quasi caddi. La mano di Jim sul mio gomito, a
guidarmi.
Mollami! protestai io, chiassoso. Il tipo duro. Da intonarci su quel vecchio ritornello. Oh,
che gran fesso era Davie!
Fuori, in strada. Una reazione, finalmente. Un'improvvisa quiete in me. Il desiderio di
scrollarmi tutto e tutti di dosso una volta per sempre.
Buonanotte dissi con disinvoltura e mi allontanai mentre Jim faceva salire in macchina
Peggy.
Davie.
La sua voce era pi infastidita che preoccupata. Non le prestai attenzione. Imboccai veloce il
Sunset. Dalla parte sbagliata, come scoprii pi tardi.
Non mi seguirono. Immagino che Jim l'avesse dissuasa. E lei era tanto arrabbiata da lasciarsi
convincere.
La cosa mi diede fastidio. Mi ero prefigurato una macchina che mi affiancava con a bordo Jim e
Peggy che sporgevano le teste fuori dal finestrino pregandomi: 'Davie, torna, torna per favore.'
E io a sogghignare, il tipo intrepido, inviso al mondo.
Ma mi and male. Mi lasciarono a piedi. Oh, senz'altro Peggy si preoccup, ma io mi dileguai,
prima ancora di dargliene il tempo. Forse si chiese come avrei fatto a rientrare. Chiss quanto se la
godette Jim. Continuavo a pensare che quella faccenda gli stesse scaldando la cripta gelida del cuore.
Non so per quanto vagai. Stava passando la notte e io l'accompagnavo. Mi vorticava tutto
intorno, fui fortunato a non finire sotto qualche macchina. Urtai un paio di persone, che reagirono con
un lieve fastidio. Tentai di salire a bordo della Ford 1940 di qualcun altro, che presi per mia.
Non ricordo tutto. Ma ricordo di essermi accomodato in una tavola calda e di aver bevuto caff
e parlato di religione con il cuoco. Ricordo di essermi seduto sul bordo del marciapiede a coccolare un
pastore scozzese molto paziente, sicuramente nauseato dal mio fiato e dal mio borbottio soporifero.
Ricordo di essermi fermato davanti a un negozietto, a contemplare delle forcine. Ricordo di essermi
disteso sul prato di qualcuno a guardare le stelle e a cantare tra me una versione fiacca di Nagasaki,
ricca di variazioni poetiche riferite alla bomba atomica.
Poi, finalmente, dopo chiss quanto vagare, ritrovai la strada per Wilshire Boulevard e salii su
un autobus rosso. Arrivai fino a Western e trovai la macchina dove l'avevo lasciata. Tornai a casa.
Chiave nella toppa. Porta aperta. Barcollamento etilico fino alla lampada, accensione della
lampada.
Fiato mozzato. Una mano gelida a strizzarmi il cuore.
Sul mio letto, Dennis.
Nel cranio, un punteruolo per il ghiaccio.
5
Non so per quanto tempo rimasi immobile a guardarlo.
Continuavo a tremare, in attesa di vomitare. Cosa che avvenne presto. Mi piegai sul lavabo
mormorando No, no, no, no, no, no, no...
Poi mi sedetti al tavolo del cucinino, a fissarmi le mani. Con il timore di voltarmi e di incrociare
il suo sguardo. Mi sentivo i suoi occhi addosso. Mi fissavo le mani tremanti, ormai del tutto sobrio.
Dennis morto.
Chi? Il pensiero prese forma, quando mi ripresi un poco dallo shock iniziale. Chi era stato? Un
altro punteruolo per il ghiaccio.
Steig, di sicuro. Peggy era con Jim. Ma Steig ci aveva scarrozzati in giro. Non mi raccapezzavo.
E Peggy, a che ora era tornata a casa? Balzai in piedi e mi precipitai fuori dalla stanza. Mi
infilai in macchina e accesi il motore. Poi lo spensi e rientrai. Cercai di evitare la fissit di quello
sguardo vitreo e la grande chiazza di sangue sul mio guanciale. Nascosi il corpo e la faccia sotto il
copriletto azzurro. Poi spensi la luce, attraversai l'atrio e tornai in macchina.
Un errore. Ma chi  capace di fare la mossa giusta quando  sconvolto? Chi  capace di fare la
mossa giusta quando ha i nervi a pezzi? Feci inversione e mi diressi in fretta verso Wilshire. A met
strada, nei pressi della Quindicesima Strada, un altoparlante.
Ford nera, accosti al marciapiede.
In un primo momento non capii. Poi lampeggi una luce rossa e una macchina si affianc alla
mia.
Accosti ordin la voce.
Provai un tuffo al cuore e rimasi come intorpidito. Mi fermai e spensi il motore, cercando di
controllare il tremito delle mani.
Il primo poliziotto si avvicin alla macchina. Il secondo fece il giro e spalanc la portiera.
Come mai viaggiava a fari spenti? chiese quello sul mio lato.
Provai un sollievo istantaneo. Mi era venuta l'idea balzana che Jim avesse chiamato la polizia.
Ero sicuro che dietro l'omicidio ci fosse lui. Dennis era una pedina sacrificabile.
Prego? articolai, sentendo parlare il poliziotto.
Le ho chiesto la patente rispose quello, impaziente.
Oh, mi scusi.
Gli porsi il portafogli. Mi aveva detto di mostrare la patente. Obbedii. Me la strapp di mano.
L'altro agente smise di frugare nel cruscotto.
Niente pistola.
Pistola? mi stupii.
Non mi rivolsero la parola. Il primo poliziotto esamin la mia patente. Controll il libretto di
circolazione avvolto intorno al piantone di guida.
Perch non ha acceso i fari? domand. Un po' pi moderato.
Ho... ho appena litigato con la mia ragazza. Ero sconvolto. Sono spiacente.
Pensai al morto nella mia stanza. Pensai a quanto quel poliziotto avrebbe trovato interessante il
fatto che nella mia stanza c'eri un morto. Ammazzato.
La patente  in regola. Pareva ancora incerto sul da farsi. E io pensai che se mi avesse fatto la
multa, l'incidente sarebbe stato in qualche modo registrato. E alla fine sarebbe venuto fuori che un certo
David Newton era stato fermato mentre si allontanava a tutta velocit dalla sua stanza, che ospitava un
morto ammazzato. Il pensiero mi diede il voltastomaco.
Per questa volta mi limiter ad ammonirla decise il poliziotto.
Deglutii. La ringrazio.
Quando furono in macchina, accesi il motore. Per un soffio non ripartii a fari spenti. Me ne
accorsi di colpo mentre mi allontanavo dal marciapiede, e quasi mi avventai sulla levetta. I fari
anteriori illuminarono Wilshire.
Svoltai sulla Quindicesima e arrivai da Peggy. Vidi la luce accesa nel soggiorno e attraversai di
corsa il prato.
Era sola, in vestaglia, seduta a leggere un libro. Dimenticai la serata appena trascorsa. Dennis
era al centro dei miei pensieri.
Bussai.
Piccola, da quanto sei arrivata? chiesi precipitosamente quando apr la porta.
Che cosa...
Peggy, da quanto? la incalzai, afferrandole le spalle.
Lei si ritrasse di scatto e mi schiaffeggi con la mano destra.
Non mi toccare! si infuri.
Tremava, il petto che le si sollevava e abbassava in respiri affrettati.
Dennis  nella mia stanza.
E che cosa c'entra questo con...
 morto.
Mi fiss.
Che cosa?
Ha un punteruolo conficcato nella testa dissi piano, vedendola assumere un'espressione persa.
Spalanc la bocca. Fece un passo indietro e urt il divano. Vi sprofond e prese a fissare la parete.
...
Non risposi.
Dennis?
Gi, Dennis. Da quanto sei arrivata?
Non... non so. Qualche ora, suppongo.
Concentrati!
Era... ricordo di aver controllato l'ora. Stavamo... svoltando su Wilshire, mi pare. S,
stavamo...
A che ora?
Mezzanotte e mezza. No, e tre quarti.
Guardai l'orologio. Erano le quattro passate.
Jim si  fermato qui?
Un poco.
Quanto tempo?
Oh... una ventina di minuti.
Poi si gett tra le mie braccia, in lacrime. Mi si aggrapp con le dita.
Davie, Davie, che sta succedendo?
Tranquilla. So che non sei stata tu.
Si ritrasse come se l'avessi colpita.
Io! Pensavi che l'avessi ucciso io!
Arretr.
Esci di qui. Oh, vattene!
Peggy, sfammi a sentire.
No. Ne ho abbastanza di te. Non hai fatto altro che comportarti in modo sospettoso e
intollerabile!
Mi guard furiosa, serrando le mani.
Sentimi bene, Peggy, non  il momento per tirar fuori l'orgoglio. Nel giro di una settimana
sono stati uccisi due uomini. Argomento un tantino pi importante del tuo orgoglio ferito, non credi?
Distolse lo sguardo. Non lo so. So solo che sono stanca di tutto. Di questo. Non potr mai
essere felice.
In tal caso ti lascio in pace. Vai pure a dormire. Ma ti consiglio di chiamare Jim. Farai meglio
ad accertarti che ti abbia trovato un alibi.
Si volt a guardarmi, ma me ne andai. Salii in macchina e tornai a casa. Volevo arrivare a piedi
al distributore per telefonare a Jones.
Non mi accorsi della grossa macchina mentre parcheggiavo e scendevo. Non mi accorsi di
niente, ero troppo sconvolto.
Ma c'erano due agenti in borghese ad aspettarmi. E Jones disse, Sono felice che abbia avuto il
buonsenso di ripresentarsi qui.
Il cadavere era stato rimosso. Jones e io eravamo seduti nella stanza.
E questa sarebbe la sua versione fece lui.
Facile da verificare. Chieda a Peggy Lister. O a Jim Vaughan. Ero con loro.
Ma per lungo tempo  rimasto da solo.
Ho visto altre persone.
Per prima cosa verificheremo con Vaughan.
Crede veramente che io stia mentendo?
Si strinse nelle spalle. Il punteruolo  stato preso dal cassetto.
Ma lei... ritiene veramente che l'abbia ucciso io?
Un'altra scrollata di spalle. Per ora  il mio unico indiziato.
Ma scherza? Per l'amor del cielo, perch mai sarei tornato qui se fossi io il colpevole?
Andiamo.
Le ho detto che stavo per chiamarla!
Andiamo o no?
Senta...
Ci dia un taglio, giovanotto. Raccolga qualche effetto personale e usciamo di qui.
Fu cos che trascorsi la mia prima notte in gattabuia. In cella, sdraiato su una branda. A fissare
le pareti. Ad ascoltare un ubriaco che intonava canzoni goliardiche.
Al mattino fui condotto nell'ufficio di Jones.
Se ne stava seduto a sistemare dei documenti, lasciandomi ad aspettare in preda al nervosismo.
Mentre rovistava tra i fogli gli osservai le mani magre, venate d'azzurro. Gli guardai la faccia sottile, gli
occhi scuri.
Alla fine sollev lo sguardo.
E cos era con Vaughan.
Gliel'ho detto. Gli ha parlato?
Altroch.
E allora?
Continu a fissarmi senza rispondere e all'improvviso mi fu tutto chiaro.
Oh, no! esclamai.
Mi fiss in silenzio. Annu.
 una follia! Mi sta dicendo che Vaughan avrebbe negato di essere stato con me ieri sera?
Proprio cos.
Mente! Maledizione!  ovvio, no?
Scosse il capo.
Le mani presero a tremarmi. Ha interrogato Peggy?
S.
Il colpo mi arriv dritto allo stomaco. Ero sull'orlo della pazzia.
Mi faccia capire. Peggy ha negato che fossimo insieme ieri sera?
Per quanto vuole andare avanti con questa storia?
Ha mai sentito parlare di gente che racconta balle?
Certo rispose, fissandomi.
Peggy. Peggy che mente contro di me. Non ci arrivo. Proprio no.
Mi racconti che cosa  successo ieri sera.
L'ho gi fatto.
Ricominci da capo.
Obbedii. Alla fine lui mi fiss, meditabondo.
Tutto qui?
S, tutto qui. Non ho motivo di mentire.
Se non per salvarsi la vita.
Senta, Jones, lei si  lasciato abbindolare da quel bastardo coi capelli rossi che sta tentando di
incastrarmi come ha sempre fatto con tutti.
Mi fiss a lungo, tanto che mi innervosii.
Alla fine disse: Non so, sono tentato di crederle, indipendentemente dal fatto che mi abbia
raccontato la verit. Dubito che sarebbe stato capace di inventare di sana pianta tante menzogne facili
da verificare, per poi ripeterle alla lettera. Ma, a meno che uno di quei due non cambi versione, non
posso fare un granch. A conti fatti, lei potrebbe aver mentito, eccome.
Il programma del concerto.
Sul giornale, una telefonata al Bowl.
E i camerieri da Ciro? Al Mocambo? Il cuoco nella tavola calda?
E il pastore scozzese? Il cane ha le stesse possibilit di identificarla di chiunque altro.
Mi lasci andare. Li costringer a parlare.
Come no. Gran bella idea.
Fui ricondotto in cella.
Passai la mattinata a leggere il giornale. La vicenda era in prima pagina. Nessuna foto del
sottoscritto, solo una della casa, una veduta della facciata. Ero certo che alla padrona non sarei andato
molto a genio, dopo quella storia. La sua casa aveva guadagnato una pessima reputazione.
Cercai di riesaminare tutta la vicenda, ma non arrivai a nessuna conclusione. Non riuscivo ad
accettare che Peggy avesse mentito, screditandomi. Che razza di persona era? Come aveva potuto? E
mi sforzai di allontanare il pensiero che si faceva sempre pi strada nella mia mente. Dennis era morto,
quindi non era lui l'assassino. La signora Grady era fuori questione, visto che non aveva niente a che
fare con Dennis. Restavano Audrey, Jim, Steig, oppure...
Verso mezzogiorno un poliziotto apr la porta della cella e mi fece un gesto con la mano.
Raccogli la tua roba.
Fuori c'era Steig. In un primo momento mi infuriai, deciso a rifiutare la cauzione. Poi cambiai
idea.
Mentre scendevamo i gradini, Steig disse: Il signor Vaughan desidera vederla.
Ma io non desidero affatto vedere lui.
Lei viene con me insist, granitico.
Sentii di nuovo che mi stavo scaldando. Non ce la facevo pi a controllarmi.
Sentimi bene, balordo, esplosi, troppo infuriato per aver paura non ci vengo, con te. Se vuoi
provare a costringermi, fai pure. Ci metto un secondo a sferrarti un calcio all'inguine.
Ho una pistola in tasca.
Abbassai lo sguardo e intravidi la canna puntata contro di me.
Non so dove trovai il fegato di fare quel che feci. Forse in famiglia alligna la follia.
E allora dovrai spararmi alle spalle. Qui, davanti alla stazione di polizia. E voglio proprio
vedere se riuscirai a farla franca.
Poi girai sui tacchi e me ne andai.
Fortunatamente, neanche lui sarebbe arrivato al punto di spararmi davanti alla stazione di
polizia.
Percorsi a piedi tutto Wilshire, tallonato da Steig in macchina. Ma rimasi in zone di passaggio e
lui si guard bene dal tentare di acchiapparmi. Forse era rimasto spiazzato a sua volta. Immagino che
nessuno lo trattasse pi cos da un pezzo.
Trovai Peggy in soggiorno. Entrai senza bussare. Al mio ingresso quasi sobbalz.
Va bene, chiariamo la faccenda le dissi.
Si alz, ma l'afferrai per un polso.
Allora?
Mi fai male!
E tu fai male a me! controbattei. O non te ne frega niente se vengo condannato alla pena di
morte per omicidio?
In vita mia ne ho viste di facce confuse. Ma l'espressione sul volto di Peggy le batteva tutte.
Chi te l'ha raccontato? Vaughan? Che ti ha detto? Che non avevano niente contro di me?
Ma sono io l'unico indiziato insistei. Chi diavolo pensi che possano incolpare, Dracula?
Non capisco, Davie...
Ovvio. Ascolta, Peggy, forse non ti rendi ben conto di quel che succede. Ci sono stati due
omicidi, due!
Ma tu non...
Lo so io, lo sai tu e lo sa Jim. Ma visto che nessuno di voi due dice la verit, perch mai quelli
dovrebbero prendere per buona la mia parola?
Io... si pass la mano sulla guancia.
Che ti ha raccontato? Dai, sputa il rospo. Ti ha veramente detto che non sarei stato implicato?
S. Mi ha detto che non... che non avevano elementi contro di te. E che sarebbe stato meglio
per noi restarne fuori. Meglio per me, intendo.
Un morto nella mia stanza, ucciso con un punteruolo che era nel mio cassetto. E non sarei
risultato colpevole? Andiamo Peggy, che ti prende? La tua ingenuit  quasi un delitto.
Lo so. Ma lui... scosse il capo. Ha detto che era meglio cos!
E tu gli hai creduto, come niente.
Be'...
Peggy, quando comincerai a ragionare con la tua testa?
Lei ostent per un attimo un'aria di sfida. Poi le sue spalle si incurvarono, e lei abbass lo
sguardo.
Che cosa ti ha raccontato, in realt?
Assunse un tono di resa.
Mi ha detto che avrebbe riaperto il mio vecchio caso. Che mi avrebbero condannata a morte.
Non si pu essere processati due volte per lo stesso delitto!
Ha detto...
Ha detto, ha detto. E che cos', un incantatore di serpenti? Non ce l'hai il cervello, tu?
La mia vita e nelle sue mani.
Un pensiero nauseante.
Non  vero. Non ha nessun potere su di te. Preferisci anteporre il suo benessere al mio?
Davie...
E, a proposito, che razza di amore provi per me? L'amore dei giorni belli? L'amore che...
Ti scongiuro, Davie.
Ascolta, questa  una faccenda seria dissi, incredulo.
Avevo paura...
Paura. Anch'io ho paura, Peggy. Jim ha detto che in un modo o nell'altro mi far fuori. Steig ha
minacciato di uccidermi. Che dovrei fare a questo punto, infilarmi in un buco e aspettare la morte?
Steig ti ha minacciato? Una nuova preoccupazione.
S. S, Peggy Ann. E ti dico pure che Steig ha ammazzato Dennis su ordine di Jim.
Ma... ma ieri sera erano con noi.
Ci siamo incontrati sulla Western. Abbiamo impiegato pi di un'ora per arrivarci. E poi ci 
toccato tornare fino a Hollywood. Che senso aveva?
Stava seguendo un caso da quelle parti...
Non replicai. La fissai, severo.
Non pu aver ucciso suo fratello.
Jim ammazzerebbe sua madre, se gli tornasse utile.
No.
Infatti, gli torner utile sbarazzarsi del sottoscritto. E ci riuscir, se tu continuerai a mentire.
Mi lanci uno sguardo vacuo, poi annu.
D'accordo disse con calma. Nel pomeriggio andr dal tenente Jones e gli dir che eri con
noi.
Sospirai di sollievo. In quei giorni avevo il fiato corto e sospeso. Sapevo che avrei dovuto
preoccuparmi di come Jones avrebbe preso quel ripensamento dell'ultima ora. Una ragazza gi
riconosciuta colpevole di omicidio, sulla quale pendeva il sospetto di un secondo delitto.
Ma qualche volta anch'io sono egoista. O avventato.
Grazie. Ora devo andare.
Avevo la sensazione che la nostra storia fosse agli sgoccioli. Non riuscivo a immaginare come
potesse reggere. Anche se l'amavo. Bisognava rassegnarsi. Quando manca tutto il resto, l'amore non
basta.
Mi avviai alla porta.
E spiega a Jones che  stato Jim a suggerirti di dire che non ero con voi. A ognuno le sue
responsabilit.
Far... del mio meglio.
Me ne andai, dopo averle assicurato che sarei tornato presto. Dentro di me sapevo di amarla
anche se non la capivo. Volevo trovare il modo di scoprire quel che aveva passato, come aveva vissuto
prima di incontrarmi. Volevo entrare in contatto con chi la conosceva all'epoca. Magari suo padre, o
suo fratello. E magari scambiarci due parole.
Era un'idea. Che cosa me lo impediva?
Ci stavo riflettendo, quando trovai di nuovo Steig ad aspettarmi.
Stavolta se cerchi di sfuggirmi ti spezzo il collo disse ferocemente.
Fui sul punto di assecondare l'istinto immediato di sferrargli al volo un calcio all'inguine, prima
che potesse reagire. Ma decisi di lasciar stare. E comunque volevo vedere Jim. Se non altro me ne
convinsi, per evitare una lotta dalla quale ovviamente sarei uscito sconfitto. Il che, nel caso specifico,
poteva anche significare morto. Sissignore, volevo proprio vedere Jim.
Presto fatto. Era seduto sul sedile posteriore della macchina. Fece un cenno col capo mentre mi
accomodavo al suo fianco. Era vestito in modo impeccabile, come al solito. Zigrino grigio tenue, feltro
e camicia intonati. Un uomo che ispirava ammirazione e rispetto. Almeno finch il guscio non veniva
forato.
Cos non ero con te, ieri sera lo anticipai. Me lo sono sognato.
Non essere sciocco. Devi pur capire perch ho mentito.
Non sono uno sciocco. Hai architettato tutto per farmi incriminare. A che ora Steig ha ucciso
Dennis? Prima del nostro appuntamento o quando me ne sono andato?
Sei davvero uno sciocco, se non capisci perch l'ho fatto.
Stavo per dirgli che Peggy aveva intenzione di ritrattare, ma cambiai idea. Non volevo che
cercasse di impedirglielo.
Invece dissi: Tuo fratello doveva significare molto per te.
Mi squadr, glaciale.
Sei proprio sicuro che abbia fatto ammazzare mio fratello, eh?
Ne sono pi che certo. Nella vita reale l'omicidio non  mai complicato come in un giallo da
due soldi. E nel nostro caso non ci sono abbastanza individui sospetti da costringermi a leggere
duecento pagine prima di scoprire l'assassino di Dennis.
Sapevo che Steig stava ascoltando. Vidi le enormi spalle piegarsi indietro, poi in avanti: Come
se le stesse flettendo, pronto a scattare. Il che mi mise un po' a disagio.
Sei un vero idiota. Te lo spiego io perch ho mentito. Perch sapevo che non c'era nessuna
prova significativa a tuo carico.
Solo un cadavere nella mia stanza con un punteruolo conficcato in testa.
Pensi che saresti fuori su cauzione se Jones sospettasse di te sul serio?
Avevo i miei dubbi.
Sapevo che ti avrebbero rilasciato. Il vero assassino, invece, sarebbe rimasto in prigione.
Ossia tu. Oppure Steig.
Peggy.
Di nuovo la pelle d'oca. Ripetei tra me: sta mentendo, sta mentendo, sta mentendo. Per tre volte,
perch una sola non era sufficiente. Ma ogni volta lui aggiungeva un dettaglio, e io mi sentivo peggio, e
la mia certezza vacillava. Pareva del tutto sicuro di s, e io sono puntualmente incapace di credere che
le persone intelligenti possano ostinarsi a mentire. Anche se minacciano di farlo. E Peggy aveva
pugnalato il marito a morte. Era un dato certo.
Stai mentendo protestai. Parole al vento.
Sai che non  cos. Sai che  assai probabile che Peggy ieri notte si sia introdotta in camera tua
e abbia ucciso Dennis.
No.
Perch no?
Io... conosco Peggy.
Non la conosci affatto.
Non  stata lei.
Ha ucciso Dennis.
Puoi provarlo?
Provarlo? Mi sto sforzando di rendere impossibile provarlo. Non deve esistere una sola
possibilit di provarlo.
Dovevo avere un'aria inespressiva.
Ti sto dicendo che Peggy ha ucciso mio fratello e che io sto cercando di salvarla.
E perch l'avrebbe ucciso proprio in camera mia? chiesi, sospettoso e titubante.
Le ha chiesto lui di raggiungerlo l. L'ha minacciata.
In che modo?
Dicendo che l'avrebbe denunciata per l'omicidio Grady.
Oh, sei pazzo.
Ignor il commento. Aveva capito che stavo cedendo. Prosegu.
 matta. Puoi decidere di non crederci, ma i fatti non cambiano. Ha ucciso tre uomini. Dio
solo sa perch.
E tu la desideri lo stesso ribattei, cercando invano un po' di fiducia in Peggy.
Non credo che capiresti. Tu segui la morale di un mondo meschino.
Tacemmo per un attimo.
D'accordo dissi poi, cercando con la mente un appiglio cui aggrapparmi. E come va a
finire?
Non riuscivo a ragionare. Non riuscivo a concentrarmi. Stavo male al pensiero che tutto quello
che Jim mi aveva raccontato potesse essere vero. Per quanto tempo ti pu sostenere un amore cieco,
quando c' qualcuno che si ostina a colpirlo con un'ascia ben visibile? E mi devastava l'idea che la mia
relazione con Peggy fosse stata un infinito castelletto di bugie.
Te l'ho detto, non hanno niente contro di te. E io ti lascer in pace, se eviterai di coinvolgere
lei.
Non ti credo. Ho visto la sua espressione stravolta, quando...
Una sera Peggy e Dennis sono usciti insieme. Alle tre del mattino Dennis  tornato a casa con
un braccio che grondava sangue. Gli hanno dovuto mettere cinque punti.
...
E il giorno dopo Peggy  venuta a trovarlo piangendo e dicendo che le dispiaceva tanto.
 la tua versione.
 la cronaca. Usa la testa, David. Quando la smetterai di immischiarti in cose pi grandi di
te?
Sentimi bene...
Sentimi bene tu. Apri gli occhi. Non ce la puoi fare.
Era quel che aveva detto anche Audrey. Magari avevano ragione. Magari non ce la potevo fare.
Sapevo che sarebbe stato un sollievo scrollarmi di dosso quella faccenda.
Peggy ... esord Jim. Non trovo la parola per spiegarlo. Demente, forse. Una definizione
poco gentile, ma opportuna. In lei alberga un doppio, un Hyde. Non so che cosa sia a farlo emergere. E
l'amore non serve. Chiss, magari la psichiatria sarebbe pi efficace. Sta di fatto che quella ragazza 
pericolosa. Molto.
E allora come fai ad amarla?
Succede. L'amo di un amore che un gretto idealista come te non pu concepire. Un amore che
non chiede niente in cambio.
Forse non chiede niente perch non ha niente da ottenere.
Adesso stiamo diventando meschini.
Lo disse con la solita, familiare espressione di sdegno intellettuale sulla faccia piena. E fu uno
shock ricordare per un attimo che io e quell'uomo eravamo andati all'universit insieme, ed eravamo
stati amici.
Scesi dalla macchina e lo guardai. Non si sforzo di trattenermi e fece cenno a Steig di salire.
Solo una cosa: la tua storia  tutta una menzogna, dall'inizio alla fine commentai.
Ma tornai nella mia stanza, consapevole di aver cominciato a capire. Peggy aveva gi ucciso. I
ritagli erano veri. E Jones me l'aveva confermato.
Il che non mi aiutava affatto. Perch la mia mente si affoll di immagini. Peggy che brandiva un
punteruolo, un rasoio. Che incombeva su Albert, su Dennis. Il braccio che calava, il suono della punta
d'acciaio che penetrava nella carne e nei tessuti. L'espressione sulla sua faccia. Quella che avevo
intravisto sul pontile, la notte in cui era stata aggredita. Un'espressione sconvolta e folle.
Un'espressione che non era umana.
I funerali non sono piacevoli.
Concepiti dalla societ con l'intento di permettere ai parenti di rendere l'ultimo omaggio, si
trasformano in grandi farse. A mio avviso sono morbosi e insipidi. Non si riesce a inventare niente di
gustoso con i cadaveri. Sono troppo morti.
Il funerale di Dennis non fece eccezione. Non so che cosa mi condusse l. Peggy aveva
accennato alla cosa. Non sarebbe andata con Jim, cos fui io ad accompagnarla.
E provai una sorta di dispiacere per Dennis. E di vergogna, per averlo sospettato di omicidio.
Era stato un ragazzo scalognato senza neanche una possibilit, tutto qui. Vittima, nel corso della sua
breve vita, del fratellone James.
C'erano alcuni parenti. Pochi. Sospettai che fossero quasi tutti nel Missouri. E quelli che si
presentarono parevano cugini di campagna. I loro vestiti non reggevano il confronto con quelli di Jim e
Audrey. Gi, Jim aveva la moglie al suo fianco. Per amore delle apparenze. Dopotutto, questo recitava
il copione, e neanche un alito di scandalo poteva scompigliare la solennit del momento.
C'erano delle persone che non riuscii a inquadrare. Soprattutto uomini. Con un che di strano. Un
che di lievemente cafone, a dispetto degli abiti che indossavano. Un alone di innata, bieca volgarit.
E non parevano neanche particolarmente addolorati. Uno si lasci perfino scappare una risatina
durante le esequie. Jim non sent niente. Steig invece s. Lo vidi far calare la manona sulla spalla del
tipo, che sbianc.
I parenti recitarono la loro parte. Si mostrarono addolorati. Chiocciarono, impietositi.
Commentarono. Un tempo pensavo che l'osservazione sull'aspetto 'naturale' dei cadaveri fosse una
battuta. Be', non lo  affatto. Quel pomeriggio la sentii ripetere per ben cinque volte.
E c'era il povero Dennis, incapace di lamentarsi, disteso l davanti, a fare da bersaglio.
L'orrendo forellino sulla tempia era stato chiuso e abbellito. Dennis riposava in pace, finalmente. Nel
modo pi duro.
Peggy mi rivolse a malapena la parola. Se ne stette a capo chino per quasi tutte le esequie.
Penso che non abbia guardato Dennis neanche una volta. Teneva le mani guantate di scuro strette in
grembo. Le mie, invece, tremarono spasmodicamente per tutto il pomeriggio, al pensiero che fosse lei
la causa di tutta la vicenda.
Osservai Audrey in prima fila. Per un attimo fui sorpreso di vederla. Immaginavo che Jim non
avrebbe gradito la sua presenza. E forse era cos. Forse lei aveva deciso di partecipare a dispetto dei
suoi desideri. Ed eccola l, al suo fianco, pi magra che mai nel suo abito nero, con lo sguardo fisso su
Dennis.
Quando la squallida farsa termin e tutti fummo sicuri che Dennis era morto, uscimmo in fila
indiana sotto il sole e trovammo Wilshire Boulevard come l'avevamo lasciata, con i passanti vispi e
affaccendati.
I presenti si spostarono con discrezione davanti alla sala. Tutti si scambiavano sorrisi garbati e
tesi e parlavano in toni sussurrati e tesi.
Che cosa orribile, James, orribile.
Jim annuiva compito, a labbra strette. Per trattenere un sorriso? Chiss.
Il caro ragazzo pareva tanto naturale.
Grinfie che ghermivano perle. Un parente necrofilo e il solito commento sul defunto.
Mi distrassi e in qualche modo Jim riusc ad avere Peggy al suo fianco. Cos mi avvicinai a
Audrey, che intratteneva una zia.
La donna pronunci qualche altra inutile frase di cordoglio e si spost altrove.
Audrey mi guard, con gli occhi asciutti e apparentemente sobria. Una bellezza classica. In
nero, i capelli scuri raccolti, gli occhi funerei come il vestito, la pelle pallida e diafana.
Abbozz un sorriso forzato. Sei stato gentile a venire.
Le strinsi la mano.
Sono qui perch mi dispiace tanto per lui.
Adesso che le stavo vicino, avvertii il suo alito. Non era sobria. Ma il dolore le aveva conferito
la capacit di controllarsi. Era tesa come una corda di violino. Ebbi l'impressione che sarebbe bastato
un niente per scatenarla.
Devo andare.
Lei trattenne la mia mano.
Non lasciarmi sussurr. Non lasciarmi con questi... sciacalli. Parenti a caccia di briciole. E
quegli... quegli accattoni.
Non capii. Ma rimasi, mentre le sue dita supplichevoli mi affondavano nel braccio.
Sei in macchina?
S, ma...
Portami da qualche parte, implor ovunque, David. Se non bevo qualcosa, impazzisco.
Ma sono con Peggy.
Pensi davvero che sar costretta a tornare a piedi? chiese con asprezza.
Be', dovrei...
Il bar era fresco, buio, vuoto. Sedemmo dietro un spar sul fondo. Fuori, luglio allungava le
sue dita ardenti sulla strada.
Audrey se ne fece uno abbondante e forte. Le guardai la gola muoversi convulsa mentre lo
buttava gi. Quando ebbe finito, pos il bicchiere e si rilass contro il divanetto. La tensione si allent
un poco. Il tranquillante etilico le calm momentaneamente i nervi. E due grosse lacrime si fecero
strada a fatica da sotto le sue palpebre chiuse, per poi scivolarle sulle guance pallide.
Povero piccolo. Povero piccolo indifeso.
Aveva bisogno di parlare. Io ascoltai.
Non ha mai avuto una possibilit. Denaro, certo, ne aveva.  questo che chiamano possibilit,
oggigiorno?
Mi guard e la rabbia le trasparve dai lineamenti sottili. Si mise all'opera sul secondo bicchiere.
Lo pos e si premette la mano destra sul seno, come per massaggiarsi il calore liquoroso nella carne.
Sollev il braccio e con un singhiozzo si strapp il cappello con la veletta nera.
Odio i funerali si disper. Puzzano. Hai capito? Puzzano!
Ho capito.
Poggi la testa sul palmo destro e poi si pass le dita tremanti tra i capelli.
Povero piccolo.
Rimase senza fiato un attimo, con la gola strozzata da un singhiozzo. Poi bevve ancora.
Gli occhi su di me. Rossi. Persi.
Sai che cosa mi ha detto poche sere fa?
Jim?
Dennis. Jim non mi parla mai. Un altro singhiozzo. Dennis mi ha detto, 'Tu sei la mia
famiglia, Aud. L'unica che ho.'
Gi mormorai.
Ti rendi conto, sua cognata, ma per lui la sua famiglia. E... mi ha baciato su una guancia. E mi
ha abbracciato.
Serr i denti. Strinse le labbra, esangui sotto il rossetto.
Se scopro chi  stato, se scopro per certo che  stata lei, io...
Tu cosa?
Abbass lo sguardo. Scosse il capo e sollev il bicchiere.
Che cosa fai?
Niente.
Te lo dico io, chi ha ucciso Dennis.  stato Steig.
Scosse il capo. Non so.
Non vuoi sapere. Preferisci credere che sia stata Peggy.
Mi offri un altro drink?
Assolutamente no. Ti porto a casa. E non intendo mai pi offrirti da bere. Usa i tuoi soldi, se
vuoi bere fino ad ammazzarti. Non mi fai pi compassione.
Non fiat per tutto il tragitto fino a Malibu. Scese dalla macchina e io me ne andai. Immagino
che corse a chiudersi a chiave in camera sua. E che l si fosse spogliata e si fosse messa a letto in
compagnia di una bottiglia di whisky, che avrebbe bevuto fino a perdere i sensi. I giorni felici
dell'universit finiti per sempre. Betty Boop in preda allo stordimento etilico.
Pi tardi nel pomeriggio passai dall'appartamento di Peggy. Risultava che Jim fosse stato
costretto a intrattenere alcuni pompieri in visita con cui era in qualche modo imparentato. E,
chiaramente, preferiva evitare che la presenza di Peggy sollevasse qualche commento, visto che gli
sarebbe stato gi abbastanza difficile giustificare l'assenza di Audrey. Di fatto, pi avanti scoprii quanto
si fosse infuriato perch avevo portato via Audrey. Chiss perch. Di sicuro Audrey non era in
condizioni di fare da ospite per quei parenti dallo sguardo da furetto.
Peggy era seduta in soggiorno ad ascoltare la radio. Riconobbi l'ouverture che l'orchestra stava
suonando. Un attimo dopo Lanza avrebbe dato la stura ai polmoni, sfruttando al massimo il suo
incredibile talento.
La porta era aperta per lasciar passare la brezza, cos entrai e mi accomodai al suo fianco.
Sorrise e mi diede un colpetto sulla mano mentre mi sedevo.
Da quanto sei qui? chiesi.
Non so. Non ho tenuto il conto. Dove sei stato?
Ho portato Audrey a casa.
Oh. Jim ha portato a casa me. O meglio, ha ordinato a Steig di farlo.
Non avevo dubbi.
Una conversazione leggera, con in sottofondo Che gelida manina. E la mia mente che mi
torturava per costringermi a chiederle una volta per tutte se...
Ma come si fa a chiedere alla ragazza che si ama di confessare di essere un'assassina?
Mi dispiace che tu sia dovuta andare dissi, incapace di porre la domanda.
Dove?
Al funerale. Sono deprimenti. E hai gi tanti guai.
Sorrise, senza gioia.
Ci sono abituata. Mia madre. Uno zio. Una zia. Un cugino. Dennis. Fece spallucce.
Tutti dobbiamo morire aggiunse.
La studiai attentamente. Studiai il suo profilo ben cesellato, la luce del sole morente sulle sue
guance.
Poi cominci a parlare. Pi con s stessa che con me, immagino. Diede voce ai suoi pensieri.
Era carino, l, disteso. Non era pi un... un uomo. Cio, non aveva niente di brutto.
Era un sorriso, quello? Svan troppo in fretta perch potessi accertarmene.
Sai che cosa sembrava? mi chiese.
Prese a esaminarsi le mani candide. Sembrava un gentiluomo.
6
Ci volle quasi un'ora per arrivare a Pasadena. Seguii il tortuoso Sunset fino in fondo, poi mi
immisi nella superstrada. La macchina si comport benissimo. Toccai i centotrenta. Mi pareva una
bella cosa possedere un mezzo in ottime condizioni. Non ero dell'umore giusto per sopportare ulteriori
problemi. Ne avevo abbastanza.
Guidare mi diede occasione di riflettere.
Sul mio romanzo, che non andava da nessuna parte. Sulla mia vita, sempre pi complessa e
infelice. Su Peggy, ogni giorno pi enigmatica.
Ecco perch stavo andando a Pasadena, da suo padre.
Volevo conoscerlo, parlargli. Doveva pur esserci un inizio. Una causa che giustificasse un tale
squilibrio.
La casa era un villino dalle parti del California Institute of Technology.
Curato in modo maniacale. Non avevo idea se a occuparsene fosse il comandante, suo figlio o
un domestico. Probabilmente un domestico. In ogni caso, il prato era rasato alla perfezione, la casa
pitturata per bene e tutto era ordinato, lindo e pinto. Si poteva dedurre che vi abitasse un individuo
molto preoccupato delle apparenze. Un individuo per cui l'esteriorit rappresentava la met, e oltre,
dell'essenza personale.
Mi fermai sul portico ad aspettare che qualcuno rispondesse al campanello, e osservai la
ringhiera tinteggiata di fresco, l'odore di sapone ancora nell'aria. Lo zerbino, spolverato e spazzato, non
appariva per questo pi invitante.
Alla porta venne un adolescente. Era pallido, portava gli occhiali. Ma lo riconobbi. Aveva la
faccia di Peggy. Notai il maglione nero che indossava sulla camicia bianca, il piccolo nodo perfetto alla
cravatta.
S?
Miopia. Molto pi grave di quella che affliggeva me. L'apparecchio ai denti. Sicuramente non
era il candidato ideale per Mister America.
Phillip Lister? chiesi.
Esatto.
Sono un amico di Peggy. Non so se ti abbia mai parlato di me.
Parve confuso.
No... affatto.
Gli tesi la mano, sentendomi goffo, lievemente arrabbiato con Peggy. Si vergognava del
sottoscritto? Domanda inevitabile, che si insinu nella mia mente tutta maschile.
Sono David Newton.
Piacere. La sua stretta era debole. Vuole... entrare?
Stesso modo di esprimersi esitante di Peggy. Come se dubitasse di saper dire la cosa giusta.
L'ingresso. La stessa cura maniacale dell'esterno. Sistemato con puntiglio. Pareva pi la sala
d'attesa di un medico che un'abitazione privata. Probabilmente Lister la gestiva come si diceva gestisse
la sua nave prima della guerra. Con un'insistenza tirannica per la pulizia.
Si accomodi disse Phillip. Poco pi alto di Peggy, poteva arrivare al metro e settantacinque.
Piuttosto magro. E, ovviamente, un secchione. Me lo immaginavo alle prime ore del mattino, curvo su
qualche astruso tomo di ingegneria.
Sedetti sul divano. Lui sul bordo di una sedia. Come una persona timida in un negozio di
mobili, spaventata all'idea di danneggiare qualcosa che non le appartenga.
Esaminai la stanza. Ogni dettaglio al suo posto. Un nitore sterile. Il camino chiaramente intonso
e lindo, gli alari tirati a lucido, il paravento inutile spolverato e ben sistemato. Sul camino, candelabri
lustri e vuoti. E sopra, alcune fotografie, tutte appese in un ordine rigoroso. Foto di marinai e navi;
immaginai si trattasse dell'unica concessione alla nostalgia del comandante Lister. Un congedo esibito
con compiacimento. Ma gli ufficiali andavano in pensione? Chiss. Magari si trattava di un encomio.
Phillip si schiar la gola.
Come sta Peggy?
Bene.
...  stata qui pi o meno una settimana fa.
Me l'ha detto risposi annuendo.
Mmm-hmmm fece lui, annuendo a sua volta. Deglut. Che cosa fa? Ha trovato un lavoro?
Uh... no, no, non ancora.  in cerca, credo.
Sorrise. Per poco.
Conosce Peggy da molto tempo?
Da un mese, circa.
Parve stupito. Poi si ricompose.
Oh?  californiano?
Ebbi l'impressione che avrebbe passato tutta la giornata a ciarlare, prima di chiedermi perch
fossi l.
Sono di New York. Sent, ...
Stavo per andarci, una volta.
Oh, io...
Ma mio padre... Fece una pausa e un sorriso finto. Ho cambiato idea.
Tuo padre  in casa?
Mi guard, inespressivo.
Be', ...  di sopra. Sta schiacciando un pisolino.
Capisco.
Voleva vederlo?
S.
Si agit, inquieto. Oh. Posso... posso esserle d'aiuto io?
Esitai. Poi dissi: Forse s. Desidero alcune informazioni su Peggy.
Oh.
Gli occhiali, il maglione, la figura magra e curva. Studente. Figlio succube. Mi feci un'idea di
lui.
Che cosa puoi dirmi del suo matrimonio?
Del matrimonio?
Mi studi con attenzione. Mi dica, Peggy  davvero coinvolta in tutte quelle... quelle storie
terribili? Concluse debolmente, come se fosse incapace di pronunciare la parola 'omicidio'.
Temo di s.
Oh. Poverina. Si morse il labbro. Chiss quanto sar sconvolta. Non ci ha detto molto
mentre era qui. E mio padre... Si interruppe, a disagio.
Peggy ha ucciso suo marito? chiesi di punto in bianco.
Sussult. Come se qualcuno gli avesse fatto schioccare una frusta sopra la testa. Lanci
un'occhiata furtiva al corridoio. Pensai che stesse controllando se il padre fosse nei paraggi.
Lei...
 stata lei?
Annu velocemente.
Chiusi un attimo gli occhi. Era vero. Non potevo pi permettermi, neanche lontanamente, di
indugiare nel dubbio.
E sai perch?
Avrei fatto meglio a non chiederlo. Avrei dovuto sapere che l'avrei ferito. Ma la curiosit
sconfisse qualunque forma di rispetto.
Be', veramente non...
Non lo chiedo per ficcare il naso. Peggy  sospettata di altri due omicidi e...
Piomb il silenzio. Ci si incoll addosso. Lui era sconvolto e mi fissava con occhi increduli. Io
rimasi sconvolto a mia volta dalle parole che avevo appena pronunciato.
'Peggy  sospettata.'
Finalmente ero consapevole, lucidamente, del fatto che Peggy poteva aver commesso entrambi i
delitti. E quella consapevolezza fu come un cuneo tra di noi. E un'ulteriore consapevolezza avrebbe
colpito il cuneo come un martello, ferendoci, separandoci. Avevo quasi paura di saperne di pi, di
ammettere di pi a me stesso.
Peggy? Peggy  sospettata?
S. Vedi, lei...
Chi ha suonato, Phillip?
Voce stentorea. Spostammo rapidamente lo sguardo sul corridoio. L, sulla soglia, eretto e tetro.
Aaron Lister.
Alto. Una vaga somiglianza con Peggy. Nella figura. Nell'accenno di forza mascolina sul volto.
Una forza che suggeriva la determinazione granitica. Era suo padre, senza dubbio.
Mi punt lo sguardo addosso mentre parlava con Phillip.
Pap, questo ... Phillip mi guard in cerca di aiuto.
David Newton.
Mi alzai al suo ingresso. Pensai: il comandante Bligh sul ponte di coperta. Pronto a sventare un
ammutinamento o a fustigare un corpo inanimato. La faccia impassibile e rocciosa, come quelle
scolpite nella montagna a ovest.
Newton disse. Parve assaporare la parola, per capire se fosse velenosa.
Poi mi esamin con lo sguardo. Avrei potuto essere davanti alla sua corte marziale, un ventenne
colpevole di uscita senza licenza.
Il signor Newton  un amico di Peggy lo inform nervosamente Phillip.
Lister non apr bocca. Si avvicin al camino, e poi si volt. Non un guizzo, su quella faccia. Al
suo cospetto, Vaughan diventa trasparente, pensai. Mondo, oh mondo, pieno di gente che ha paura di
mostrarsi per quel che .
Desiderava vedermi? disse, e non era una domanda. Evidentemente non gli era mai passato
per la testa che qualcuno potesse andare a trovare Phillip.
S.
Posso sapere perch?
Locuzione ben educata. E dietro, le parole mute: 'Parla, amico, prima che ti getti in pasto ai
cani.'
Lo guardai, mi chiesi perch provassi sempre un senso di timoroso disagio davanti ai soggetti
portati a dominare in qualsiasi relazione. Forse dipendeva dal fatto che non osavo mai troppo? Che
prendevo la vita con filosofia e quindi i tipi decisi mi gettavano nel panico? I tipi che invece
prendevano la vita come una sfida e una lotta senza posa? Chiss. Sta di fatto che in un primo momento
avvertii una certa agitazione. Finch non mi ricordai, cosa che ultimamente mi accadeva spesso in casi
analoghi, che questi tipi erano nati nello stesso modo in cui ero nato io, e che quindi non erano migliori
di me. Nessuno squillo di tromba olimpica aveva annunciato la venuta al mondo di Aaron Lister. C'era
stato solo uno vagito, come nel mio caso. Dieci dita delle mani e dei piedi, eccetera. E guardai il tetro
comandante Lister senza paura. Ai miei occhi, i suoi modi regali erano solo un atteggiamento.
Provo dell'interesse per sua figlia.
Davvero? Divertimento? Disprezzo?
Ho intenzione di sposarla dissi. Avvertii un lieve spasimo, non sapendo bene se l'avevo detto
perch ci credevo o perch volevo far saltare la mosca al naso del comandante.
Le sue guance sembrarono contrarsi. L'intero corpo parve galvanizzarsi, poi irrigidirsi, come se
la spina dorsale si fosse trasformata in un'asta di ferro. La faccia impassibile si alter
impercettibilmente.
Ritengo che mia figlia si aspetti di sposare un altro gentiluomo disse. Parole definitive, lo
schianto del destino.
Non credo.
Fine del mio piano. Adesso non mi avrebbe pi parlato. Perch mi inalbero sempre davanti alle
menti tronfie?
La sua opinione non ha alcun valore ribatt il comandante.
Nient'altro. Caso chiuso, avanti il prossimo.
Silenzio di tomba. Lister si aspettava che io mi congedassi facendo un inchino. Phillip si schiar
la gola.
Signor Lister lo apostrofai.
Comandante Lister mi corresse lui.
Mi inumidii le labbra.
Comandante Lister.
Non ho niente da dirle.
Comandante Lister, desidero delle informazioni su sua figlia. Sono vitali.  implicata in un
omicidio e...
La cosa non mi interessa mi interruppe lui, ingannevolmente mite. Le vicende di mia figlia
non mi riguardano.
Ma per l'amor del cielo, vuole almeno...
Mi bloccai. Capii che non avrei cavato niente dal quell'uomo. Tanto valeva che tentassi di
sciogliere un iceberg con un fiammifero.
 tutto, credo disse Aaron Lister. Ancora sullo scranno. Ci sarebbe morto, in quell'aula di
corte marziale. Me lo vedevo a bacchettare i portatori del suo feretro.
Comandante Lister, non ha idea di quanto sia sconvolgente vedere un padre che se ne frega
della propria figlia.
Chiuse gli occhi.
Lister!
Signor Newton! esplose. Mia figlia non fa pi parte della famiglia.
Lo guardai. Scossi il capo. Poi girai i tacchi.
Buona giornata dissi.
Buona giornata rispose.
Sbattei la porta con furia e imboccai il vialetto. Ecco suo padre. Un rigido, spietato negriero.
Riuscivo a immaginarmi il tipo di educazione che aveva impartito a Peggy. La disciplina inflessibile,
l'aspra sottomissione della sua giovane personalit. Come prendere un uccello e trattenergli le ali in
modo da costringerlo a dibattersi nella muta impotenza.
Poi sentii aprire la porta. Mi voltai.
Signor Newt...
Phillip!
La voce risuon dall'interno. Phillip mi lanci un'occhiata. Poi cerc di sorridere, senza
riuscirci. Richiuse piano e io rimasi a guardare la porta bianca, il battente di ottone lustro, che dava
accesso al vuoto.
Sulla via del ritorno non riuscii a concentrarmi. Ero troppo distratto. Peggy era stata cresciuta
da quello. Il suo cervello impressionabile era stato aggredito da durezza e crudelt. La sua giovinezza
deprivata dell'amore dopo la morte della madre. Non c'era da sorprendersi se ne era affamata. L'aveva
bramato per tutta la sua esistenza infelice.
Volevo correre da lei per rimediare. Arrivato a Santa Monica mi diressi al suo appartamento.
Non era in casa.
Aspettai un po', ma non fece ritorno. Scartai l'ipotesi che fosse con Jim. Impossibile, dopo quel
che mi aveva detto. Come faceva a fidarsi di lui, dopo aver subito le sue minacce? D'altra parte, se ci
riusciva...
Ci riflettei mentre guidavo verso Malibu per scoprire se anche Jim era uscito.
S, aveva un senso. Alla fine me ne convinsi. Peggy non aveva mai avuto nessuno su cui
contare. Jim era stato la sua roccia. Lei non aveva mai conosciuto il vero amore. C'era da sorprendersi,
allora, che avesse frainteso, decidendo che l'amore di Jim fosse ci di cui aveva bisogno? Come faceva
a sapere che ricevere doni e favori non significava essere amati? Nessuno glielo aveva mai spiegato.
A Malibu venne ad aprire una domestica.
Il signor Vaughan  in casa?
No.
Capisco. Rimasi a fissarla.
Chi , Jane? sentii chiedere dalla sommit delle scale. Audrey.
Mi sporsi all'interno e guardai su.
Ciao! mi accolse, sorridendo. Entra.  tutto a posto, Jane.
La domestica annu, chiuse la porta e scomparve nel corridoio.
Vieni ih soggiorno disse Audrey avvicinandosi. Ti preparo da bere.
Dov' Jim?
Alla stazione di polizia.
Ah.
Salimmo le scale ed entrammo nel soggiorno dagli alti soffitti. Ricordavo la sera che vi avevo
messo piede, e in cui avevo incontrato Jim per la prima volta dai tempi della laurea. Da allora:
omicidio, omicidio e il sottoscritto di nuovo l.
Perch vuoi vedere Jim? chiese lei, versando il liquore.
Scossi il capo.
D'accordo, ci siamo gi passati, vero? Per stavolta sorvoliamo. Soda?
Un pochino.
Per me no, grazie cinguett Audrey tra s. Lo preferisco liscio se non le dispiace non mi
dispiace affatto bene molto gentile grazie non c' di che.
Era di nuovo ubriaca. Fradicia...
Mi avvicinai alla grande vetrata e guardai fuori. In basso, dall'altra parte della superstrada, vidi
gli scogli e l'oceano verde bluastro che vi sfracellava contro le sue bianche cervella. La schiuma
schizzava e le gocce scintillavano nell'aria cristallina. Dalle finestre penetrava una brezza frizzante e
resa pungente dall'odore del mare. Vivere in una casa del genere, pensai. Dove non mancava niente.
Eccetto la felicit.
Che vista.
Che salto.
Accarezzi l'idea?
Incresp le labbra.
Chi lo sa? disse, sprofondando nel divano. Diede dei colpetti sul cuscino al suo fianco.
Siediti qui. Racconta tutto alla mamma.
Sedetti. Lei mi sorrise.
Oggi ti senti parecchio su di giri, o sbaglio?
No. Faccio finta rispose lei, gaia.
Va bene. Far finta anch'io.  facile?
S, se perdi la ragione.
Uh-huh. Oh... temo di doverti delle scuse per le cattiverie che ti ho detto l'ultima volta che ci
siamo visti.
Quando?
Quando... ti ho accompagnata a casa.
Oh. Fece spallucce. Di sicuro mi meritavo qualsiasi cosa tu abbia detto.
Le sorrisi. Sorseggiai il mio drink.
La stazione di polizia? Che succede?
Un interrogatorio, suppongo. Forse Jones ha catturato il colpevole.
Se cos fosse, ti ritroveresti senza marito.
Mi diede un'occhiata priva di risentimento.
Non ce l'ho comunque.
Quando ti deciderai a lasciarlo, Audrey?
Quando ti deciderai, tu, a lasciare quella ragazza?
Non intendo farlo.
Spallucce. Lo stesso vale per me. Sollev il bicchiere e contempl il liquore. Scosse il capo.
Ha un'aria tanto innocente. Acqua colorata. Ma quello che ti fa... Ges!
Non ribattei. Di fatto non avevamo niente di cui discutere, ma non avevo voglia di andarmene.
Ero stanco di guidare, stanco di cercare risposte. Volevo rilassarmi. Non si pu stare al volante per
ventiquattr'ore al giorno.
Stai bene dissi.
Sorrise.
Ragazza copertina.
In persona.
Hai un bel personale, Audrey.
Merci. Bevve. Si inumid il labbro inferiore. Eccoci qui, Davie bello.
Eccoci qui.
Tu innamorato di un'assassina, e io di un...
Smettila.
Spiacente.
Audrey.
Dimmi?
Dennis... Peggy lo ha ferito a un braccio?
Mi fiss. S. Un taglio talmente brutto che ci sono voluti dei punti.
Che aveva fatto?
Intendi dire per meritarsi quel taglio? Probabilmente l'aveva guardata storto.
Oh, piantala. Sai che deve averle fatto qualcosa di grave. Magari ci stava provando.
E ti pare grave? Se qualcuno ci provasse con me, di certo non gli ferirei un braccio.
Lei s, invece. Non hai idea di che cosa ha passato.
Non mi interessa, Davie. Non mi interessa.
D'accordo. Lasciamo stare.
Audrey la interpellai poi, nel tentativo di dipanare quella folle matassa. Chi erano quegli
individui al funerale? Quelli che hai chiamato accattoni?
Mi guard da sopra il bicchiere.
Non so se sia il caso di dirtelo.
Ascolta, so tutto di Jim. So che non ha vinto i soldi alla lotteria.
Inarc le sopracciglia. Fare l'avvocato rende.
Andiamo, Audrey. Ci siamo capiti.
Non...
Lo racconter in giro? Non lo user contro di lui. Non ti farei mai del male, anche se sei
innamorata dell'uomo sbagliato.
E qual  quello giusto?
Non lo so.
Mi dai un bacio, Dave?
Mi protesi e la sua bocca si schiuse un poco contro la mia. Assaporai il suo alito.
Sospir quando mi raddrizzai.
Ges, che bello essere baciati.  passato tanto tempo. Baci bene, Dave.
Parlami di Jim, Audrey.
Distolse lo sguardo. Poi si sistem meglio sul divano. Si vers un altro po' di liquore nel
bicchiere. Sorrise. E part. Non poteva parlarne con leggerezza. Era evidente.
Non  tanto complicato. Jim ha decine di legami con il crimine organizzato della costa. Ha
cominciato come semplice avvocato. Ma ha scoperto in fretta che un principiante non ce l'avrebbe mai
fatta. O che non ce l'avrebbe fatta nei termini in cui voleva farcela lui. Cos ha preso un paio di loschi
figuri come clienti. Li ha difesi. Ne ha salvato uno dalla camera a gas e ha fatto prosciogliere l'altro. E
ha guadagnato dei bei soldi. E una certa reputazione. Tutto ha cominciato a girare bene. E una cosa tira
l'altra.
Ne eri a conoscenza?
All'inizio, no. Ma non  riuscito a tenermelo segreto. Quei tipi continuavano a girare per casa.
Impossibile respingerli. Quando l'ho capito, stavo quasi per lasciarlo. Ma non posso, lo sai. Ho tentato
di convincerlo a cambiare ambiente. Puoi immaginare da solo se ci sono riuscita.
Dennis ha mai minacciato di smascherarlo?
Silenzio.
Audrey?
Be'...
 cos, vero?
Lui... Dennis era una testa calda. Lo ha minacciato di tante cose.
E ti chiedi perch Jim l'abbia fatto eliminare.
David, non dire mai pi una cosa del genere.
Ascolta, sai che mestiere fa Steig?
Silenzio.
Audrey, a Chicago era un criminale. Un sicario!
Mi fiss in modo tale che pensai fosse entrata in coma.
Me l'ha detto Jones. Mi ha persino mostrato la sua fedina penale.  sospettato dell'omicidio di
almeno una decina di persone. Ecco chi  l'autista di tuo marito, Audrey.
 tutto vero, Dave? Non mi stai mentendo?
Te lo giuro su Dio, Audrey.
Lasci ricadere la testa in avanti e chiuse gli occhi.
Che Dio lo aiuti sussurr. Che Dio aiuti il mio povero Jim.
La studiai. Studiai quella donna che riusciva ancora ad amarlo.
Audrey, come fai a...
No. Non osare, Dave. Lo amo. E basta. Io non metto in discussione il tuo amore, anche se
metto in discussione la ragazza che ami.
Non sono sicuro di amarla.
Mi lanci un'occhiata torva.
Lo spero per te. Spero che almeno qualcuno ne esca tutto intero.
La circondai con un braccio, ma lei non reag. Tenne gli occhi fissi in grembo. Pos il bicchiere
sul tavolino.
 meglio che tu vada.
Allontanai il braccio e la guardai. Povera Audrey. Non era affatto un'alcolista senza speranza.
Piuttosto, una ragazza confusa e tradita dall'amore. Invischiata in un pantano di frustrazioni e desideri
disattesi. Una cosa che so, che sapr sempre. Quando l'amore comincia ad abbandonarci, le
conseguenze sono orribili da sopportare.
Vorrei tanto che tu avessi qualcosa su cui fare affidamento dissi. Vorrei poter essere quel
qualcosa.
Sorrise per un attimo e mi diede dei colpetti sulla mano. Poi si alz.
Grazie.
La seguii sullo spesso tappeto, sentendomi trascinare da un senso di ineluttabilit. Audrey
sarebbe rimasta per sempre in quella casa. Affondata nella sua orribile disperazione, fintanto che Jim
avesse avuto vita. E forse anche dopo la sua morte.
Qualcuno si stava scaldando.
Pi tardi andai a casa e ciondolai per la stanza. Cercai di lavorare al romanzo, ma mi fu
impossibile. Continuavo a scrivere e riscrivere la stessa frase. Lessi il giornale e vidi che non c'erano
stati sviluppi sul caso. O, perlomeno, non erano riportati. Niente impronte, neanche sul secondo
punteruolo.
Alla fine abbandonai il giornale e andai a chiamare Peggy. Nessuna risposta. Guidai fino al suo
appartamento. Non era in casa. Fui assalito dal disgusto e andai fuori a cena. Mangiai al Tamburo
Rotto, un posticino a Wilshire il cui motto recita 'Non puoi batterlo'. Il gioco di parole  pessimo, ma il
cibo  buono.
Tornai nella mia stanza e cercai di scrivere. Niente. Continuavo a pensare a Peggy insieme a
Jim. Che schifo. Tuttavia ne ero quasi contento. Mi forniva una scusa per provare avversione nei suoi
confronti. Malgrado tutto, avvertivo il desiderio di prendere le distanze. Ero come in bilico su uno
steccato, con Peggy che mi spingeva a saltare dall'altra parte.
Provai a leggere. Niente da fare. Ascoltai la radio. Non serviva, cos la spensi e andai al cinema.
Ciao! mi salut allegra da dietro la zanzariera. Saltai in piedi e aprii la porta. Entr e ci
abbracciammo. Pensai, sono come Audrey. Parlo, parlo, ma in fin dei conti, quando mi sta vicina non
posso fare altro che amarla.
Ti ho svegliato, Davie?
No.
Che programmi hai?
Stavo per risponderle che dovevo lavorare al mio libro. Ma sapevo che in tal caso lei se ne
sarebbe andata e non volevo che ci accadesse. Aveva un aspetto fresco e pulito. A pensarci bene, mi
decidevo a lasciarla solo quando era lontana. Quando eravamo insieme non avevo nessuna possibilit.
Niente di che.
Andiamo a fare una passeggiata?
Io... perch no?
Si rabbui.
Non ti va?
Certo, piccola.
Dillo se non ti va, Davie.
Piccola, sono ancora insonnolito, tutto qui. Prepara la colazione mentre mi faccio una doccia.
Sorrise e strofin la guancia tiepida contro la mia.
Davie sussurr felice. E io non prestai attenzione alla mia mente, che pronunciava le parole
'Si riparte'.
Andiamo al Griffith Park? proposi, vestendomi dopo la doccia.
Oooh, s!
Sorrisi tra me. Una vera e propria bambinona. Datele l'amore di cui ha bisogno e conquister il
mondo.
Preparo dei panini? si offri.
Certo. Vado a comprare qualcosa per farcirli.
Va bene. Dopo aver mangiato. La colazione  quasi pronta.
Mentre mangiavamo sollev lo sguardo. Jim dice che forse non subir neanche un processo
mi inform, entusiasta. Non  meraviglioso? Sorrisi e le diedi dei buffetti sulla mano.
Eccome. Ne sono felice, Peggy.
Sono tanto contenta. L'idea mi spaventava. Non ci ho dormito la notte.
Annuii.  meraviglioso.
Era una bella giornata e la macchina filava lungo il Sunset. Una giornata da far dimenticare che
il mondo era pieno di violenza. Da far dimenticare di essersi trovati di fronte a un duplice omicidio. Da
far dimenticare tutto, tranne una gita con la propria ragazza.  stupefacente quanto basti poco a
modificare l'atteggiamento di una persona. Il sole, una macchina che viaggia veloce, la brezza, la radio
che suona Der Rosenkavalier Waltzes e la sua mano sul mio braccio.
Le lanciai uno sguardo. Portava un nastro rosso fuoco tra i capelli, un maglioncino rosso
attillato, un paio di jeans, dei mocassini. Mi accorsi che continuava ad allargare il maglioncino per
quanto possibile e che quello si intestardiva a restarle incollato alle curve.
Sei talmente bella che ti mangerei.
Lei si protese e mi premette la fronte contro il braccio. Sospir, felice.
Sono proprio fortunata.
Le baciai i capelli. E, dopo tante settimane, provai un senso di pace. Era come se stessimo
scappando via. Verso un giorno luminoso, lontano da tutti i fatti inquietanti.
Quanto tempo disse stringendomi il braccio.
Impiegammo cinquanta minuti a raggiungere il parco. Per la maggior parte del viaggio
parlammo del pi e del meno. Non le dissi che ero andato a trovare suo padre. Non sapevo come
l'avrebbe presa e non volevo rovinare tutto.
Il parco era come l'aveva descritto: sembrava di andare a fare un'escursione in collina. Su
colline coperte di vegetazione, niente a che vedere con il Prospect Park di casa mia, a Brooklyn.
Griffith Park era un vero e proprio parco. Solo per le dimensioni faceva sembrare Prospect Park
un giardinetto. E la sua assoluta bellezza, la sua pulizia incolta gli facevano superare di gran lunga il
pratino di Brooklyn. A Griffith Park i cervi correvano liberi. A Prospect si aggiravano libere solo le
bande di adolescenti.
Scendemmo dalla macchina, la chiudemmo, prendemmo le due borse di carta marrone con il
pranzo e mi guardai intorno. In fondo a un sentiero tortuoso che portava in cima a una delle colline
spiccava un edificio dalla cupola bianca. Pareva una fortezza. E la campagna circostante ricordava
quella scozzese. Affascinante.
Dopo un po' abbandonammo il sentiero e ci immergemmo nel fitto della vegetazione. Il sole
divenne molto caldo. Le forti ondate di calore parevano aggrapparsi al terreno man mano che ci
inerpicavamo. Peggy si rimbocc le maniche del maglioncino, senza smettere di tirare la lana per
staccarsela dalla pelle. Il sole che mi picchiava in testa non mi aiutava a mantenermi freddo e
compassato. Grosse gocce di sudore mi colavano lungo le tempie e le guance. La osservai, mentre si
arrampicava davanti a me. Se solo potessi toccarla, pensai.
E poi pensai qualcos'altro.
Era mai possibile che, inconsciamente, Peggy si vestisse e si comportasse in modo tale da
risvegliare il desiderio negli uomini che le stavano accanto? Apparentemente, temeva gli uomini e le
loro aggressioni. Allora perch la cosa che dichiaratamente la spaventava di pi continuava ad
accaderle? Quel ragazzo, suo marito, Albert, tutti uomini che aveva fatto quasi impazzire di desiderio.
E c'ero anch'io. Che le prendeva? Quella timidezza schiva era forse calcolata? Il suo scopo era quello di
attirare su di s ci che dichiarava di temere ma che in realt desiderava ardentemente? Si parla di
uomini inclini agli incidenti. Be', forse esistono anche donne inclini allo stupro.
Scossi il capo sotto il sole cocente e mi sentii confuso. In parte per il caldo. Soprattutto per il
caos che si genera nella mente umana quando questa comincia a operare su pi livelli.
Si ferm e sedette all'ombra di un albero. Mi accasciai al suo fianco.
Fiuu, se fa caldo disse.
Sono fuori allenamento commentai io.
Lo siamo entrambi.
Battere a macchina non aiuta a fare i muscoli.
Neanche l'inattivit.
Tuo fratello ha detto che stavi cercando un lavoro. Lo hai...
Mio fratello?
Datemi un paio di forbici, e mi taglio la lingua.
Mi fiss intensamente.
Quando hai visto mio fratello?
Esitai un attimo. Poi parlai. La sua espressione oscill tra l'accettazione e la rabbia.
Perch mai hai sentito il bisogno di andare laggi?
Volevo conoscere tuo padre. Volevo capire che razza di individuo ti aveva cresciuta.
Mi guard, un poco imbronciata. Notai l'alone di sole che le incorniciava i capelli dorati, il
modo in cui la brezza agitava i capelli fini sulla sua fronte.
E l'hai capito?
S.
Non potevi chiedermi di accompagnarti?
Avresti accettato? Ti avr chiesto quattro o cinque volte se potevo venire con te quando ci
andavi.
Non mi piace che si frughi nella mia vita, Davie.
Non  quello che ho fatto.
E come lo definiresti, allora?
Senti, Peggy, non ...
Oh, non cominciare. Ho subito abbastanza ramanzine per questa settimana.
Si abbandon contro il tronco nodoso con un sospiro. Si guard in grembo, poi chiuse gli occhi,
come per tenermi alla larga.
Tutti vogliono ficcare il naso nella mia vita.
Mi allungai per afferrarle la mano, ma la ritrasse.
Peggy, mi dispiace di averti... offesa. Ma ritengo di avere il diritto di conoscerti meglio. Visto
che tu non ti preoccupi di raccontare, mi tocca trovare un altro modo per sapere.
Non credi a quello che ti ho detto, vero?
Non mi hai detto praticamente niente.
Magari ritenevo fosse meglio cos.
Magari io non ero d'accordo.
Apr gli occhi.
Che cosa vuoi sapere? chiese con amarezza. Come ho ammazzato Albert? Come ho preso
un punteruolo e...
Basta cos, Peggy.
Voglio raccontarti tutto.
Hai ucciso tuo marito, Peggy.
S, e lo rifarei! Hai sentito bene, lo rifarei. Era un porco, una bestia!
E affronteresti tutto daccapo. Il processo, le accuse, Jim.
Perch continui a insistere con Jim?  stato sempre buono con me.
Buono! Uno che minaccia di farti dare la pena di morte per un delitto dal quale sei gi stata
scagionata!  questo che intendi per buono?
Forse ...
Cosa?
Non lo so.
Direi. Be', Jim non  stato affatto buono con me.
Siete amici.
Un amico ti fa pestare a sangue?
 stato un errore, lo sai. Pensava fossi con sua moglie.
Non gliene frega un accidente di sua moglie!
Perch dovrebbe preoccuparsi di un'alcolizzata ninfomane?
Che cosa? Quel figlio di puttana ti ha raccontato questo? Maledizione, Peggy, quando diavolo
comincerai a ficcarti un po' di sale in zucca? Oh, smettila di fare quella cavolo di faccia imbronciata!
Quell'uomo ti ha avvelenato di menzogne.  stato lui a spingere Audrey a bere. E lei  ninfomane
quanto te! Gli  tanto fedele da far pena.
Jim mi ha detto...
Mi battei il palmo sulla fronte.
Cristo! Jim ti ha detto, Jim ti ha detto! Fesserie! Ora ti racconto quello che ha detto a me. Mi
ha detto che avrebbe fatto qualsiasi cosa per averti. Che avrebbe detto bugie, ingannato e tramato e che
tutto sarebbe stato lecito, pur di conquistare il tuo affetto. Ha detto che avrebbe mentito su di me. Che
avrei potuto affannarmi a smascherare le sue menzogne, ma che lui non avrebbe smesso di dirle, fino a
confonderti le idee. Ha detto che hai ucciso tre uomini! Ha detto che sei pazza!  questo l'uomo che
vuoi sposare?
Mi guard, pallida in viso. Rabbrivid, il respiro corto. E io continuai a riflettere su quanti guai
si risparmierebbe la gente se si dicesse la verit.
 tutto vero? chiese, la voce tremante.
Certo!
Scattai in piedi e, nella furia cieca, presi a scivolare e inciampare gi per la collina.
Da vie!
Mi fermai, senza voltarmi. Sentii i suoi passi. Poi mi fu addosso e mi gir intorno per
mettermisi di fronte.
Non lasciarmi! mi ordin, quasi rabbiosa, come se la stessi tradendo.
La presi tra le braccia di malavoglia.
Perch non possiamo liberarci di tutto questo? chiese, infelice. Perch continua a starci
addosso ovunque andiamo?
L'omicidio  un ottimo segugio.
Rimanemmo muti qualche secondo, poi tornammo all'albero e sedemmo sulle sue radici. Presi
due mele dalle borse e mangiammo in silenzio.
Non riesco a crederci disse lei dopo un poco.
Le lanciai uno sguardo tagliente.
Davie, non... non voglio dire che non credo a te.  che mi sembra incredibile. Perch non mi
ha detto la verit almeno su sua moglie?
Perch racconta solo bugie, o la parte di verit che gli fa comodo. Come quando mi ha riferito
di come avevi ferito il braccio di Dennis, tralasciando di aggiungere che Dennis lo aveva minacciato di
rivelare le sue sporche manovre alla polizia.
Ti ha detto...
Peggy, non negarlo. Me ne sono accertato.
Io... l'ho ferito. Aveva cercato di... di farmi il filo.
E che cosa c'era di spaventoso?
Davie, se avessi vissuto quello che ho vissuto io, non sopporteresti le mani di nessuno
addosso. Non capisci?
Credo... di s.
Mi ha... toccata. Ha cercato di farmi togliere la camicetta. Io... Rabbrivid. Non so che cosa
succede quando... quando gli uomini si comportano cos. Divento... Non trov le parole, ma si
espresse con i pugni serrati e tremanti sollevati davanti a s.
Va bene, Peggy. L'ho capito da un pezzo. Non mi hai mai visto provarci, anche se Dio solo sa
quanto mi piacerebbe.
Mi lanci uno sguardo sconsolato.
Oh, Davie, mi dispiace. Non intendo tenerti sulle spine. Lo sai.  solo che...
Va bene.
Che cosa hai detto a proposito delle manovre di Jim?
Vuoi dire che non sai neanche questo? chiesi, sfinito.
No...
 legato al crimine organizzato locale, Peggy.  un delinquente.
Oh, no...
Che cos'altro ti serve? Ti ha mentito, ti ha ingannata, ti ha minacciata.  un delinquente, ha
fatto uccidere due uomini, ha trasformato sua moglie in un'alcolizzata. Che cos'altro ti serve?
Mi fiss, poi distolse lo sguardo. Sedeva in silenzio, gli occhi bassi a terra.
Sono molto... confusa.
La sua arma migliore contro di te. La confusione.
 difficile da credere. Cos, di colpo.
Hai tutto il tempo. Jim sar tale e quale per molti anni a venire.
Jim disse lei, scuotendo il capo.
Pi tardi ci alzammo e riprendemmo l'arrampicata. Arrivammo affannati in cima alla collina e
contemplammo Los Angeles, spiegata come un tappeto ai nostri piedi. La salita era stata faticosa. Se
non altro aveva sedato i nostri malumori.
Dovresti vederlo di notte disse lei.
Immagino sia bello.
Altroch.
Si gir verso di me. Mi fiss negli occhi, poi abbass lo sguardo. Torn a guardarmi, e la sua
mano scivol nella mia.
Davie.
S.
Mi... dispiace. Veramente. Mi dispiace. Di aver continuato a... combattere contro l'unica cosa
che conti per me.
Sollev lo sguardo e sorrise.
Non so che cosa accadde. Le parole mi uscirono all'improvviso. Chiss da dove. Ma
all'improvviso le avevo sulle labbra e le stavo pronunciando.
Peggy, sposami.
Parve sorpresa.
Sposarti?
Perch no? Non mi ami?
Davie. Davie, certo che s. I suoi occhi nei miei, come quella prima notte. Oh, Davie.
Allora?
Tu vuoi sposarmi?
S, Peggy.
Mi ami al punto da sposarmi malgrado tutto?
Peggy!
Era un momento topico. Forse a travolgermi fu pi l'atmosfera che l'amore per Peggy. In cima a
una collina che era come in cima al mondo. Il sole caldo sopra le nostre teste, il vento, il castello dalla
cupola bianca, in attesa del suo principe e della sua principessa.
Ti amo fino a questo punto.
Devo parlarti. Voglio che tu sappia.
Pelle d'oca.
Che cosa devo sapere?
Voglio parlarti di me. Poi, quando... quando avr finito, potrai decidere. Se mi vorrai o no. Se
vorrai ancora vedermi dopo oggi.
Peggy, smettila...
Zitto e ascolta.
Ho ucciso mio marito. Questo lo sai. Ma non sai perch. No disse, impedendomi di replicare.
Non puoi immaginare com'era.
Strinse le mani davanti a s. Evit di guardarmi. Fiss le colline che imbrunivano.
Mia madre era morta da tanto. E la donna con cui vivevo quando mio padre non c'era aveva
troppi guai per prestarmi attenzione. Nessuno mi ha mai parlato degli... uomini. Non sapevo niente.
Oh, Signore, ero tanto sprovveduta. Un tempo... un tempo pensavo che bastasse un bacio per restare
incinta. E avevo paura di lasciarmi avvicinare dai ragazzi. Uno mi baci a una festa del liceo. Rimasi
paralizzata. In preda al terrore. Immaginai che tutti mi odiassero e volessero costringermi a fare un
figlio. Mi torturai per tre mesi, Davie. Finch un'altra ragazza non cap cosa avevo e mi spieg come
funzionava.
La sentii deglutire e capii quanto si sentisse imbarazzata e ferita a raccontarmi certe cose. Ne fui
ben consapevole. Probabilmente ero l'unico confidente che avesse mai avuto.
Fui costretta a sposarmi prosegu. Lo sai. A diciassette anni ero gi sposata. Diplomata il
giorno prima e moglie il giorno dopo. Perch mio padre mi aveva accusata di...
Lo so.
Sposata senza sapere niente del sesso. La mia prima notte di nozze fu un incubo. Non puoi
immaginare fino a che punto. Lui era una bestia. So che non ti piace che usi questo termine, ma 
l'unico in grado di descriverlo. Mi ha inseguito per la stanza d'albergo. Potr sembrare divertente,
ma... Le si spezz la voce. Non lo fu affatto. Ero talmente spaventata da non riuscire a pensare.
Riuscivo solo a scappare, e pi io scappavo e piangevo, pi lui si eccitava. Mi chiuse in un angolo e...
mi strapp di dosso la camicia da notte. La ridusse in brandelli! Lo colpii, lo graffiai, ma serv solo a
farlo eccitare.
Fui stuprata da mio marito.
Sedette in silenzio, un brivido a scuoterle il corpo. Il respiro tremante in gola.
E fu sempre cos, continu per tutta la mia vita coniugale. Io completamente sprovveduta e
spaventata. E lui che mi... brutalizzava. Ogni sera, finch credetti che sarei uscita di senno e mi sarei
uccisa. Non sai che cosa significa star svegli la notte a progettare il proprio suicidio. Cercavo di
indurmi a farlo. Ma mi mancava il coraggio. Invece, andai sempre pi a fondo, fino a... perdere la
testa.
Trasse un respiro veloce e si morse il labbro inferiore per impedirgli di tremare.
Ero incinta. Avevo le nausee. Non riuscivo a trattenere il cibo. Passavo le notti in bagno,
inginocchiata sul pavimento di piastrelle... in attesa di vomitare.
Ma lui se ne fregava. Lui voleva la sua carne, il suo... il suo trastullo! L'ho ammazzato, e
giuro che lo rifarei, ancora e ancora!
Capisco dissi io. Ma davvero lo capivo?
Aspetta. Non ho finito.
Esit. Poi disse Una volta andai al cinema e la... persona che mi accompagnava mi circond
con il braccio e tent di infilarmi la mano nella camicetta.
Peggy.
No, prima o poi dovrai saperlo, Davie. Non ti sto raccontando un'altra storiella.
Pi tardi, quella stessa persona... mi aggred in macchina.
Peggy, smettila di torturarti.
Vuoi sapere chi era?
Peggy.
Vuoi?
Le mani che teneva in grembo erano scosse da un fremito incontrollabile.
Peggy, ti prego.
Era lui! esclam, la voce tremante al solo ricordo. Lui! Mio padre!
7
Appena rientrammo, lui sollev lo sguardo dal divano. Era vestito in modo informale, con una
giacca scamosciata marrone e una camicia sportiva a disegni tenui.
 tutto il giorno che ti cerco, Peggy disse severo. Non mi degn di uno sguardo.
Jim esordii.
Sbrigati a vestirti insist, rivolto a Peggy. Abbiamo un barbecue nella casa al mare di Lamar
Brandeis. Siamo gi in ritardo.
Mi trattenni. L'ascia gli si sarebbe abbattuta sul capo anche troppo presto. Guardai Peggy.
Jim, io...
Peggy, gradirei che facessi in fretta.
Trasse un profondo respiro.
Non posso, Jim.
Aggrott le sopracciglia e provai l'impulso di schernirlo elogiando con un 'bravo' quella
splendida esibizione di mimica facciale. Ma non ero il tipo da facezie.
Pensavo a quel che magari, anzi, sicuramente mi avrebbe fatto quando avesse saputo. Pi
precisamente a che cosa avrebbe ordinato a Steig di farmi.
Jim la fiss serissimo.
E posso sapere perch? chiese, continuando a ignorarmi.
Lei non riusc a proseguire. Pareva paralizzata da quegli occhi. Quegli occhi color grigio
azzurro che la frugavano esigenti, quasi ipnotizzandola.
Peggy rimane qui intervenni.
Non sto parlando con te!
Rabbia, finalmente! Rabbia di fronte a Peggy. Quasi me ne beai. Una sgradevolezza troppo a
lungo nascosta ai suoi occhi. Che ora si svelava, una volta per tutte.
Sentimi bene, cretino pomposo partii.
Davie mi implor Peggy. Mi interruppi e lei spost lo sguardo su Jim. Deglut. Si morse il
labbro.
Jim...
Che cosa c', Peggy?
Jim, io e Davie abbiamo deciso di sposarci. Parl con calma; in bilico tra la sfida e il timore
che ancora provava.
Il corpo di Jim Vaughan si contrasse. Fu quasi un cedimento. Come se un muro altissimo fosse
sul punto di crollare. La fiss, ammutolito per la prima volta da quando l'avevo conosciuto, tanti anni
prima. Jim era stato finalmente colpito nel suo punto debole.
E all'improvviso mi resi conto che era sulla stessa barca di Peggy e Audrey. In un certo senso,
lo eravamo tutti. Anelava al vero amore che non aveva mai avuto. E che adesso lo stava dilaniando
perch il guscio che si era costruito intorno si era incrinato.
Non  vero.
Lei annu. S, invece.
Il suo corpo parve prosciugarsi di un elemento che lui riassorb subito, grazie a uno sforzo di
volont. Fece un sorrisino forzato.
Oh? E gli hai raccontato di come hai ammazzato Albert?  disposto a...
Le tue menzogne non funzionano pi gli dissi.
Menzogne?
So chi ha ucciso Albert. E Dennis. So del tuo litigio con Dennis. So che ha minacciato di
smascherare le tue... manovre. E so che Peggy ti ha chiamato la notte in cui Albert  stato ucciso.
Dell'ultima cosa non ero certo, ma immaginavo che fosse andata cos.
So un sacco di cose, Jim conclusi. Un sacco.
Lui si gir e si avvi verso la porta. Poi si volt di nuovo. Ci guard, il viso una maschera di
pietra. Il suo sguardo si fiss su di me, in una benedizione da cobra.
E allora forse sai anche come vivere abbastanza a lungo da sposare Peggy.
Peggy ebbe un sussulto.
Jim! Non oserai...
Per un attimo la faccia di Jim fu nuda. Per un attimo emerse la bestia, la bestia astiosa e
frustrata. In tutta la sua abiezione.
Farei qualunque cosa per te. Ho mentito, ingannato per te. S, ho ucciso per te! E adesso...
Continu a parlare. Ma le sue parole si persero nell'improvvisa esplosione di gioia che mi
travolse.
Aveva confessato! Peggy era libera. Con la mente sconvolta e impaurita, ma libera. Fu come se
mi tornasse il respiro da quando ero stato colpito alla testa, una notte di quello che pareva tanto tempo
prima. Ed erano passate solo un paio di settimane.
Circondai Peggy con il braccio.
Non metterti a discutere con lui, Peggy. Non serve. Guardalo.  sconfitto.
Belle parole, ma avevo lo stomaco in subbuglio, consapevole com'ero del fatto che da quel
momento in poi la mia vita sarebbe stata in pericolo. Ogni eventuale amicizia tra me e Jim si era
dissolta per sempre.
Aveva un'espressione fredda e assassina.
Ti disprezzo da tanto mi disse. E adesso far in modo che non mi molesti pi.
Mi irrigidii d'istinto, quasi aspettandomi che estraesse un'arma dalla tasca. O un punteruolo,
come mi sugger l'immaginazione.
Mi sbagliavo. Non era nel suo stile. Una volta l'avevo visto rifiutarsi di spazzare il pavimento
del dormitorio del college. Avrebbe sempre trovato qualcuno disposto a fare il lavoro sporco al posto
suo. E l'omicidio era un lavoro sporco.
Si limit ad aprire la porta.
Buonanotte salut, con la noncuranza che i suoi nervi scossi gli permisero.
Poi chiuse piano e lo sentimmo attraversare il vialetto, con calma, nella pretesa estrema di
illudere persino s stesso della propria disinvoltura. Rimanemmo immobili e muti, finch il rumore dei
suoi passi non scomparve. Poi sentimmo sbattere una portiera e la grossa Cadillac lo fece perdere nella
notte.
Le tremavano le mani.
Non sapevo che fosse cos disse, spaventata. Non l'avevo mai sospettato.
Lo so, Peggy.
Che intenzioni hai?
Per tutta risposta, andai al telefono e composi un numero.
Il tenente Jones dissi.
La sua mano nella mia divenne inerme.
Pronto?
Era Jones. Gli riferii quel che aveva detto Jim.
Lo mando a prendere. E sar meglio che domattina passi anche lei. Con la signorina Lister.
Senz'altro.
Bene. Mi diceva che ha appena lasciato la Quindicesima Strada?
S.
Ottimo. Arrivederci.
Riagganciai e guardai Peggy.
 finita, piccola.
Fino a che punto ci si pu sbagliare?
Me ne andai pi o meno alle dieci. Prima mi fermai sulla porta a controllare dallo spioncino.
Poi aprii e guardai attentamente entrambi i lati della strada per controllare se ci fosse qualcuno.
Nessuno. Mi girai a baciarla.
Buonanotte, piccola.
Buonanotte, Davie. Ti prego, fai attenzione.
Non ti preoccupare, probabilmente l'hanno gi arrestato.
Il che non dissip la sua preoccupazione.
Lo pensi sul serio? chiese.
Annuii. Lo speravo, almeno. Detestavo l'idea di Jim e Steig a piede libero. E non mi preoccupai
di Audrey abbandonata a s stessa, della sua vita distrutta. Mi imposi di non pensarci.
Magari dovresti fare un salto alla polizia per accertartene sugger Peggy.
Buona idea. Davvero.
Stai attento, Davie. Se perdessi te...
Shhh. Basta. Fammi un sorriso.
Obbed.
Ma starai attento insist.
Dolcezza, mi piace vivere. Lo scoprirai quando saremo sposati.
Quel sorriso angelico.
Sposata, ripet quasi in un sussurro a un uomo di cui mi fido. Oh, sono tanto... non puoi
immaginare il sollievo che provo. Adesso posso dimenticare tutto quel che  successo.
La baciai sulla guancia.
Colazione alle nove ordinai. Uova e pancetta.
Sar pronta rispose allegra.
Mi avvicinai con circospezione alla macchina. Mille strane idee in testa. Steig era dietro un
cespuglio, o un albero, con un fucile, una pistola, un'ascia, un... mi imposi di non pensare a quella
parola. Oppure era nella sua macchina, pronto a investirmi, a spingermi contro il marciapiede, a
spararmi in testa...
Costeggiai la casa, il cuore che mi batteva all'impazzata. Considerai l'idea di tornare dentro, ma
me ne vergognai troppo. L'avevo appena salutata. Sapevo che mi avrebbe accolto di nuovo. Potevo
dormire sul divano. Ma mi sarei sentito uno scemo. E comunque non c'era niente di concreto da temere.
Era tutta immaginazione. In pi, ero curioso di scoprire se la polizia avesse arrestato Jim e Steig. In
caso contrario, la mia immaginazione si sarebbe risvegliata.
Nessuna Cadillac all'orizzonte. Solo la mia piccola Ford nera, verso la quale mi precipitai,
saltando velocemente a bordo e maledicendo le dita tremanti che mi impedivano di infilare la chiave
nella serratura.
Una volta all'interno, misi la sicura. Mi guardai intorno in preda all'agitazione mentre cercavo
l'accensione con la chiave. Nessuna sagoma scura si lanci contro la macchina. Se fosse accaduto, sarei
stato impotente. Deglutii e inserii la chiave.
Un altro sospetto. Una bomba nel motore. Sapevo che era un'ipotesi remota, ma la mia mente si
rifiut di scartarla. Guardai attentamente sui due lati della strada, travolto dalla paura crescente. Scesi e
sollevai il cofano, illuminandolo con la torcia. Nessun ordigno infernale. Mi sentii un idiota. Tornai in
macchina.
Accesi il motore. Una vietatissima inversione a U, senza riflettere. Avrei potuto filare dritto fino
a Santa Monica Boulevard. Invece, svoltai a sinistra su Wilshire in direzione dell'oceano. All'altezza di
Lincoln svoltai ancora a sinistra, verso la stazione di polizia.
Non so quando mi resi conto della macchina che mi seguiva.
Ma, spinto dalla tensione a controllare pi volte lo specchietto retrovisore, la vidi.
Grossa e nera, con Steig al volante.
Mi aggrappai spasmodicamente allo sterzo, le gambe tremanti. Non c'era molto da dubitare
sulle sue intenzioni. Si avvicinava sempre pi, mandando su di giri il potente motore.
Spinsi pi a fondo sull'acceleratore. Nella mente mi passavano visioni di Steig che mi
affiancava, la pistola in mano. Il piede premuto ancora di pi sull'acceleratore e la piccola Ford balz in
avanti. Lo distanziai un poco. Lui diede gas e mi tenne dietro.
Io accelerai ancora, toccai gli ottanta, poi i novanta. E lui avanzava. Mi accorsi di sudare.
Superai rombando un semaforo rosso, e un altro ancora. Continuavo a sperare di venir fermato da un
poliziotto. Non ce n'era neanche l'ombra. Superai una macchina, vidi Steig fare altrettanto, invadendo
l'altra corsia con l'enorme macchinone. Guadagnava terreno.
Di colpo mi misi a strombazzare con forza, nella speranza che il frastuono attirasse una
pattuglia. La Cadillac avanzava sempre pi, mentre insieme correvamo verso Venice.
All'altezza di Olympic mi stava quasi addosso. Il cuore mi lacerava il petto come un prigioniero
impazzito nella sua cella. Alla vecchia maniera di Chicago. Affiancare e scaricare l'arma sulla testa del
guidatore. Un'esecuzione in piena regola.
Steig spost la macchina. Mi aveva quasi affiancato. Lanciai un'occhiata da sopra la spalla e
vidi la sua faccia, terrea. La mano mi scivol dal clacson. Lo vidi sollevare il braccio destro. Mi
puntava qualcosa contro...
Pigiai sul freno e rischiai di volare fuori dal parabrezza, mentre le gomme stridevano contro
l'asfalto e la macchina inchiodava slittando. Steig mi super a tutta velocit, attraversando l'incrocio.
Quasi in preda al panico, girai la Ford e ripresi l'Olympic in direzione dell'oceano. Non sapevo che
fare. La stazione di polizia era da quella parte, ma non avevo idea di come raggiungerla. Riuscivo solo
a pensare che dovevo sfuggire a Steig, che voleva uccidermi.
Ero a met isolato, quando la vettura nera sbuc da dietro l'angolo e riprese a tallonarmi. Di
colpo fui felice del fatto che il precedente proprietario della mia macchina fosse un patito dei motori
truccati. Il modo in cui balzava in avanti al mio tocco, la velocit che mi permetteva di guadagnare
erano tutto quel che potevo frapporre tra la vita e una pallottola in testa.
Poi gridai d'orrore quando mi accorsi di aver superato rombando l'incrocio con la Quarta Strada.
Non avevo pi modo di raggiungere la stazione di polizia. Ormai ero diretto verso la superstrada
costiera! E su un rettilineo non sarei riuscito a distanziare la Cadillac.
Ma mentre filavo vidi cambiare il semaforo alle mie spalle e notai che Steig era stato costretto a
inchiodare, perch un grosso camion con rimorchio impegnava l'incrocio. Guadagnai mezzo isolato.
Poi non vidi pi niente alle mie spalle, mentre sparivo nell'oscurit di una galleria sotto la Seconda
Strada.
Dopo la curva buia mi ritrovai sulla Pacific Coast Highway. Spinsi l'acceleratore al massimo e
la Ford quasi balz in avanti. I pistoni picchiavano impazziti sotto il cofano, la macchina pareva sul
punto di decollare. Il tremendo ruggito del motore si sprigionava dal doppio tubo di scarico. L'oceano
nero scorreva via, le alte scogliere di Santa Monica mi sovrastavano. Volavo a centoventi, e dietro di
me, a una certa distanza, scorsi il baluginio dei fari anteriori della grossa Cadillac che usciva dalla
galleria.
Mentre superavo il semaforo sulla collina che conduceva alla zona commerciale di Santa
Monica vidi che Steig guadagnava terreno. Nessuna Ford, truccata o meno, sarebbe riuscita a
distanziare quella macchina. Almeno non una Ford con pi di dieci anni di vita. Il sudore mi scivolava
sulle sopracciglia, scendeva sulle tempie. Pareva una follia, ma tant'era. Mi ero trasferito in California
per il clima, una frase insensata da formulare. Mi ero trasferito in California per il clima, e dopo circa
due mesi un tizio mi inseguiva in macchina per ammazzarmi.
Non potevo restare sulla superstrada. Mi avrebbe raggiunto troppo facilmente. La mia unica
possibilit era tentare di seminarlo in qualche modo.
Su Channel Road svoltai e volai su per il canyon, superando il Golden Bull, lungo il canale
antinondazione. Avevo a malapena superato il primo incrocio, che Steig svolt a sua volta. Arrivai al
secondo e presi bruscamente a sinistra.
Una biforcazione. Senza pensarci mi tuffai con la macchina sulla destra, troppo spaventato
anche solo per considerare che poteva trattarsi di una strada senza uscita. La Ford si arrampic su una
collina e scese sull'altro fianco. I fari scintillanti della Cadillac svoltarono e mi furono addosso.
Le mani mi scivolavano dal volante. Ero costretto a staccarle una alla volta per strofinarla quasi
freneticamente sul pantalone. Non avevo idea di dove stessi andando. Trovare un poliziotto a quel
punto era fuori questione.
Ormai la mia salvezza era nelle mani di Henry Ford e del suo modello del 1940. Quasi pregai
che reggesse. Se si fosse guastato, sarei morto.
Strizzai gli occhi per vedere se ci fosse qualcosa davanti a me. Ero troppo sconvolto per pensare
di prendere gli occhiali nel cassettino.
Stavo per girare a sinistra, poi all'ultimissimo istante vidi un cartello: Strada senza uscita.
Sterzai di colpo, urtai un marciapiede e tornai in carreggiata, annaspando. Rombai su per una collina,
superando il silenzioso Country Club, il campo da tennis che se ne stava bianco e deserto sotto la luna.
I fari alle mie spalle, il ringhio sommesso del motore della Cadillac. Steig con una pistola.
Gi per una collina. Due incroci. Svoltai a destra, alla cieca. Mi ritrovai a viaggiare su una
strada tortuosa, su un ponte di legno e dentro un bosco talmente fitto da ricordarmi la Foresta di
Hurtgen, in Europa. Un altro posto in cui mi ero trovato faccia a faccia con la morte. Ma all'epoca ero a
piedi e in guerra. Adesso ero in macchina, da civile, e in pace. Per c'era un tipo che mi inseguiva e
che, potendo, mi avrebbe ucciso, perch cos gli era stato ordinato, e certi uomini uccidono a comando.
E chi gliel'aveva ordinato un tempo era stato mio amico.
Un cartello. Sunset Boulevard. E una freccia puntata. Sterzai di scatto e corsi sulla collina, verso
il Sunset. Steig si era avvicinato di molto. Sapeva come guidare quella macchina.
C'era una collina sulla destra, che notai mentre correvo sul Sunset in direzione delle Pacific
Palisades. No so perch svoltai. Una di quelle decisioni improvvise, prese pi per istinto che per
ragionamento. Sterzai e rombai sulla salita ripida, osservando i fari alle mie spalle sferzare il buio e
inseguirmi come mostruosi occhi abbaglianti.
Ero tra le colline. Non avevo la minima possibilit di trovare soccorso. Lass sarebbe stato
deserto, senza una casa per chilometri.
E, per la prima volta dall'inizio dell'inseguimento, presi coscienza di quanto fossi spaventato.
Spaventato al punto che il mio corpo cominciava a intorpidirsi. Capita di vivere senza imbattersi nella
violenza, se non in tempo di guerra. Ma qui si trattava di violenza personale. Non la capivo e mi
terrorizzava. Steig non mi conosceva neanche, ma mi odiava. E dato che un altro individuo gli aveva
ordinato di uccidermi, eseguiva la sua consegna come fosse questione di vita o di morte.
Una strada tortuosa, che si arrampicava sempre pi in alto. Rimasi in seconda, il pedale a
tavoletta. La frase mi spunt fuori dal nulla. Sperai che quel tipo mi avesse detto la verit. L'indicatore
che saliva me lo conferm. Il motore ruggiva sotto il cielo buio, e intanto continuava a spingermi
velocemente su per la collina, mentre io giocavo di sterzo per mantenere la macchina in carreggiata.
Un cancello in mezzo alla strada!
Scartai d'istinto e la Ford sal su un piccolo terrapieno accanto al cancello. Le ruote affondarono
nel terreno soffice e ridiscesero dall'altra parte, di nuovo sulla strada. Rimisi la seconda e guadagnai
velocit; poi passai alla marcia pi alta. Una interruzione opportuna. Steig avrebbe avuto qualche
difficolt a superare il terreno soffice con la pesante Cadillac. Vidi i fari girare alle mie spalle, mentre
la macchina slittava e affondava.
Varcai un cancello aperto e mi trovai su un ampio rettilineo di cemento. Dal terreno sulla mia
sinistra spunt una casa buia. Di colpo capii di essere tornato al Will Rogers State Park, dove a suo
tempo avevo fatto un'escursione con Peggy. La casa apparteneva al defunto umorista. Il parco era
chiuso, non ci sarebbe stata anima viva in giro. Provai un tuffo al cuore quando Steig, riguadagnata la
strada, super l'entrata a tutta velocit.
Mi si offrivano due opzioni. Ricordai che la strada davanti a me portava all'ingresso del parco.
Ero arrivato dall'uscita. Se fossi andato avanti, alla fine avrei trovato un cancello chiuso. E non c'era
modo di aggirarlo.
Me ne resi conto in una manciata di secondi, cos sterzai a sinistra e imboccai il ponticello che
conduceva all'altra strada. Il parafango gratt contro il parapetto di legno. Tenni premuto l'acceleratore,
sfrecciando sulla strada alberata. Che portava a... chiss.
Stalle. Desolate, buie e immobili sotto la luna. Oltrepassai di volata i recinti per
l'addestramento, altri edifici bui. Proseguii, implorando una via d'uscita, aguzzando gli occhi per
scorgerne una. Niente. Abbandonai il cemento e la macchina si tuff nell'erba, tra bassi cespugli,
aggirando un recinto inconsistente. Perdevo velocit, con il terreno soffice che ostacolava gli
pneumatici.
Alla fine le ruote affondarono troppo, la macchina comp un testacoda folle e quasi cappott. Le
gomme presero a stridere sul terreno.
Senza l'ombra di un'idea o di un piano, spalancai la portiera, mi immersi nella notte e mi misi a
correre verso la collina fitta di vegetazione sulla mia sinistra.
Evitai la luce intensa dei fari della Cadillac. Mentre correvo, sentii la grossa macchina
impantanarsi nel terreno con uno stridio. Sentii una portiera sbattere e dei passi affrettati. Raggiunsi i
piedi della collina e iniziai ad arrampicarmi.
Per essere massiccio, Steig si muoveva velocemente. Mi stava alle calcagna e io non riuscivo a
non farmi sentire. Facevo un gran rumore mentre mi gettavo tra i cespugli e attraversavo la fitta
vegetazione, graffiandomi la pelle, strappandomi i pantaloni e le maniche della camicia contro i rametti
secchi.
Nessun suono da Steig. Pareva un robot decerebrate, programmato per un unico scopo. Mi stava
dietro, i piedoni che pestavano il terreno, il corpaccione che spazzava via gli arbusti che lo
ostacolavano.
Qualcosa mi sgattaiol tra i piedi costringendomi a scartare di lato mentre correvo. Il cuore
ebbe un sussulto violento al ricordo delle orme di puma che avevo visto con Peggy.
Ero a corto di fiato. Una fitta mi trafisse il fianco. Avevo faccia e corpo coperti di sudore. Ma
non potevo fermarmi. Pensai di buttarmi gi, nel buio, e di aderire al terreno, sperando che Steig mi
superasse. Ma era un azzardo. Si sarebbe accorto che avevo smesso di correre. O magari mi sarebbe
caduto addosso. Faceva sul serio. Mi avrebbe imbottito di proiettili.
Andai avanti. Ma era dura. Sempre di pi. Gli arbusti erano talmente fitti che sbattevo in
continuazione contro i rami, perdendo l'equilibrio. C' da stupirsi che non mi sia cavato gli occhi con
quelle sciabole taglienti. Un fuscello puntuto come un ago mi graffi la fronte e la lacerazione mi
provoc un dolore lancinante alla testa.
Raggiunsi la cresta della collina. Forse mi stagliai per un secondo contro il cielo. Perch di
colpo la notte fu squarciata da una forte esplosione che riecheggi tutto intorno. E qualcosa mi sfior,
sibilando.
Mi trascinai oltre la cima e trovai un sentiero di terra battuta. Mi precipitai gi a rotta di collo,
ben visibile alla luce della luna. Non so che cosa avessi in mente. Forse volevo mettere della distanza
tra me e Steig. Le gambe mi tremavano, sul punto di cedere.
Un altro sparo. Sollev la polvere al mio fianco e mi costrinse a scartare a destra. Non vidi
dove. Persi l'equilibrio. Mi ritrovai a scivolare e artigliare gi da un terrapieno ripido, coperto di
arbusti. Cercai un appiglio con le mani per fermare quella caduta precipitosa e impotente, ma mi
procurai solo delle escoriazioni. Il mio corpo strusciava e urtava contro il terreno, le pietre e i cespugli.
In fondo al dirupo compii un salto mortale e atterrai violentemente sul fianco.
Fu solo la paura a farmi alzare in piedi. Ero senza fiato. Come se mi avessero strappato i
polmoni. Provavo un dolore acuto al fianco. Le estremit indolenzite. L'istinto di sopravvivenza mi
costrinse a muovermi. Attraversai il terreno, in una conca tanto profonda che una collina la manteneva
quasi completamente in ombra.
Sentii un rumore sopra di me. Mi immobilizzai. Pensai che se fossi rimasto zitto si sarebbe
convinto che la caduta mi aveva ucciso.
Guardai in alto e vidi la sua grossa sagoma stagliarsi sulla cima del terrapieno. Scrutava in
basso. Trattenni il fiato.
Cerc un appiglio e cominci a scendere.
Mi girai e scappai. La vegetazione mi fustigava, mi ghermiva come mani impazzite. I rami mi
flagellavano dappertutto. Il petto mi faceva male. Respiravo a bocca spalancata.
Poi Steig perse la presa. Mi fermai e mi voltai. Non vedevo niente, ma lo sentii precipitare gi
per il terrapieno e atterrare di peso. Silenzio. Aspettai. Possibile che fosse svenuto? Aspettai, cercando
di sentire qualche altro suono oltre a quello del mio ansimare affannoso e sibilante.
Si stava muovendo.
Mi girai d'impeto e ripresi a correre. Continuava ad avanzare. Pi lento, ma inesorabile. Doveva
essere uscito di senno. Era l'unica ipotesi possibile. Nessun essere umano che perseguisse l'assassinio
con tanta intensit poteva essere in s. Nel suo stupido cervello teutonico albergava unicamente un odio
omicida.
Andai a sbattere contro il terrapieno. E annaspai quando capii di essere in trappola, ostacolato
da una parete quasi verticale di terra e vegetazione. Non mi restava che procedere sul fianco o tornare
indietro. Non avevo idea di quanto fosse grande la conca. E se mi fossi messo a correre sul fianco sarei
finito sotto la luce della luna. Un urlo disperato quasi mi squarci la mia gola. Volevo gridare, Aiuto!
Ma chi mi avrebbe sentito? Se non altro, non persi la testa fino a quel punto.
Sentii Steig barcollare tra i cespugli. Era come uno di quei sogni folli nei quali, per quanto
ingegnoso sia il nascondiglio che ti sei trovato, il tuo inseguitore riesce a scovarti senza problemi.
Come se sapesse sempre dove sei. Con Steig era proprio cos.
In preda a un panico insensato, mi girai e cominciai ad arrampicarmi sulla parete scoscesa.
Quando i cespugli cui mi aggrappavo mi sfuggivano di mano, ne afferravo degli altri. In parte mi
arrampicavo e in parte mi sollevavo usando le braccia indolenzite. Ormai mancava poco. Affondai i
piedi nel terreno e mi sporsi sul terrapieno cercando un appiglio.
Rimasi immobile, appiattito, cercando il pi possibile di non fare rumore mentre Steig si apriva
un varco tra la vegetazione e si fermava in fondo alla parete.
Strinsi i denti. Trattenni il respiro, quasi fino a soffocare. Il cuore mi martellava violento.
Possibile che non mi avesse scorto? Non sapevo ancora che aveva perso gli occhiali nella caduta e che
non vedeva quasi niente.
Poi la terra fran sotto i miei piedi e precipit gi, verso Steig. Storsi il collo per guardare in
basso. Distinsi la sua massa scura e informe. Era a testa in su, ne ero convinto. Uno scenario folle. Un
sicario mezzo cieco pronto a far fuoco su di me, che stavo aggrappato sul fianco di una collina a poco
pi di otto metri di altezza. Intento a chiedermi se riuscisse a vedermi. In quel momento pensai che Jim
avesse vinto la partita.
Steig cominci ad arrampicarsi.
Non aveva senso continuare, lo sapevo bene. La collina si faceva sempre pi scoscesa, fino a
diventare verticale, con gli alberi e i cespugli che crescevano di lato. Non ce l'avrei fatta. Ero troppo
stanco. Sarei scivolato e caduto. E lui mi avrebbe visto.
Con la mente confusa e intorpidita lottai per escogitare un modo per difendermi. Dovevo
procurarmi un'arma. Un bastone, una pietra, qualunque cosa. Strizzai gli occhi, in una ricerca frenetica.
Ne vidi una. Una grossa pietra. Appollaiata in bilico sulla mia destra. La sfiorai, poi dovetti
ritrarre in fretta la mano per cercare un sostegno.
Mi sporsi di nuovo verso la pietra. Persi l'equilibrio e fui costretto ad appiattirmi contro il
terreno per trovare un appiglio. Il terreno smosso scivol verso Steig. Non fiat, mentre continuava ad
arrampicarsi. Sentivo il suo respiro, grosso, sibilante. Era una fiera a caccia. Insensibile e muto, si
inerpicava per uccidermi. Fui percorso da brividi di paura.
Mi sporsi velocemente e sfiorai con le dita la superficie fredda della pietra. Quasi la liberai. Il
cuore mi balz in petto, alla sensazione di terrore assoluto che mi travolse. Mi parve che le mie mani
fossero sul punto di congelarsi e che il corpo mi si sarebbe paralizzato e che sarei rimasto l finch lui
non mi avesse raggiunto per puntarmi contro la canna della pistola e premere il grilletto.
Il respiro. Pi vicino. Quasi addosso. Ritrassi le labbra in un incontrollabile rantolo di orrore.
Non c'era tempo. Non c' tempo! Ulul la mia mente. Mi aveva sentito, lo sapevo. Entro pochi secondi
mi avrebbe individuato, malgrado l'ombra, malgrado la vista debole. Le sue mani quasi mi sfioravano i
piedi.
Mi slanciai in avanti, scivolai e afferrai una grossa radice con una mano e la pietra con l'altra.
Premetti il corpo contro la pietra e guardai gi. Persi l'appoggio sotto i piedi e rimasi sospeso per un
attimo, prima di trovare un sostegno. Lo saggiai, in preda alla frenesia. Dovevo avere entrambe le mani
libere.
Mi irrigidii. Steig era sotto di me. Aveva smesso di salire. Si rovistava nella tasca e strizzava gli
occhi. Nell'immobilit totale sentii le sue mani frugare la gamba del pantalone.
Mi aggrappai alla pietra e cercai di girarmi. Il rumore furtivo gli fece alzare il braccio. Fui
circondato da un'esplosione e una fiammata calda mi penetr la spalla destra.
Forse fu per via del dolore. Di colpo persi l'equilibrio. Mi aggrappai alla pietra e cominciai a
scivolare verso Steig.
Sollev di nuovo la pistola con un grido roco mentre la mia sagoma scura gli piombava
addosso.
Non riusc a far fuoco. Io tenni la pietra davanti a me e gliela scagliai con violenza in faccia
mentre entrambi precipitavamo dalla collina come bambole rotte. Cercai un appiglio mentre
precipitavamo e trovai un cespuglio cui aggrapparmi mentre il suo corpo continuava a cadere e
atterrava con un tonfo sordo.
Silenzio.
Rimasi appeso per un bel po', il petto scosso dall'affanno. Poi, quando il terribile tremito
diminu un poco, lo raggiunsi.
Mi fermai accanto al corpo. La faccia illuminata dalla luna era ancor pi pallida. E fracassata.
Ebbi un conato e mi girai. Gli diedi le spalle, in preda a un tremore incontrollabile. Il braccio
sinistro di Steig era piegato in modo innaturale. Si era arrampicato sulla collina con un braccio rotto.
* * *
Non so come riuscii a tornare alla macchina. Stavo male, ero esausto. Mi tremavano le gambe.
Il vento freddo mi dava i brividi. Continuavo ad asciugarmi il sudore sulla faccia e sul collo mentre
barcollavo tra la vegetazione.
Mi persi, ma alla fine intravidi i fari ancora accesi e sentii il rombo del motore della Cadillac.
Quello della mia Ford si era spento.
Salii in auto e mi accasciai sul sedile. Chiusi la portiera, spensi i fari e girai la chiavetta
d'accensione. Poi mi distesi sulla foderina fresca, premendovi contro la guancia, annaspando per
respirare. Mi girai sulla schiena, con le gambe raccolte.
Mi addormentai, o forse caddi in un coma da sfinimento, per pi di un'ora. Poi sollevai
bruscamente il capo, volgendo intorno lo sguardo. Per un minuto abbondante non ricordai cosa fosse
accaduto. Mi raddrizzai con un gemito. Avevo il corpo tutto indolenzito. Ogni osso era contuso, ogni
centimetro di pelle lacerato o graffiato.
Ci volle un po' per uscire dal terreno soffice. Costeggiai il recinto, ripassai accanto alle stalle.
Lasciai la Cadillac con il motore e i fari accesi. Girai la mia macchina e tornai in citt.
Salii per il Sunset e scesi per Chatauqua fino alla costiera. Mi fermai in un bar a chiamare Jones
per dirgli di Steig e spiegargli che me ne stavo andando a casa. Mi chiese di raggiungerlo, ma
riagganciai. Ero troppo stanco. Tornai alla macchina. Volevo solo andare a letto e dimenticare tutto.
Guidai piano su per Canyon e gi per la Seventh Street. Svoltai a sinistra su Wilshire e
parcheggiai sull'altro lato della casa. Aprii la porta e barcollai nella stanza al buio.
Accesi una lampadina e mi guardai la faccia allo specchio dell'armadietto in bagno. Era gonfia e
graffiata. Digrignai i denti per il dolore. Mi sbottonai la camicia strappata e guardai la sottile linea di
pelle dove era penetrato il proiettile, incrostata di sangue. Trassi un respiro sofferente. Poi fissai il mio
riflesso e avvertii un'esplosione di rabbia folle. Rabbia contro Steig, che volevo ammazzare di nuovo.
Desiderai di trovarmi solo con Jim. E con la stessa pietra in mano.
Figlio di puttana! ringhiai allo specchio, al mondo. Sporco, schifoso figlio di puttana!
E cos ha fallito disse Jim Vaughan.
8
Mi girai di scatto e fissai il letto.
Sedeva al buio, con indosso cappello e giacca eleganti.
Dov'? si inform.
Fui sul punto di aggredirlo, ma mi bloccai quando mi punt contro una pistola.
Non ti avvicinare, David. O mi toglier la soddisfazione di infilarti una pallottola nello
stomaco.
Lo fissai, allibito. Fui colto nuovamente dalla nausea. Ero appena scampato alla morte. Dovevo
ricominciare da capo? Non ricordo se fossi pi spaventato o offeso dal corso degli eventi. Forse ero pi
offeso. La paura aveva albergato in me talmente a lungo che ormai non la sentivo pi. Dovetti
concentrarmi per capire che anche stavolta rischiavo di morire.
Allora? mi incalz.
 morto. L'ho ucciso.
Un barlume di sorpresa sul suo volto. Una lieve costernazione. Poi un guizzo divertito. Persino
in quel momento, Jim riusciva a imporsi una posa da spettatore indifferente.
Morto. Quindi, alla fin fine, sei colpevole di omicidio.
Omicidio. Senti chi parla.
Gi ribatt, con un sorriso ingannevole. Sono un esperto in materia.
Era sbronzo. In un primo momento non me ne ero accorto. Quel sorriso, quell'aspetto
lievemente, quasi impercettibilmente scomposto. Il nodo alla cravatta un tantino storto, i capelli un
tantino spettinati, il cappello calato con un'angolatura un tantino fuori sesto. Tutto combaciava.
Ricordai com'era Jim all'universit, le poche volte in cui si ubriacava. Imprevedibile. E stavolta
impugnava una pistola. E mi odiava.
Ricordai qualcos'altro. Mi ero rifiutato di raggiungere Jones alla polizia. Evidentemente lui
sapeva che Jim mi stava cercando. Ormai era troppo tardi.
Certo che sei un esperto in materia dissi, la mente che si ingarbugliava alla ricerca di una via
d'uscita. Altroch.
Mi lanci un'occhiata spassionata e fredda.
E cos quel povero pasticcione di un crucco ha finalmente trovato pace. E pensare che  stata
opera tua. Opera di un grigio, anonimo pacifista. Il giovane idealista americano, il romanziere, colui
che ricerca la verit...
Continu a blaterare. Aveva le guance arrossate. E una insolita luce nello sguardo. Lo lasciai
blaterare. Sperai che chiacchierasse fino a addormentarsi.
Mi avvicinai alla sedia.
Calma, calma mi avvert, interrompendo la sua celia infinita.
Non voglio fare niente mi ribellai, disgustato. Ti sembro in condizioni di prendere qualche
iniziativa?
Mi sembri uno che ha subito l'assalto di tre gatti. Abbass la pistola.
Mi chiesi che cosa avesse in mente. Forse era rimasto interdetto; era una possibilit. Immagino
non sapesse che pesci pigliare. Sono sicuro che mi volesse morto, ma che l'idea di ammazzarmi di
persona non lo avesse mai sfiorato. Era un lavoro da bassa manovalanza. Solo che poteva sempre
ripensarci.
Ma c'era un fatto. La mia mente vi si aggrapp. A compiere gli omicidi precedenti era stato
Steig. Senza alcun dubbio. E Steig adesso era morto. Quindi nessuno era in grado di provare il
coinvolgimento di Jim. Lui ne usciva pulito. Penso che se ne fosse reso conto.
Cos, quel povero tonto di Steig, il guerriero preferito del Kaiser Wilhelm, il sicario prediletto
di Chicago, nonch l'ufficiale di rotta per macchine da fuga,  morto. Inchiniamoci al cospetto di
Walter Steig, vittima della societ crudele.
Indur il volto, facendo sparire in un secondo ogni traccia di divertimento.
Non mi sono mai fidato di quello scemo. Era un ebete.
Torn il divertimento.
Sar stato il clima a rovinarlo.
Tacque e mi fiss. Sollev la pistola.
Dovrei spararti, ora che se ne presenta l'occasione.
Il motore di una macchina. Fari anteriori accostati al marciapiede. Li vidi con la coda
dell'occhio. Il mio cuore impazz. Era Jones? Se s, avrebbe fatto rumore passando dal portico?
Era una fortuna che Jim fosse sbronzo. Altrimenti avrebbe sentito la portiera sbattere, i passi
vicino all'ingresso, la sagoma in ombra al di l della zanzariera.
Dato che stai per ammazzarmi, perch non mi racconti gli omicidi di Albert e Dennis?
Mi guard con quel sorrisetto altero sulle labbra. La luce rifletteva i suoi lustri occhiali senza
montatura.
Li hai fatti ammazzare tu, no? insistei, sperando che la voce non tradisse l'ansia.
Fece una faccia seria.
Ovvio. Mi erano di intralcio.
Albert?  L'aveva aggredita.
E Dennis?
Troppo bello per essere vero. Una confessione a portata d'orecchi di un tenente di polizia.
Che senso ha parlarne? Sollev l'arma come per puntarmela contro.
E adesso una terza vittima?
Jim non punt la pistola. La lasci penzolare dalla mano.
Chi pu dirlo?
Metta gi quell'arma intim Jones da dietro la zanzariera.
Vaughan ebbe un lieve sussulto, ma non si volt. Rimase in ascolto, come in attesa che Jones
continuasse a parlare. Poi quel sorriso gli riaffior sulle labbra.
Pareva troppo sbronzo, troppo emotivamente provato per avere paura.
Beccato disse.
Jones lo port via.
Io mi precipitai da Peggy e le parlai. Decidemmo di partire per Tijuana il giorno dopo. Quando
vide la mia faccia ammaccata e gonfia e il solco aperto sulla mia spalla scoppi in un pianto dirotto e
non fu capace di aiutarmi con le medicazioni.
Preparammo i suoi bagagli, poi tornai nella mia stanza e misi via un po' delle mie cose. Mi
pulsava la spalla e mi sentivo esausto, ma ero in pace.
Quella notte dormii. Spensi la luce senza alcun timore.  finita, pensai chiudendo gli occhi.
Nient'affatto.
Perch il giorno successivo, al ritorno da una visita dal dottore e dall'acquisto di una fede
nuziale e di una bottiglia di champagne da stappare quella sera, trovai un biglietto sotto la porta.
Lo aprii.
Dapprima non volli crederci. Pareva uno scherzo troppo crudele.
L'intestazione recitava 'Polizia di Santa Monica' e il messaggio diceva che...
Guidai come un pazzo fino a Wilshire. Svoltai l'angolo all'altezza della Quindicesima e mi
fermai bruscamente davanti a casa di Peggy.
Entrai, e lei si gir di soprassalto. Le sue dita si aggrapparono al vestito che teneva in mano.
Davie! Che succede?
Hai finito con i bagagli? le chiesi concitato. Dobbiamo andarcene immediatamente.
Perch?
Le porsi il biglietto. Lo guard. Poi guard me, gli occhi spaventati.
Jim?
Il messaggio diceva che Jones era scomparso.
Lanciai la macchina sulla Lincoln. A ogni semaforo rosso pensavo a un complotto. Tenevo gli
occhi incollati sulla strada davanti a me. Non stavo andando alla polizia. Non volevo restare in citt.
Volevo andarmene via al pi presto.
Ricordai di controllare lo specchietto retrovisore.
Non notai nulla. Perch, sovrappensiero, stavo cercando una Cadillac nera.
Tijuana. Un viaggio di cinque ore. Nella polvere e nel silenzio quasi assoluto, con me che
fissavo lo specchietto. Con Peggy seduta al mio fianco, che mi lanciava di continuo occhiate
spaventate.
In piedi uno accanto all'altra in quel buchette, dove le infilai l'anello al dito. Ma mi sentivo
male. Come se vi fossi costretto. Come se non fossimo sicuri di quel che facevamo, ma dovessimo
arrivare fino in fondo. Inevitabilmente. Niente di disinvolto, rilassato o piacevole. Con i nervi
tormentati dal fatto che un individuo mi stava dando la caccia per farmi fuori. E quel matrimonio
affrettato mi metteva a disagio. E metteva ancor pi a disagio Peggy.
Che cosa c'? le chiesi.
Aveva trascorso gli ultimi quindici chilometri con lo sguardo funereo fisso sulla superstrada.
Scosse il capo.
Che cosa c'? insistei.
Si sforz di sorridere e mi strinse una mano per rassicurarmi.
Niente.
Dimmelo.
Fece spallucce.
Oh...
Forse lo so. Il matrimonio. Tutta questa fretta. Non  quello che speravamo. Non sembra
neanche un matrimonio.
Io... immagino sia perch mi ricorda il mio primo matrimonio. La stessa corsa e... all'epoca
ero persino pi terrorizzata.
Terrorizzata?
Da lui. Da mio... da George.
E adesso che cosa ti spaventa?
Non tu disse, senza convinzione. Jim, forse.
E neanche quello parve convincente. Provai a distrarla. Credevo di sapere che cosa la
spaventava.
Appena ci arriva qualche notizia su Jim, organizziamo un vero e proprio matrimonio in chiesa.
Andiamo a New York e invitiamo la mia famiglia al gran completo.
Si gir, il lampo di un sorriso sul viso esausto. Avevamo passato in macchina tutta la mattina e
il pomeriggio.
Giuri?
Giuro.
Si appoggi stancamente contro di me, e per un attimo fu in pace. Mi strinse la mano.
Poi un clacson suon alle nostre spalle e lei si sollev a sedere boccheggiando, prima di
guardarsi indietro. La macchina ci super e scomparve sulla superstrada polverosa. Peggy trasse un
profondo respiro.
Finir presto la rassicurai.
Ma cominciavo ad avvertire la sensazione che nessuno dei due ne sarebbe mai uscito. Pareva
una storia senza fine. Che durava da mesi. Sarebbe andata avanti per anni?
Stava calando il buio sulla superstrada, e io ero stanco e assonnato. E affamato. Non avevamo
mangiato molto per tutto il giorno e avevo lo stomaco quasi vuoto.
Firmai il registro del motel sorridendo a Peggy nel modo pi gradevole che potei.
Signor e signora Newton, Los Angeles.
Per un secondo ebbi la folle sensazione che il tipo ci avrebbe chiesto i documenti, dato che
sembravamo tanto giovani. Ma non lo fece. Aveva l'aria annoiata mentre ci allungava la chiave.
Bungalow K.
Ci avviammo lungo il vialetto ghiaioso, sotto un cielo coperto da nuvole di polvere. E ci
sforzammo di fingerci felici.
Ma ogni singolo rumore ci faceva sobbalzare nervosamente e io quasi provai risentimento nei
confronti di Peggy e di tutto l'ordine sociale che mi aveva messo in quella situazione. Non c'era da
sperare nei piaceri della prima notte di nozze. Mi sentivo sudicio e disgustato dalla vita. Mostrarmi
gentile per riguardo verso di lei mi cost molto.
Bungalow K. Tutto sbagliato. Una minuscola costruzione sbilenca, dipinta di verde e bianco,
con la vernice spessa almeno due dita. Le imposte pendevano di sghembo e le tende probabilmente non
venivano lavate dal giorno in cui avevamo sconfitto il Giappone. E anche allora, per lavarle avevano
usato la liscivia.
Mi fermai davanti alla porta e guardai Peggy. Lei scosse il capo ed evitai di avvicinarmi.
Sarebbe stato tragicamente ridicolo portarla in braccio oltre quella soglia desolata. Mi limitai ad aprire
e a cederle il passo.
Lei lanci un'occhiata all'interno. Fu come se qualcosa la respingesse. Ebbe un brivido.
Davie.
Non aver paura. Ti ho mai fatto del male?
La gentilezza scomparve davanti alla sua esitazione.
Andiamo, Peggy. Sono troppo stanco per aver voglia di provarci.
Lei si ferm a contemplare la stanza mentre io posavo le valigie sul letto. Era terribile. Per
chiunque. Soprattutto per noi. Sposini freschi in una stanza lugubre e sgradevole. Neanche un pizzico
di dolce romanticismo. Niente rami protesi da dietro le finestre. Pavimento polveroso e un sentore di
whisky stantio nell'aria.
La guardai. E l'espressione che aveva in volto mi fece accantonare nervosismo e
preoccupazione. Le presi la mano.
Peg, mi dispiace. Vorrei che fosse un castello. Ma per adesso  tutto quel che possiamo
permetterci. Dobbiamo dormire.
Lo so rispose. Senza entusiasmo.
Mentre era in bagno andai alla direzione del motel.
Scusi,  possibile mangiare qualcosa?
Ho paura di no. Ho solo delle caramelle. E quel distributore di popcorn laggi.
E del ghiaccio?
Me ne  rimasto poco, amico. Il ghiaccio  merce rara da queste parti.
Senta, ci siamo appena sposati. E ho una bottiglia di champagne in valigia. Non potrebbe darci
un po' del suo ghiaccio? Magari solo un secchiello?
Mi fiss meditabondo. Poi si ammorbid. Prese un secchiello e ci infil un blocco di ghiaccio.
Cinquanta centesimi.
Pagai, trattenendo l'irritazione.
E i bicchieri? chiesi, innervosito.
Nel bungalow.
Non posso mettere un blocco di ghiaccio intero nei bicchieri.
Allung la mano sotto il bancone...
* * *
Voil! esclamai quando usc dal bagno. Avevo triturato il ghiaccio, ma non lo versai nei
bicchieri. Invece, lo misi nel secchiello e vi immersi la bottiglia. Solo che il ghiaccio ne copriva meno
della met. Lo champagne non si sarebbe mai rinfrescato.
Oh! Champagne!
Peggy si sforz di sfoderare un sorriso che cerc di non perdere. Ma neanche lei, a dispetto
della sua grande fantasia, era in grado di accantonare tutto quello squallore. Non riusciva a
immaginarci in un altro posto che non fosse il tetro bungalow K sulla superstrada.
Sedette sul letto mentre io aprivo la bottiglia. Notai l'occhiata che lanci al secchiello e
all'oggetto che vi era accanto. Poi distolse lo sguardo e torn a sorridermi.
Indossava una lunga vestaglia. Mi osservava, dal letto su cui si era seduta. Ma non era rilassata.
L'atteggiamento era teso, le labbra costrette a sorridere.
Posai la bottiglia ancora chiusa e andai a sedermi al suo fianco, abbracciandola.
Dolcezza, sii felice. Non  il paradiso, lo so. Ma finalmente ne siamo usciti. E ci siamo liberati
del passato.
Mi strinse tra le braccia.
Oh, Davie, non permettere che mi succeda niente. Non permettere che qualcosa rovini tutto.
Te lo prometto risposi, allegro.
Poi mi alzai e aprii la bottiglia.
Opl!
La spuma bianca dello champagne schizz fuori e scivol a terra. Mi affrettai a inclinare la
bottiglia e a versare il contenuto nei bicchieri. Poi la posai sul comodino, accanto al secchiello. Lasciai
cadere dei pezzetti di ghiaccio nei bicchieri.
 un peccato, ma se non lo diluisco, lo champagne non si raffredda abbastanza.
Va bene.
Le porsi un bicchiere. Sollevai il mio.
Al mio amore brindai.
Sorrise. Sedemmo fianco a fianco, a bere. Avevo sete. Lo champagne aveva un buon sapore, era
fresco e frizzante. Vuotai il bicchiere in due sorsate.
Popcorn, mia signora?
Ne pilucc un poco. Assaggiai a mia volta. Era vecchio.
Vorrei tanto cenare con una bistecca. Ma qui intorno non c' niente. Ti prometto che appena
torniamo a Santa Monica o... in qualsiasi altro posto, mi corressi, notando la sua espressione
corrucciata ti porter a gustare una succosissima lombata.
Mi fai venire l'acquolina.
Mi sentivo un po' stordito. Le feci l'occhiolino e sorrisi.
La signora Newton dissi.
Lei sorrise compita e io riempii i bicchieri. Un bicchiere e mezzo, in realt. Peggy aveva
sorseggiato solo la met del suo.
Mi sentii invadere dal calore e mangiai dell'altro popcorn. Che mi fece venire sete. Misi via il
pacchetto, che guastava il sapore dello champagne.
Quella roba agiva in fretta. Mi pareva di fluttuare. Le poggiai il capo in grembo e avvertii il
lieve rollio del letto sotto di me. Sollevai una mano e le sfiorai il dolce rigonfiamento del seno.
Cerc di sorridere, ma non ci riusc.
Piccola.
Mi sollevai e la baciai sulle labbra. Sentii qualcosa crescere in me. Una sensazione familiare.
Tutto aveva contribuito ad alimentarla nel corso di quei mesi. E adesso vi si aggiungevano la fame e lo
stordimento. Un bungalow isolato. E il cervello, ingannevole, che mi ripeteva, ora  tua moglie, puoi
farne quel che vuoi. La filosofia spicciola del maschio illuso.
Mi agitai sul letto e mi versai ancora da bere.
Peggy?
No, grazie. Forse dovremmo... cercare un posto per mangiare.
Non ce ne sono, qui intorno.
Magari sulla strada.
Dolcezza, non ora. Sono stanco. Non mi va di rimettermi al volante.
Ma...
Il petto le si sollev e abbass con un brivido. Deglut. A vuoto.
Pensi che Jim sia...
Incollai la bocca alla sua per impedirle di parlare.
Non ti preoccupare, adesso.  la nostra prima notte.
Davie.
Le sue dita tra i miei capelli tremavano.
Le sfiorai la gamba con la mano.
Davie.
Cominciai a sbottonarle la vestaglia. Perch ti comporti cos? chiese, come una bambina
intimorita.
Perch...
La sua mano trattenne la mia.
No, Davie mi implor piano.
Peggy, piantala. Di che cosa hai paura? Ti ho mai fatto del male?
No, ma...
E allora finiscila.
Mi dispiace, solo che...
Slacciai un altro bottone. Lei mi fissava, il viso pallido e teso. Tremava come una fanciulla sul
punto di venir sacrificata a chiss quale dio orribile.
Peggy! esclamai, furioso.
Sotto la vestaglia era ancora vestita.
Davie, ti prego, non ti arrabbiare. Non capisci che...
Capire! Che cosa devo capire?
Davie...
Pensi che il matrimonio sia una relazione d'affari? scattai stizzito. Oh... per l'amor del
cielo...
Davie.
Non la guardai. Bevvi ancora. Lei fece altrettanto. Sedemmo in silenzio, a bere. Pareva che
volesse sbronzarsi. Che stesse cercando stolidamente di sbloccarsi per compiacermi. Ma non ci
riusciva, era come se la sua stessa carne fosse impregnata della paura che la dominava.
Non ricordo ogni passaggio. Ma ricordo che si tolse la vestaglia dopo il mio comportamento
scontroso. Si tolse anche il vestito e si sdrai al mio fianco in sottoveste. I suoi movimenti erano
nervosi e febbrili. Continuava a bere. Le tremavano le labbra. Si sforz di sorridere.
Non... mi farai niente, vero? chiese piano.
Non risposi. Avevo il respiro affannoso. Sotto la seta scorgevo il profilo del suo corpo. Un
corpo bellissimo. Premetti le labbra contro la pelle tiepida della sua spalla. Ricordai la sera in cui
eravamo andati da Ciro e Peggy indossava il vestito scollato. Che avevo rievocato ogni volta che
l'avevo desiderata. Pensai a Audrey che mi gridava contro il petto. Anch'io volevo gridare. Fu come se
la fame si fosse trasformata in uno stimolo maligno. Non riuscivo a non toccarla. La mente cercava di
bloccarmi, ma io mi opponevo con violenza.
L'accarezzai. Trem.
Davie. Una vocina spaventata.
Smettila.
La sentii deglutire. Le baciai la gola. Lei si ritrasse. Io la attirai a me con quella che mi parve
gentilezza.
Lei si scherm di nuovo e si alz.
Penso che far un bagno.
Che ovviet. Ne fui irritato. Mi sollevai e le tagliai la strada. La circondai con le mani. No.
Io... Davie, non...
Gli occhi come quelli di un uccello terrorizzato. Intrappolato, inerme.
Peggy, sono tuo marito. Voce roca, ottusa.
Lo so, lo so ma... avevi detto che non...
Voglio solo toccarti.
Davie, ti prego.
Voglio solo toccarti.
Davie.
Non voglio fare altro che... toccarti.
Brancolavo nella nebbia. Continuavo a palpeggiarla. E lei continuava a ritrarsi. La inseguii.
Avevo perso la testa. La afferrai. Lei si divincol.
No disse. Con pi convinzione. Una fiammella nello sguardo.
La strinsi.
Ti ho detto di smetterla! ribattei furioso, e la rabbia repressa di quegli ultimi mesi mi esplose
nella voce.
Lei si liber con uno strattone.
Non osare toccarmi!
No?
Mi avvicinai e lei indietreggi. Mi venne in mente suo marito. Respinsi il pensiero. La sua
paura accresceva la mia eccitazione. Riuscivo quasi a capire l'uomo che aveva deciso di possedere
Peggy con la forza. Pareva proprio quel genere di donna.
Lei indietreggi fino al comodino.
Davie... no!
Le afferrai le spalle.
Di colpo i suoi occhi si ingrandirono, le labbra si ritrassero e lei inspir rumorosamente. Riuscii
quasi a sentire l'urlo che le risaliva in gola.
Fu a quel punto che qualcosa trov il modo di farsi strada nello spesso rivestimento del mio
desiderio cieco. Mi vidi. Vidi lei. Le stavo facendo quello che le avevano fatto tutti gli altri. Non ero
migliore, io. E la vergogna mi fece distogliere gli occhi pieni di lacrime, che nascosi dietro una mano
tremante.
Mi... mi... mi dispiace balbettai tra i singhiozzi. Un rumore rapido e istantaneo. Un dolore
feroce alla spalla destra, al di sotto della benda. Mi girai di scatto, annaspando.
Brandiva il punteruolo e mi fissava, gli occhi incastrati nella testa come biglie punteggiate di
bianco, le labbra strette in un disgustoso squarcio esangue.
Spalancai la bocca. La fissai inerme.
Non so per quanto tempo restammo immobili e in silenzio. Lei era come un animale teso, il
punteruolo sollevato, le pupille scure che mi perforavano.
Poi indietreggiai di un passo. Le parole parvero uscirmi da sole dalla bocca.
Tu sei pazza.
Peggy continuava a guardarmi, un fascio tenuto insieme da chiss cosa.
Poi si accorse delle grosse gocce di sangue che mi scorrevano sulla mano prima di cadere a
terra. Si protese, perdendo un poco di quell'espressione delirante. I tratti si rilassarono. Il braccio
ricadde.
Davie?
Non ti avvicinare.
Davie.
Mi hai sentito.
Davie, non ho colpito te.
Indietreggiai ancora.
Davie, non eri pi tu.
Stai lontana.
Non ho colpito te. Non te!
Non ti avvicinare, ho detto!
Mi ritrassi, in preda all'orrore. Poi l'idea si fece strada e rimasi senza fiato.
Sei stata tu a uccidere Albert, vero?
Si ferm. Mi lanci un'occhiata vacua.
L'hai ammazzato tu, vero? insistei, rude.
Davie, io...
S o no?
Davie...
 cos?
Che differenza fa?
Oh mio Dio! Ammazzi un uomo e chiedi che differenza fa!
Hai detto che avresti dimenticato tutto.
Dimenticare che hai ammazzato un uomo!
Non era un uomo, era una bestia!
Era un uomo, un uomo! E tu l'hai ucciso!
Deglut. Prese a tremare. Sollev la mano. Vide il punteruolo e lo gett via, disgustata,
facendolo rotolare sul pavimento.
Non sono stata io protest debolmente.
S, invece!
S, l'ho... l'ho ucciso. Ma...
Mi sentii prosciugare all'istante. Come se qualche vampiro invisibile mi avesse risucchiato tutte
le forze. Barcollai all'indietro, dimentico del dolore alla spalla.
Mi hai mentito dissi, confuso. Mi hai mentito per tutto il tempo.
No, Davie, no obiett triste.
Cercava di spazzar via il passato. Era sempre stato il suo obiettivo. Dimenticare tutto, anche di
essere un'assassina.
Hai detto che quello che  successo prima non conta. L'hai detto.
Che cosa sei, tu? Un'altra bestia? Uccidi un uomo e poi dici: 'mettiamoci una pietra sopra'.
Non ero in me. Non ho potuto evitarlo. Io... non volevo.
Perch hai mentito? Perch hai mentito proprio a me?
Davie, ti prego. Aveva le guance inondate di lacrime. Ero sconvolta. Non volevo perderti.
Sei tutto quel che ho. Non mi abbandonare. Ho bisogno di te. Ho bisogno di te.
E mi hai lasciato credere che fosse stato Jim.
Ha fatto uccidere Dennis. Non sono stata io. Che differenza fa se muore per un delitto o per
due? Non ha forse ammesso di aver ucciso Albert?
Aveva mentito per lei. D'un tratto ne fui consapevole. Non gli avevo estorto nessuna
confessione. Aveva sentito arrivare Jones e aveva mentito un'ultima volta per salvare Peggy.
Non ci arrivavo. Proprio non capivo. In testa mi frullava un unico pensiero.
E siamo sposati. Sposati.
Si trasform.
Oh,  proprio spaventoso, vero? disse, con la voce spezzata. Orribile, non trovi?
Non credo che tu provi il minimo senso di colpa. Penso che ti senta legittimata a fare quel che
ti pare. Ti  sembrato che uccidere Albert fosse un tuo diritto, o sbaglio?
Era un mio diritto, eccome! Era un porco! Mi ha strappato i vestiti e ha cercato di imbrattarmi
con il suo sudiciume! Dovevo ucciderlo! Dovevo, non lo capisci?
No! Non lo capisco affatto!
Qualcosa si fece strada dentro di lei. Dal profondo. Come un torrente di lava incandescente
vomitato dal cratere di un vulcano. Le scosse il corpo mentre risaliva. Le fece tremare le braccia lungo i
fianchi, le fece serrare le dita in pugni ossuti.
E poi mi esplose in faccia.
Tu sei come tutti gli altri! strepit. Come tutti quei maledetti. Vi difendete l'un l'altro!
Tramate contro di noi! E ci spingete in una trappola! Una trappola! Ferendoci, brutalizzandoci,
distruggendoci, trasformandoci in trastulli per le vostre mani schifose! Serrando le nostre speranze in
nodi! E strappandoci il cuore! Non vi importa, oh, non vi importa! Siete tutti uguali, tutti! Non vi
importa niente di noi! Non vi importa se abbiamo una testa, se siamo sensibili o spaventate, ci prendete
e basta! Strappate via la bellezza dalla nostra vita e in cambio ci regalate abominio! E poi andate a
raccontare in giro che siete uomini meravigliosi, che ci rendete tanto felici! Tutti... porci! Stai lontano
da me, porco, porco, PORCO!
I pugni esangui le colpirono le guance e la saliva prese a schizzarle dalla bocca contorta. Rimasi
immobile, paralizzato, spaventato a morte, a fissare una ragazza che non conoscevo.
Non sentii neanche la porta che si apriva. Vidi Peggy voltarsi. E poi guardai a mia volta.
* * *
Attravers la stanza in fretta. Io non riuscii a muovermi. Lo osservai mentre si toglieva il
soprabito per coprirle le spalle. Lei cerc di scrollarselo di dosso, ma, senza esitare un attimo, lui la
schiaffeggi. La guancia le si imporpor, lei boccheggi e si tir indietro.
Tu vieni con me. Senza discutere. Obbedisci, se non vuoi finire dentro. E di certo non ti
piacerebbe essere condannata a morte.
Lei lo fissava con occhi enormi. Gli occhi di una gatta impazzita.
Ti rimango solo io, ormai. Il tuo caro David non alzerebbe un dito per salvarti!
Quelle parole parvero indurla alla sottomissione. La follia era svanita. La Peggy nascosta
riprese il controllo. La Peggy debole, bisognosa di una guida e di disciplina. Incapace di pensare a s
stessa. Lo guard come una figlia spaventata guarda un genitore.
Jim, tu... tu non glielo lascerai fare...
Forza, Peggy. Fin quando pensi che possa proteggerti dal mondo?
Non rispose. Gli si avvicin e lasci che la guidasse verso la porta. Io rimasi l, a sanguinare,
senza accorgermene. A osservarli, inerme. Scollato dalla realt.
Non glielo permetterai, vero Jim? lo implor.
Lui guard la sua faccia patetica. Sent la paura assoluta nella sua voce. E, per la prima volta in
vita sua, mi rivel di non essere solo una macchina.
L'attir a s e le premette le labbra sui capelli.
Peggy. Oh, Peggy.
Fu un attimo. Poi sollev il capo, l'espressione dura.
Non ti prenderanno. Non finch avr vita.
Avrei potuto essere invisibile. Con il sangue che mi gocciolava dalla punta delle dita sul
pavimento. Mentre guardavo un mondo intero scivolare via. Una sensazione di sradicamento, di
distacco. Come se quello che un tempo chiamavo il mio cuore mi fosse stato strappato, e di me fosse
rimasto un guscio vuoto.
Mi resi conto che dietro la porta c'era qualcuno.
Che succede? chiese la voce. Ho sentito delle urla.
Jim Vaughan parl con pacata chiarezza.
Questa donna  mia moglie. La porto via da quell'individuo.
Un brontolio. Lo sapevo, lo sapevo.
Poi, sulla porta, Jim si volt. Circondava con il braccio le spalle di Peggy, quasi a proteggerle. E
per qualche motivo la boria, la bassezza e l'indifferenza cinica parvero averlo abbandonato.
Mi guard. E mi parve che provasse il mio stesso smarrimento. Aveva tentato di salvarla
infinite volte. Aveva fatto tutto quanto era in suo potere, arrivando ad addossarsi i suoi delitti. E ora che
diventavano due fuggitivi, il ricercato per omicidio restava lui.
Ma, a dispetto di tutto, lei non era cambiata.
E non in quel momento, in cui riuscii solo a restarmene muto, ma pi tardi, ebbi la certezza che
Jim l'amava. In un modo che le persone come me non possono capire, n tantomeno apprezzare.
L'amava all'antica. Senza chiedere niente. Sfidando le convenzioni sociali per non perderla. Arrivando
al punto di uccidere per amore. Un amore medievale. Strano, perverso e nobile.
Almeno, intravidi un che di nobile, quieto e schivo nel modo in cui Jim stava al fianco di una
Peggy silenziosa. Di una Peggy spaventata e debole, che in vita sua non sarebbe mai stata in grado di
affrontare il mondo senza l'aiuto che temeva pi di ogni altra cosa.
Per la cronaca, mi disse Jim ho fatto uccidere io Albert e Dennis. Io. Chiaro?
Sapevo che non era cos. Aveva fatto uccidere Dennis. Ma Albert era morto per mano altrui. La
mano di una ragazza che avevo amato e che era ancora mia moglie. Ma ero troppo confuso per
pensarci.
Jim si gir verso di lei. Aveva occhi solo per lei, e solo lei nella mente e nel cuore.
Andiamo, tesoro.
E la guid per sempre fuori dalla mia vita.
La polizia arriv presto. Non me ne ero andato. Mi arrestarono per oltraggio al pudore. Poi
chiamarono Santa Monica e per fortuna Jones era ancora vivo. Spieg loro i fatti e mi rilasciarono,
prima di lanciarsi all'inseguimento di Peggy e Jim. Non li presero.
E un giorno incontrai Jones. Mi disse che l'uomo che aveva aggredito Peggy a Divertilandia era
stato arrestato.
Non capisco, Albert...
Non era stato lui.
Ma... i graffi obiettai, esprimendo un'ultima perplessit sulla mia Peggy Ann. Aveva detto
di aver graffiato l'uomo che aveva tentato di violentarla. E la faccia di Albert era coperta di graffi.
Giusto. Erano entrambi graffiati.
Lo fissai un secondo, poi chinai il capo. E sussurrai, Che Dio l'aiuti.
Pi o meno  tutto. Finii il romanzo, lo vendetti e guadagnai millesettecento dollari. Indussi
Audrey a tornare dai suoi in Pennsylvania. Conobbi gente nuova, ripresi a ridere e finsi che tutto fosse
di nuovo in ordine.
Leggevo i giornali.
Forse anche voi avete letto la storia. Risale a circa un mese fa. Hanno trovato Jim e Peggy in
una stanza d'albergo a Kansas City. E quando le hanno tolto dal grembo la cosa che stava
accarezzando, Peggy si  opposta.
Ha detto che non dovevano portarle via la testa di quell'uomo, perch lei lo amava tanto.
...
.
...
FINE.